Archivi categoria: Video, TV & Radio

Ecco i nostri video, i documentari, i servizi realizzati per la TV, e i clip del progetto “Teses Mystery Channel”. Troverete inoltre i trailer e le interviste radiofoniche.

Scoperta di un pozzo in Villa Adriana (Tivoli, Roma, LAZIO)

Vi possiamo mostrare le prime immagini della scoperta e della discesa di un pozzo di circa 5 metri di profondità, scoperto in Villa Adriana, a Tivoli.

Il pozzo è in comunicazione con un cunicolo sotterraneo che potrebbe far parte del complesso di vie ipogee riconducibili alla ‘carrabile’.

La dimora dell’imperatore Adriano riserva ancora molti segreti sepolti, la ricerca e lo studio continuano!

Le cave abbandonate della Colma, frazione Rosignano Monferrato (AL)

Nel 2008 abbiamo prodotto un DVD (registrato SIAE), oggi introvabile. Lo abbiamo caricato in tre parti, per chi fosse interessato.

Alla Colma di Rosignano, a pochi chilometri dalla città di Casale (AL), si trovano diverse colline che, negli anni, sono state svuotate all’interno per ricavare materiale edile.

Si tratta della Pietra da Cantoni, formata da calcare e da marne, scavate in blocchi squadrati (cantoni e pianelle), utilizzati per realizzare i tipici edifici di quella zona, dall’aspetto giallino.

Territorio ricco di fossili, ricordiamo che anticamente vi era il mare, oggi nasconde questi vuoti immensi realizzati tramite un tipo di coltivazione detto a camere e pilastri dove la presenza di possenti colonne di cinque metri per cinque sorreggono la collina sovrastante.

All’interno di queste cave vedrete scalinate intagliate per superare diversi terrazzamenti. Questo è stato necessario per seguire lo strato utile da asportare che curva in modo coerente con la stessa collina.

PARTE I: Le cave abbandonate della Colma

PARTE II: Le cave abbandonate di Uviglie

PARTE III: La cava abbandonata di Terruggia

Il pozzo della Locanda dei Gelsi a Villar San Costanzo (CN)

Grazie alla collaborazione tra lo Speleo Club Saluzzo SCS “F. Costa” CAI sez. Monviso, il gruppo speleologico CAI Varallo e l’associazione speleo-archeologica Teses di Vercelli sono state condotte le operazioni di studio del pozzo sito all’interno della ‘Locanda dei Gelsi’ a Villar San Costanzo, in provincia di Cuneo.

La cavità, un pozzo artificiale di oltre settanta metri, è un’opera imponente, frutto dell’ingegno umano che ha portato le maestranze a scendere nel conglomerato fino al raggiungimento dell’acquifero che avrebbe alimentato la presa dell’acqua.

La squadra, organizzata in ogni dettaglio da Maurilio Chiri, ha coinvolto tecnici del soccorso speleologico, istruttori di alpinismo, video operatori e fotografi, un medico in grado di garantire il presidio sanitario ed eventuali interventi in caso di emergenza e numerosi assistenti alle operazioni.

Studiosi, storici, archeologi e geologi si sono confrontarti per produrre una prima relazione descrittiva della cavità artificiale e del suo contesto, allo stato attuale della conoscenza.

E’ stato possibile realizzare il rilievo architettonico, il servizio video fotografico, l’indagine mensiocronologica ed il repertamento di alcuni frammenti di laterizio, di malta e di legno per successivi analisi di laboratorio.

PDF – Teses – Relazione Pozzo Villar San Costanzo

Hanno partecipato alle esplorazioni:

Maurilio Chiri (Nonno Brinu – SCS Saluzzo): volontario soccorso speleologico, pianificazione ed organizzazione delle operazioni;

Mattia Gerbaudo (Jerba – SCS Saluzzo): primo esploratore del pozzo, volontario soccorso speleologico, istruttore regionale di alpinismo, specializzato in lavori su fune e in spazi confinati- responsabile della sicurezza e gestione materiali tecnici;

Gherardo Biolla (Gheri): primo esploratore del pozzo, tecnico soccorso speleosubacqueo, istruttore Full Cave – co-responsabile sicurezza e responsabile materiali subacquei per la respirazione;

Daniele Fringuello (Cip – SCS Saluzzo): tecnico soccorso alpino, istruttore regionale di alpinismo, responsabile delle manovre tecniche di salita e discesa, responsabile comunicazione radiofonica;

Stefania Strumia (SCS Saluzzo): documentazione video-fotografica esterna;

Danilo Carpani (CAI Varallo): OP2, rilievo, documentazione video-fotografica interna pozzo con camera su caschetto;

Luigi Bavagnoli (Teses): OP1, lettura del manufatto, rilievo, campionamenti per esami di laboratorio, indagine mensiocronologica, documentazione video interna al pozzo, analisi dei dati.

Stefania Piccoli (Teses): documentazione video-fotografica esterna, contatto radio testa pozzo con Operatore 1, restituzione rilievo di backup;

 

Hanno dato supporto alle operazioni:

Dott. Gianluca Tesio – Medico urgentista 118, presidi sanitari, verifica stato clinico degli operatori, intervento in caso di emergenza;
Gianluca Torassa (Thor – SCS Saluzzo): responsabile della sicurezza e gestione materiali tecnici prima discesa;
Tino Gotta (SCS Saluzzo): aiuto con materiali alla prima discesa e documentazione fotografica;
Stefano Mancardi (P1 – SCS Saluzzo): assistente alle operazioni;
Andrea Lorenzo Gotta (Masterchef – SCS Saluzzo): assistente alle operazioni;
Eleonora Monge: PR e logistica;
Loris Perasso: Organizzazione evento;
Paolo Testa (CAI VARALLO): supporto alle operazioni, documentazione fotografica;
Andrea Dellassette (CAI Varallo);
Marco Godio (CAI VARALLO);
Dott. archeologo Fabio Occhial: supporto conoscitivo;
Dott. geologo Alfredo Frixa (coll. Teses): inquadramento geologico;
Dott. geologo Enrico Collo (www.naturaoccitana.it): inquadramento geologico;

Si ringrazia:
Davide e Valeria Giordano, proprietari del fondo in cui si apre il pozzo;
AerGeo, disponibilità elicottero e riprese aeree;
Locanda dei Gelsi, per l’accoglienza e la disponibilità;
On Rope, lavori su fune e spazi confinati (Fossano, CN);
BPG Radiocomunicazioni SRL (Pinasca TO), Marco Zuccotti;
Armeria 9millimetri (Vercelli, VC)
Armeria Dama (Casale Monferrato, AL);
AL PA impianti elettrici (Envie, CN);
Giovanni Ristorto, storico locale;
Andrea Mattio, per la dimostrazione da rabdomante

S.A.S.P. (SOCCORSO ALPINO E SPELEOLOGICO PIEMONTESE) nelle persone di :
Rattalino Valter (delegato per la quattordicesima delegazione Monviso)
Massimo De Michela (operatore SASP presso centrale 118)
Ruggero Bissetta (operatore SASP presso centrale 118)
Giancarlo Fenoglio (Direttore scuola tecnici SASP e tecnico elisoccorso)
Franco Galliano (Presidente sez. CAI Monviso Saluzzo)

Davide Giordano parla di Teses su Telecupole

Teses su Telecupole

Questa sera, 28 novembre 2019, è andata in onda l’intervista a Davide Giordano, geografo e pilota elicotterista, che da alcuni anni fa parte della squadra di ricerche e studio Teses.

Nel corso del servizio, incentrato sulle attività nel cuneese, si è dato appuntamento alla conferenza che si terrà sabato 30 novembre a Saluzzo, ore 21:00.

Davide Giordano parla di Teses su Telecupole
Davide Giordano parla di Teses su Telecupole

La leggenda del lago sotterraneo sotto l’abbazia di S. Andrea a Vercelli (Piemonte, VC)

Il cardinale Guala Bicchieri diede ordine di costruire la basilica dedicata a S. Andrea nel 1219. Otto anni dopo vedeva la luce questo meraviglioso complesso di architettura religiosa che fonde elegantemente elementi di romanico e di gotico europeo.
Oggi è ancora qui tra di noi, imponente e maestoso. Un vero gioiello, vanto della città, famoso per il galletto in ferro battuto che svetta dalla sommità della torre di sinistra ed il rosone posto al centro della facciata. Ma esistono storie parallele, leggende meno note, aneddoti e curiosità spesso tramandate oralmente che, purtroppo, non raggiungono tutte le persone che vi transitano davanti ogni giorno. Come l’esistenza di due raffigurazioni lignee di Adamo ed Eva, curiosamente dotate di ombelico o, ancora, le numerose incisioni ancora parzialmente leggibili all’interno dei portali della facciata che rappresentano il nodo di Re Salomone, uno stemma araldico, un fiore di loto, il calvario e così via. Una di queste storie narra dell’esistenza di estesi sotterranei, che, seppur parzialmente, ho avuto modo di esplorare. Non solo. La tradizione parla anche della presenza di un suggestivo lago sotterraneo. 
In molti ritengono che la chiesa stessa sia stata costruita su di un lago, lasciando intendere un ambiente ipogeo degno della fantasia del miglior Verne. E così i racconti vengono tramandati dalla bocca all’orecchio e questa informazione prende forma ed acquisisce dettagli, fin troppo spesso frutto della fantasia. Diventa una grotta, ricca di concrezioni, con un parapetto e addirittura una piccola zattera in legno che avrebbe permesso, ai più coraggiosi, di arrivare sull’altra sponda.

FINALMENTE IL VIDEO

 

Questo fiabesco ambiente sarebbe stato raggiungibile da uno dei numerosi cunicoli che, sempre a detta della tradizione popolare, si snoderebbero sotto al complesso abbaziale.
Quando tengo conferenze e incontri a Vercelli o nel vercellese, una delle domande ric01orrenti è sempre incentrata su questo mistero. E, fino a sabato scorso, ho sempre e solo potuto rispondere enunciando le mie personali ipotesi ed interpretazioni. Anche in questa occasione, ho parlato a Carlotta Gianella, giornalista de La Sesia, di queste teorie, prima di poter scendere nel sottosuolo e verificare de visu. Un ringraziamento particolare va agli amici de La Rete, gruppo eterogeneo di volontari che hanno a cuore la città di Vercelli, che ha preso in mano l’aspetto burocratico per ottenere le autorizzazioni necessarie a compiere questa indagine.

Quattro immagini che mostrano il primo ambiente, attualmente asciutto

Ero a conoscenza di questa leggenda fin da bambino, quando mio nonno usava raccontarmi storie di questo tipo, legate alla mia città ed alla mia terra.
Ma solo in seguito alla fondazione dell’associazione Teses decisi che era giunto il momento per saperne di più.
Potevamo escludere l’esistenza di grotte nel vercellese dalla semplice formazione geologica del territorio, che, essendo una pianura di origine alluvionale, non poteva che essere composta da stratificazioni di terreni sciolti quali fanghi, sabbie ed argille.
Purtroppo già questo elemento ci portava ad escludere la tanto fantasiosa quanto affascinante ipotesi di un lago sotterraneo.

E così ho iniziato a chiedermi che cosa avesse potuto originare tale storia. Pensavo e ripensavo ad un lago sotterraneo, un bacino d’acqua ipogeo, una cisterna.
Ecco, molto probabilmente dovevamo aspettarci una cavità artificiale, di tipo idraulico, realizzata per la conservazione dell’acqua. Questo scenario diveniva sempre più verosimile e non presentava punti deboli.
Le successive scansioni georadar, effettuate all’esterno del complesso, rilevarono l’esistenza di una grande cavità rettangolare, compatibile con quanto ci aspettavamo di trovare. Non solo, lo strumento indicò anche l’esistenza di alcune anomalie, disposte con simmetria e regolarità che, in pianta, erano coerenti con la presenza di possibili pilastri.
Non restava che ottenere le necessarie autorizzazioni per alzare il tombino e scendere, ancora una volta, nel cuore della leggenda. Nel prato retrostante al chiostro è iniziata la nostra esplorazione. Il chiusino indicato dalla ricerca viene finalmente sollevato e le nostre luci fendono l’oscurità. La tentazione di sbirciare subito all’interno va tenuta a bada, occorre analizzare la qualità dell’aria per evitare spiacevoli incidenti.
Scendo per primo, valutando eventuali rischi che gli altri membri de La Rete avrebbero potuto incontrare. La struttura appare ampia, si estende per oltre venti metri con una larghezza che supera i quindici. Noto subito una serie di pilastri a sostegno della volta, disposti con regolarità. Alcuni muri di calma rendono irregolare un ambiente invece pulito e simmetrico.

Serie di sei immagini relative al secondo ambiente esplorato, quello allagato e ricco di concrezionamenti particolarmente lunghi.

Sono leggibili tanti dettagli, l’ambiente si presenta umido ma asciutto ed il famigerato pozzo sotto pressione risulta ben sigillato e non spaventa. Esploriamo l’ambiente effettuando un primo rilievo speditivo, annotando la presenza di una cabina elettrica ricavata all’interno di questa grande cavità. E’ impossibile fare a meno di pensare che la destinazione d’uso di questo sito fosse quella di conservare l’acqua e che quindi un tempo fosse una grande cisterna capace di ospitare un migliaio di metri cubi di acqua.
Osservando le pareti notiamo però un’anomalia, una tamponatura. Ci domandiamo quindi dove, un tempo, potesse condurre. Terminate le operazioni ci soffermiamo a ragionare sui dati raccolti, con la soddisfazione di aver finalmente potuto osservare ciò che ha originato questa curiosa leggenda.
Sul prato, accanto ai nostri zaini, si trovano altri tombini. Richiediamo l’apertura di quello che, allo stato attuale delle indagini, pare essere il più prossimo alla tamponatura vista nell’ambiente ispezionato. Tramite una scaletta di metallo scendiamo nuovamente nel sottosuolo cittadino e troviamo la medesima tamponatura, ovviamente visibile dal lato opposto. Quel vano, pur essendo di modeste dimensioni, presenta una graditissima sorpresa! 
Una breccia in una delle pareti permette di accedere ad un ambiente che sembra più vasto. Dirigiamo il fascio delle luci dei nostri caschetti nell’oscurità. Con ancora più grande stupore appare ai nostri occhi un altro ambiente, grande quanto il primo visitato e in buona parte allagato. Un tempo doveva trattarsi del medesimo serbatoio ipogeo, quello realizzato nel 1909, poi separato. Tra i muri ed i pilastri si intravedono quella che era la vecchia scala di accesso, ormai inutilizzabile, alcune vasche e dei pilastri realizzati per il sostegno di tubature oggi scomparse. Alla luce di questo ambiente, che nella sua totalità si estende per 25 metri per 35, si rendono necessari studi più accurati ed approfonditi orientati a migliorare la comprensione del sito nella sua totalità. L’indagine è stata decisamente positiva: questo nuovo ambiente, grazie anche alla quantità di acqua al suo interno, fa proprio pensare a quel misterioso quanto fantomatico lago sotterraneo di cui tutti abbiamo sentito raccontare in una delle leggende più importanti di Vercelli.
Seguono alcune immagini relative alle restituzioni del rilievo effettuato in occasione del primo sopralluogo, che facilitano la comprensione del manufatto. Indubbiamente si tratta di un ottimo spunto per future e più approfondite indagini.

Non ultimo un ringraziamento alla società ATENA S.p.A. di Vercelli rappresentata in campo dai tecnici Fabrizio Conti e Andrea Sarasso.
La società ha permesso, dopo gli opportuni aspetti burocratici e formali, la visita agli ambienti in piena sicurezza attraverso propri mezzi e risorse, fornendo anche tutte le informazioni tecnico/storiche richieste sul manufatto.

Esplorazione del pozzo di Salita al Castello, Saluzzo (CN)

A diciotto anni di distanza l’uomo è nuovamente sceso all’interno del pozzo di Salita Castello a Saluzzo, in provincia di Cuneo.

Dal 2001, quando è stato casualmente riportato alla luce in seguito a lavori di rifacimento del manto stradale, la voragine alla base della Castiglia, la dimora preferita dai Marchesi di Saluzzo, ha alimentato le fantasie di molti saluzzesi e di altrettanti turisti. All’epoca la discesa venne condotta del Gruppo Speleologico Valli Pinerolesi, i cui esploratori si calarono fino ad incontrare l’acqua che celava la prosecuzione dell’ambiente. Ai tempi si propose l’immersione ma il progetto non ebbe seguito.

(C) Elisa Branca
Le operazioni di studio del pozzo di Salita Castello. (C) Elisa Branca

Da allora la cavità, al centro della strada carrozzabile, protetta da una robusta grata metallica ed evidenziata da una sobria ringhiera in metallo, è diventata oggetto di ipotesi e di azzardi. Si raccontava che all’interno di questo vuoto potessero esistere dei passaggi laterali, camminamenti o angusti cunicoli capaci di trasformarsi, alla bisogna, in invisibili e discrete vie di fuga.

Per molti, questo manufatto sarebbe stato molto antico, per altri relativamente recente, per alcuni solo vecchio.
Finalmente il 27 aprile 2019 avviene l’esplorazione integrale della cavità grazie all’Amministrazione Comunale di Saluzzo, che qui si ringrazia, la quale ha approvato con entusiasmo la richiesta dell’associazione speleo archeologica Teses di Vercelli.

Viene quindi organizzata una squadra di professionisti, alcuni dei quali già colleghi di esplorazioni comuni, come lo studio dell’abisso di quasi ottanta metri di profondità che si apre presso la Locanda dei Gelsi a Villar San Costanzo.
Durante il briefing iniziale si unisce Alda Uberti, appassionata di storia locale, per condividere le sue conoscenze in merito alla storia del luogo.
Grazie ai tecnici del SASP, composta da Luigi Richard, Alberto Fantone, Giorgio Ficetto e da Daniele Finguello, gli esploratori si sono potuti concentrare esclusivamente sulle operazioni di indagine affidando loro ogni dettaglio sulla sicurezza della calata nel sottosuolo.

(C) Paola Malta
Fase di documentazione (C) Paola Malta

Luigi Bavagnoli, presidente di Teses ha effettuato la prima discesa di valutazione, bonificando il passaggio per le successive calate, verificando la qualità dell’aria e la profondità del tratto sommerso. La presenza di acqua per oltre cinque metri di profondità ha confermato la necessità di introdurre nel pozzo un Rov subacqueo dotato di videocamera ad alta risoluzione, fornito dalla SORS, Squadra Operativa Ricerche Speciali. La documentazione video fotografica è stata affidata alla ricercatrice Elisa Branca.

Su di un monitor esterno è stato possibile visualizzare in tempo reale ciò che il piccolo robot riprendeva.
Mentre le operazioni venivano seguite dal cielo grazie al drone aereo di Aergeo, pilotato da Davide Giordano, si è deciso essere necessario l’intervento dello speleo sub Gherardo Biolla, istruttore Full Cave della subacquea FSAS, che nel frattempo si è preparato indossando la propria attrezzatura.
Lo stato di salute e di efficienza degli esploratori è stato costantemente supervisionato dal dott. Gianluca Tesio durante tutto il periodo necessario alla raccolta dati, fino al termine delle operazioni ed alla messa in sicurezza del sito.
In seguito all’immersione, Bavagnoli è ritornato nella cavità con l’appoggio in superficie della ricercatrice Elisa Branca, per procedere con lo studio del manufatto. Nella parte inziale del pozzo e per i primi quattro metri e venti, la canna appare rivestita in laterizi, certamente aventi funzione di sostegno della strada sovrastante e di irrobustimento della testa. Sono state campionate le misure di diversi mattoni al fine di consentire una successiva indagine mensiocronologica. La canna presenta in questo tratto un diametro di poco inferiore al metro e mezzo.
Da lì fino al fondo, che si trova a meno ventiquattro metri di profondità, l’opera ipogea si presenta scavata nella roccia.
Il vuoto che si va quindi ad osservare appare simile ad un meandro naturale, di diametro maggiore rispetto al tratto iniziale. La voragine raggiunge i due metri e settanta centimetri per quasi tutta la sua lunghezza. In questo segmento, chiaramente irregolare, un occhio attento può notare in diversi tratti i segni lasciati dagli attrezzi di scavo di chi ha realizzato il manufatto.
Si tratta di segni molto fini, paralleli ed equamente distanziati, il che denota una certa cura con la quale l’asporto di materia sia stato eseguito. Alcuni di questi sono inclinati di 45° in un senso, mentre il corso successivo risulta inclinato di 45° dal senso opposto, ricordando la tipica tessitura detta a lisca di pesce che tanto caratterizza le fortificazioni medievali costruite con scampoli di fiume.

E se è chiaro che all’interno di un pozzo questa soluzione non sia affatto necessaria per fini estetici, immaginiamo che chi ha eseguito lo scavo fosse sicuramente un professionista, abituato a lavorare bene ed in modo curato.
Una maestranza così ricercata fa pensare ad un’opera affidata ad uno o più professionisti, sicuramente senza lesinare sulle spese.
Buona parte dei laterizi iniziali risultano parzialmente ricoperti da vegetazione e muschio, mentre le tracce di scavo presenti sulla roccia sottostante sono attualmente coperte da colate di calcite. In molti punti si sono verificati importanti distacchi di roccia, che oggi appaiono come fratture in antico. E’ possibile ipotizzare che i crolli siano avvenuti in fase
con la realizzazione della cavità, durante lo scavo della stessa o in una bonifica di consolidamento immediatamente successiva allo scavo. Attualmente la struttura appare solida e consolidata e non sono visibili fratture preoccupanti in termini di staticità.

La parte sommersa, che raggiunge un diametro massimo di tre metri e settanta, non ha rivelato alcuna prosecuzione, confermando la tipologia del manufatto come pozzo ordinario per la presa dell’acqua. Sul fondo sono presenti diversi detriti precipitati o gettati intenzionalmente al suo interno che occultano la reale base. Tra questi un grande frammento ligneo che è stato portato in superficie e consegnato al Comune di Saluzzo che, eventualmente potrà provvedere alle relative analisi o datazioni, sebbene non via siano certezze che lo colleghino al manufatto o al suo periodo di costruzione.
Nonostante la grata a protezione dell’imbocco all’altezza del piano di calpestio della strada, all’interno del pozzo sono presenti e visibili molti detriti ascrivibili a comune spazzatura gettata al suo interno da incivili, oltre a qualche moneta di valuta contemporanea.

Hanno partecipato alle operazioni e curato gli aspetti organizzativi e logistici Paola Malta, Rheo Roberto, Manuela Gens, Elisa Branca e Maurilio Chiri.
Si ringrazia la Croce Rossa Italiana, delegazione di Paesana, Balfor costruzioni meccaniche (Manta), Ironcut (lavorazione lamiere), Armeria Dama (Casale Monferrato).

 

Operazioni in acqua - Copyright Gianluca Tesio 2018

La ricerca del relitto nel lago Fiorenza a Crissolo (Piemonte, CN)

Su invito dello Speleo Club Francesco Costa di Saluzzo abbiamo partecipato alla ricerca del relitto della ‘Bella Fiorentina‘, una piccola imbarcazione affondata nel lago Fiorenza, sopra al Piano del Re, alle pendici del Monviso.
Le operazioni sono state condotte da team di sub, coadiuvati da un rover subacqueo, fornito dalla SORS.

Vi racconto questa avventura con un video:

Scoperta ed esplorata nuova galleria dei Malamorte (Piemonte, AT)

La ricerca del leggendario tesoro dei Farnese, presso il castello di Belveglio, detto dei Malamorte, ha portato alla scoperta di una nuova galleria rimasta sconosciuta fino ad oggi a causa della frana che ne ha occultato l’ingresso e delle vegetazione boschiva che ne ha avvolto i resti.
La sua esplorazione è stata molto delicata per via delle frane e dell’instabilità, ma, pur lentamente, siamo andati fino in fondo…

Si ringrazia l’attuale proprietaria, la musicista Marlaena Kessick che, con l’Ente Concerti Castello di Belveglio organizza preziosi momenti musicali e la Léon Company, gruppo di studio del ricercatore Francesco Léon Lorusso.

Indagini a Briaglia con TechGea (Piemonte, CN)

Come promesso siamo tornati a Briaglia dall’amico Fabrizio Milla in compagnia del dott. geologo Andrea Ferrarotti e dei tecnici di TechGea.

Come anticipato qui, il nostro intento è quello di verificare le supposizioni del porf. Ettore Janigro D’Aquino, in merito ad un possibile dromo sotterraneo, da lui rilevato con l’aiuto di studenti dell’Università nel 1971.

Grazie all’indiscutibile progresso tecnologico avvenuto da allora, un rilevamento geofisico, effettuato ad oggi, avrebbe certamente dipanato ogni dubbio, garantendo approssimazioni di gran lunga più precise ed accurate.

TechGea ha quindi messo a disposizione la sua esperienza, nonché i propri mezzi e tecnici, per poter effettuare un’accurata indagine con metodologia georadar, elettromagnetica e geoelettrica, per la ricerca di possibili resti di interesse archeologico.

Ottenute le relative autorizzazioni a procedere, ci siamo quindi recati sul prato lungo la dorsale nei pressi di Via Roma, per indagare l’area indicata dal D’Aquino. I tecnici di TechGea hanno deciso di impiegare tre metodologie di indagini geofisiche differenti, al fine di sfruttare al meglio le diverse proprietà fisiche che differenziano possibili resti di natura antropica dal materiale che li ospita.

Si è quindi proceduto con l’esecuzione di un rilievo elettromagnetico in dominio di frequenza (EM) sull’intera area in esame, per ottenere una mappa di conducibilità elettrica. Dai numerosi valori ottenuti, si è deciso di procedere lavorando sull’andamento della conducibilità elettrica apparente alla frequenza di 9KHz, in quanto è il valore che ha fornito la maggiore stabilità nella misure, ad una profondità di circa 3 o 4 metri.

Successivamente sono stati realizzati due stendimenti geoelettrici multi-elettrodo (ERT1 e ERT2) per ottenere altrettante sezioni di resistività elettrica reale.
Infine si è ritenuto necessario eseguire anche una serie di sezioni tramite georadar (GPR), con un’antenna capace di lavorare alla frequenza di 400 Mhz per garantire il miglior compromesso tra profondità di indagine e grado di dettaglio.

In un contesto marnoso a tratti limoso-argillose, dalla sezione ERT2 si è evidenziata un’anomalia resistiva di incerta attribuzione in prossimità della strada, ad una profondità stimata di circa 4 metri dal piano di campagna.
Vista l’omogeneità litostratigrafica del sito in esame è possibile ipotizzare che si possa trattare di un qualche evidenza antropica, mentre l’indagine GPR non ha fornito dati di interesse nello strato di circa 150 centimetri dal piano di campagna.

Al termine dell’analisi dei dati così raccolti è possibile escludere quasi totalmente la natura artificiale del vuoto sentito dagli strumenti utilizzati oltre cinquant’anni da D’Aquino, che potrebbe comunque essere una fessurazione di origine naturale del terreno, male interpretata a causa della scarsa precisione delle apparecchiature del tempo.

Analisi dei dati geoelettrici

E’ invece interessante l’anomalia a ridosso della strada, che potrebbe realisticamente indicare un accumulo di macerie oppure di una qualche struttura artificiale oggi sepolta. Impossibile però datare, allo stato attuale dell’indagine, il periodo di tale materiale, che potrebbe essere studiato solamente in seguito ad un saggio cauto di scavo.

Indagini a Briaglia, l’ipogeo della Casnea al solstizio d’inverno (Piemonte, CN)

Briaglia, in provincia di Cuneo, è nota per alcune singolarità.

Il ricercatore porf. Ettore Janigro D’Aquino, deceduto nel 2005, dedicò molte energie a questa appassionante ricerca. E’ a lui che si deve un’incredibile collezione di massi raccolti nel pressi di Briaglia, che dividono l’opinione degli studiosi.
Secondo alcuni presentano leggibili tracce di antropizzazione, che avrebbero tramutato semplici rocce in figure antropomorfe o zoomorfe. Secondo altri (tra cui la Soprintendenza ed il mondo accademico) sarebbero semplicemente pietre erose da fenomeni di origine naturale che ingannerebbero i più ingenui a causa di pareidolie.

Se le pietre non sono quindi in grado di attestare inequivocabilmente la passata esistenza di una civiltà megalitica, esiste una cavità artificiale che qualche dubbio lo solleva.

Si tratta dell’ipogeo della Casnea, attuale oggetto di studio del dott. Fabrizio Milla dell’ass. Mus Muris. E’ caratterizzata da un corridoio sotterraneo di circa quindici metri di lunghezza, comunicante con due camere di modeste dimensioni.

Che cosa ha di particolare? Il dromo è allineato in modo tale che i raggi del sole al solstizio d’inverno (Yule, il 21 dicembre) corrano al suo interno, fino a raggiungere la camera in asse con la galleria. All’interno di questa cavità si trova un pozzo e la sua acqua defluisce fino alla camera stessa dove si crea un gioco di luce che riflette sulla parete opposta all’ingresso.

In questa camera sono inoltre state trovate tracce di cinabro, un colorante derivato dal mercurio, utilizzato come pigmento a fini decorativi.

Le ricerche di Milla si sono estese in tutta la zona e si sono concentrate sul crinale di una collina poco distante dalla Casnea. In quel luogo, nel 1971 è stata eseguita un’indagine geoelettrica da uno studente del Politecnico di Torino che avrebbe individuato strumentalmente un vuoto, ritenuto di origine artificiale.

Si tratterebbe di un corridoio lungo circa 30 metri,  ad una profondità stimata di due rispetto al piano di campagna. Anche in questo caso sarebbe presente una camera attigua.

Come associazione speleo-archeologica diamo il nostro totale supporto ad ogni iniziativa promossa a migliorare la comprensione storica e culturale del territorio, per cui direi che… è giunto il momento di organizzare una nuova avventura!

Contatto l’amico geologo Andrea Ferrarotti, dello Studio Geologico Ferrarotti e insieme decidiamo di rivolgerci a Techgea (anche su Facebook), società di servizi che si occupa di indagini geofisiche per l’esplorazione non distruttiva del sottosuolo e per la diagnostica di strutture e di opere di ingegneria civile.

Mario Naldi, direttore tecnico di Techgea, accoglie con entusiasmo la nostra proposta, mettendo a disposizione un qualificato team di operatori per questa avventura di natura archeologica.

La squadra si completa quando si unisce anche l’amico archeologo Fabio Occhial. Obiettivo: utilizzare la più evoluta tecnologia a disposizione del 2017 per confermare o meno l’anomalia rilevata nel 1971.

Come promesso, siamo tornati sul campo per approfondire lo studio!