Teses: tutti pronti per le avventure 2018!

 

Il sito web www.teses.net è stato completamente rinnovato e abbiamo iniziato ad inserire le schede delle nostre indagini più importanti.

Il sito, con i canali YouTube, Facebook e Twitter sarà costantemente aggiornato con le novità e le esplorazioni che verranno condotte.

Aggiornate anche le sezioni relative alla Pubblicazioni ed alla Rassegna Stampa.

E, per incominciare, presto condurremo lo studio di un pozzo da -71 metri, in un progetto che vede la collaborazione Teses con lo Speleo CLUB Saluzzo “F.Costa” – SCS e il Gruppo Speleologico CAI Varallo.

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Scoperta ed esplorata nuova galleria dei Malamorte (Piemonte, AT)

La ricerca del leggendario tesoro dei Farnese, presso il castello di Belveglio, detto dei Malamorte, ha portato alla scoperta di una nuova galleria rimasta sconosciuta fino ad oggi a causa della frana che ne ha occultato l’ingresso e delle vegetazione boschiva che ne ha avvolto i resti.
La sua esplorazione è stata molto delicata per via delle frane e dell’instabilità, ma, pur lentamente, siamo andati fino in fondo…

Si ringrazia l’attuale proprietaria, la musicista Marlaena Kessick che, con l’Ente Concerti Castello di Belveglio organizza preziosi momenti musicali e la Léon Company, gruppo di studio del ricercatore Francesco Léon Lorusso.

Archeologia della Morte – nuova conferenza di Luigi Bavagnoli

Venerdì 1 dicembre 2017, il presidente di Teses, Luigi Bavagnoli, ha presentato per la prima volta la nuova conferenza dal titolo “Archeologia della Morte“.
L’evento si è tenuto presso il Palazzo Paleologo di Trino (Vercelli), all’interno della mostra dedicata allo scrittore H.P. Lovecraft, organizzata e curata dalla pittrice Isabella Orlando.
Dal termine della vita biologica, alle conseguenza nella società, al superamento del lutto, per passare dalla tanatologia allo studio delle cavità artificiali ad uso funerario.
La conferenza, che è durata diverse ore, è stata arricchita dalla proiezione di alcuni filmati anche inediti e si è completata con un interessante dibattito durante il quale Bavagnoli ha parlato anche di altre indagini e studi in corso della sua associazione.

Archeologia della morte

Esplorazione della Roggia Molinara di Vercelli (Piemonte, VC)

Nella giornata di domenica 5 novembre 2017 è stato possibile ispezionare un tratto della roggia Molinara di Vercelli.
Grazie all’interessamento dell’assessore Carlo Nulli Rosso e della collaborazione del dott. Daniele Zanotti di Ovest Sesia, l’esplorazione del sottosuolo cittadino è avvenuta garantendo i massimi livelli di sicurezza possibili, nonostante le importanti precipitazioni meteoriche della prima mattinata.

Di enorme importanza è stato definire con precisione gli orari dell’esplorazione, affinché Ovest Sesia potesse ridurre la portata dei canali all’interno della roggia e disabilitare, in quella finestra temporale, le pompe elettromeccaniche di sollevamento. Queste, infatti, vengono azionate per aiutare il deflusso dell’acqua in canalizzazioni pressoché orizontali, ovvero prive di importanti pendenze.
L’improvviso carico di acqua che questi sistemi avrebbero generato, ci avrebbero potuto travolgere con conseguenti complicazioni.
Dopo aver ispezionato i tratti a cielo aperto, per valutare la portata dell’acqua, certamente arricchita dalle precipitazioni meteoriche, si è deciso di intraprendere l’ispezione conoscitiva.
E’ stato percorso un tratto di circa ottocento metri, da via Pastrengo a via Santorre di Santarosa, con il duplice obiettivo di verificare alcune dicerie popolari e di ispezionare uno dei rami idrogeologici minori di Vercelli, al fine di comprenderne lo stato in relazione ad eventuali problematiche idrogeologiche e di valutare l’eventuale presenza di scarichi abusivi.
L’aspetto che ci interessava maggiormente, era quello di poter osservare la fattura del manufatto in prossimità di viale della Rimembranza, sotto al quale si ipotizzava la presenza di un teatro romano un tempo unito all’anfiteatro.
Alcuni anziani avevano raccontato di aver esplorato, negli anni ’70, il tratto sotterraneo della roggia Molinara, tra l’anfiteatro e via Asmara e di aver visto, inglobati nella muratura, possenti mura romane.


Il tratto indagato è attribuibile ad un centinaio di anni fa, coerente con i lavori di deviazione risalenti al 1928. Il cemento di rivestimento, che costituisce volta e piedritti, sostituisce o copre ogni possibile tratto di romanità, ammesso che ancora esista.
Nei tratti a cielo aperto sono visibili diversi edifici abbandonati e avvolti dal degrado, mentre prolificano piante di fico, kiwi e canneti.
Interessante resta in ogni caso l’andamento dell’opera idraulica che un tempo seguiva le mura della cittadella e che, per questa ragione, riprende il perimetro dei bastioni.
Questo è invece il documentario integrale e completo di quanto girato durante la prima giornata esplorativa:

Impressionanti alcuni tratti interamente ricoperti da spesse ragnatele che conferiscono al sito un aspetto surreale, capace di far correre facilmente la fantasia ad un qualche film della saga di Alien.
Infine, alcune radici di piante, infiltrandosi nel sottosuolo attraverso tombinature di superfice, hanno raggiunto il fondo della galleria, creando veri e propri pilastri che andrebbero rimossi per evitare che essi trattengano i sedimi riducendo quindi la sezione dell’alveo.

“I risultati dell’iniziativa – sottolinea l’assessore Carlo Nulli Rosso – attuata grazie a Luigi Bavagnoli e Stefania Piccoli del “Teses”, ci permettono di consegnare tutto il materiale fotografico raccolto al nostro consulente tecnico per la redazione del Piano di Protezione Civile del Comune di Vercelli così come a Ovest Sesia che, essendo responsabile della manutenzione, avrà notizie nuove e attuali sullo stato del canale”.

La leggenda del lago sotterraneo sotto l’abbazia di S. Andrea a Vercelli (Piemonte, VC)

Il cardinale Guala Bicchieri diede ordine di costruire la basilica dedicata a S. Andrea nel 1219. Otto anni dopo vedeva la luce questo meraviglioso complesso di architettura religiosa che fonde elegantemente elementi di romanico e di gotico europeo.
Oggi è ancora qui tra di noi, imponente e maestoso. Un vero gioiello, vanto della città, famoso per il galletto in ferro battuto che svetta dalla sommità della torre di sinistra ed il rosone posto al centro della facciata. Ma esistono storie parallele, leggende meno note, aneddoti e curiosità spesso tramandate oralmente che, purtroppo, non raggiungono tutte le persone che vi transitano davanti ogni giorno. Come l’esistenza di due raffigurazioni lignee di Adamo ed Eva, curiosamente dotate di ombelico o, ancora, le numerose incisioni ancora parzialmente leggibili all’interno dei portali della facciata che rappresentano il nodo di Re Salomone, uno stemma araldico, un fiore di loto, il calvario e così via. Una di queste storie narra dell’esistenza di estesi sotterranei, che, seppur parzialmente, ho avuto modo di esplorare. Non solo. La tradizione parla anche della presenza di un suggestivo lago sotterraneo. 
In molti ritengono che la chiesa stessa sia stata costruita su di un lago, lasciando intendere un ambiente ipogeo degno della fantasia del miglior Verne. E così i racconti vengono tramandati dalla bocca all’orecchio e questa informazione prende forma ed acquisisce dettagli, fin troppo spesso frutto della fantasia. Diventa una grotta, ricca di concrezioni, con un parapetto e addirittura una piccola zattera in legno che avrebbe permesso, ai più coraggiosi, di arrivare sull’altra sponda.
Questo fiabesco ambiente sarebbe stato raggiungibile da uno dei numerosi cunicoli che, sempre a detta della tradizione popolare, si snoderebbero sotto al complesso abbaziale.
Quando tengo conferenze e incontri a Vercelli o nel vercellese, una delle domande ric01orrenti è sempre incentrata su questo mistero. E, fino a sabato scorso, ho sempre e solo potuto rispondere enunciando le mie personali ipotesi ed interpretazioni. Anche in questa occasione, ho parlato a Carlotta Gianella, giornalista de La Sesia, di queste teorie, prima di poter scendere nel sottosuolo e verificare de visu. Un ringraziamento particolare va agli amici de La Rete, gruppo eterogeneo di volontari che hanno a cuore la città di Vercelli, che ha preso in mano l’aspetto burocratico per ottenere le autorizzazioni necessarie a compiere questa indagine.

Quattro immagini che mostrano il primo ambiente, attualmente asciutto

Ero a conoscenza di questa leggenda fin da bambino, quando mio nonno usava raccontarmi storie di questo tipo, legate alla mia città ed alla mia terra.
Ma solo in seguito alla fondazione dell’associazione Teses decisi che era giunto il momento per saperne di più.
Potevamo escludere l’esistenza di grotte nel vercellese dalla semplice formazione geologica del territorio, che, essendo una pianura di origine alluvionale, non poteva che essere composta da stratificazioni di terreni sciolti quali fanghi, sabbie ed argille.
Purtroppo già questo elemento ci portava ad escludere la tanto fantasiosa quanto affascinante ipotesi di un lago sotterraneo.

E così ho iniziato a chiedermi che cosa avesse potuto originare tale storia. Pensavo e ripensavo ad un lago sotterraneo, un bacino d’acqua ipogeo, una cisterna.
Ecco, molto probabilmente dovevamo aspettarci una cavità artificiale, di tipo idraulico, realizzata per la conservazione dell’acqua. Questo scenario diveniva sempre più verosimile e non presentava punti deboli.
Le successive scansioni georadar, effettuate all’esterno del complesso, rilevarono l’esistenza di una grande cavità rettangolare, compatibile con quanto ci aspettavamo di trovare. Non solo, lo strumento indicò anche l’esistenza di alcune anomalie, disposte con simmetria e regolarità che, in pianta, erano coerenti con la presenza di possibili pilastri.
Non restava che ottenere le necessarie autorizzazioni per alzare il tombino e scendere, ancora una volta, nel cuore della leggenda. Nel prato retrostante al chiostro è iniziata la nostra esplorazione. Il chiusino indicato dalla ricerca viene finalmente sollevato e le nostre luci fendono l’oscurità. La tentazione di sbirciare subito all’interno va tenuta a bada, occorre analizzare la qualità dell’aria per evitare spiacevoli incidenti.
Scendo per primo, valutando eventuali rischi che gli altri membri de La Rete avrebbero potuto incontrare. La struttura appare ampia, si estende per oltre venti metri con una larghezza che supera i quindici. Noto subito una serie di pilastri a sostegno della volta, disposti con regolarità. Alcuni muri di calma rendono irregolare un ambiente invece pulito e simmetrico.

Serie di sei immagini relative al secondo ambiente esplorato, quello allagato e ricco di concrezionamenti particolarmente lunghi.

Sono leggibili tanti dettagli, l’ambiente si presenta umido ma asciutto ed il famigerato pozzo sotto pressione risulta ben sigillato e non spaventa. Esploriamo l’ambiente effettuando un primo rilievo speditivo, annotando la presenza di una cabina elettrica ricavata all’interno di questa grande cavità. E’ impossibile fare a meno di pensare che la destinazione d’uso di questo sito fosse quella di conservare l’acqua e che quindi un tempo fosse una grande cisterna capace di ospitare un migliaio di metri cubi di acqua.
Osservando le pareti notiamo però un’anomalia, una tamponatura. Ci domandiamo quindi dove, un tempo, potesse condurre. Terminate le operazioni ci soffermiamo a ragionare sui dati raccolti, con la soddisfazione di aver finalmente potuto osservare ciò che ha originato questa curiosa leggenda.
Sul prato, accanto ai nostri zaini, si trovano altri tombini. Richiediamo l’apertura di quello che, allo stato attuale delle indagini, pare essere il più prossimo alla tamponatura vista nell’ambiente ispezionato. Tramite una scaletta di metallo scendiamo nuovamente nel sottosuolo cittadino e troviamo la medesima tamponatura, ovviamente visibile dal lato opposto. Quel vano, pur essendo di modeste dimensioni, presenta una graditissima sorpresa! 
Una breccia in una delle pareti permette di accedere ad un ambiente che sembra più vasto. Dirigiamo il fascio delle luci dei nostri caschetti nell’oscurità. Con ancora più grande stupore appare ai nostri occhi un altro ambiente, grande quanto il primo visitato e in buona parte allagato. Un tempo doveva trattarsi del medesimo serbatoio ipogeo, quello realizzato nel 1909, poi separato. Tra i muri ed i pilastri si intravedono quella che era la vecchia scala di accesso, ormai inutilizzabile, alcune vasche e dei pilastri realizzati per il sostegno di tubature oggi scomparse. Alla luce di questo ambiente, che nella sua totalità si estende per 25 metri per 35, si rendono necessari studi più accurati ed approfonditi orientati a migliorare la comprensione del sito nella sua totalità. L’indagine è stata decisamente positiva: questo nuovo ambiente, grazie anche alla quantità di acqua al suo interno, fa proprio pensare a quel misterioso quanto fantomatico lago sotterraneo di cui tutti abbiamo sentito raccontare in una delle leggende più importanti di Vercelli.
Seguono alcune immagini relative alle restituzioni del rilievo effettuato in occasione del primo sopralluogo, che facilitano la comprensione del manufatto. Indubbiamente si tratta di un’ottimo spunto per future e più approfondite indagini.

Non ultimo un ringraziamento alla società ATENA S.p.A. di Vercelli rappresentata in campo dai tecnici Fabrizio Conti e Andrea Sarasso.
La società ha permesso, dopo gli opportuni aspetti burocratici e formali, la visita agli ambienti in piena sicurezza attraverso propri mezzi e risorse, fornendo anche tutte le informazioni tecnico/storiche richieste sul manufatto.

Intervista a Maggy Bettolla, la donna in Desertis Locis

Ciao Maggy e benvenuta sulle pagine del Teses! Sto seguendo da diverso tempo il tuo operato e vorrei farti qualche domanda… Cosa ti spinge, principalmente, a visitare e ad esplorare luoghi abbandonati? E quando hai iniziato questa attività?

Ciao Luigi e grazie per questa opportunità. Diciamo che per me l’esplorazione dei luoghi abbandonati non è tanto un’attività quanto un’esigenza. Ho iniziato da bambina quando, come molti, mi intrufolavo nelle case diroccate e nei fienili alla ricerca del segreto e di qualche mistero da risolvere e non ho più smesso. Dall’età di 16 anni circa ho iniziato ad esplorare luoghi più distanti dai classici vicino a casa e con il passare del tempo ne ho visti sempre di più. Entrare in una villa dimenticata, in un ospedale in rovina, in una scuola chiusa da 50 anni, è per me come un tuffo nel passato, un viaggio a ritroso nelle vite di altri, alla scoperta di qualcosa che sta andando perduto con la possibilità di rielaborare, in questa esplorazione, anche qualcosa di profondamente personale.

Quando nasce Desertis Locis e chi sono i tuoi compagni di avventura?

L’associazione culturale Desertis Locis nasce nel novembre 2016 conseguentemente al sito internet che ho curato per qualche anno, vede come soci fondatori oltre a me, Linda Martinelli e Gherardo Godani, appassionati anche loro di luoghi abbandonati.

Quali sono i tuoi obiettivi principali, legati al mondo dell’abbandono?

L’obiettivo principale è divertirmi ed essere felice per quello che faccio, senza questo difficilmente riuscirei a coltivare il mio impegno in un settore così particolare. Ho la speranza di riuscire a diffondere la consapevolezza che in Italia esiste un patrimonio abbandonato inestimabile, e la conseguente presa di coscienza che questo patrimonio si possa impiegare invece di destinarlo alla distruzione.

Oltre sito, http://www.desertislocis.com, vedo che sei molto impegnata in eventi, conferenze e visite guidate, come vivi queste attività?

Sono molto orgogliosa dei risultati che in breve tempo abbiamo raggiunto con l’associazione, grazie al nostro impegno ad oggi dei luoghi che erano chiusi e inutilizzati, sono ritornati vivi e periodicamente la sede di eventi culturali. In egual modo sono felice per il successo dei miei primi due libri e per il costante interesse che il mio lavoro, anche fotografico, suscita nei media e nelle istituzioni.

Secondo te, far conoscere questi luoghi abbandonati ad un pubblico non necessariamente costituto da “urbex”, e allargare la diffusione anche tra i non addetti, quali vantaggi e quali svantaggi porta?

Ad oggi non nutro molta stima per quello che viene definito il “mondo urbex”, un settore che da qualche anno a questa parte si è riempito di mitomani, fotografi non curanti del luogo abbandonato ma con l’unico scopo di tornare a casa con lo scatto “Top” e narcisisti in cerca di notorietà. C’è anche da sottolineare il fatto che l’attività dell’associazione, svolta nella completa legalità e sicurezza, si discosta completamente dall’urbex, così come i luoghi pubblicati nei miei libri, che dalla maggior parte degli urbex vengono definiti “marcioni”, non rientrano appieno nelle mete di quest’ultimi. Ritornando alla domanda, credo che i vantaggi siano molteplici se il pubblico è composto da persone culturalmente preparate che possano dare un contributo oggettivo a quella che è la nostra volontà di tutela e salvaguardia di questi luoghi.

Hai notato, per tua esperienza, l’effettiva possibilità di contribuire alla tutela ed alla salvaguardia di questi monumenti architettonici altrimenti lasciati al solo degrado?

Ho piacevolmente notato che, per fare un esempio, a seguito dell’uscita di miei articoli sui quotidiani quando vi era la denuncia di una situazione di estremo degrado, occupazione abusiva, o presenza di materiale pericolo come siringhe utilizzate da tossici, i vari comuni interessati si sono mossi per ripristinare lo stato decoroso e sicuro del luogo. Così come già accennato prima, con le visite e gli eventi dell’associazione, si sono messe in moto altre iniziative che hanno così, almeno per il momento, scongiurato la morte di alcuni luoghi, e ancora, con l’uscita dei libri alcuni luoghi sono state acquistati e sono in fase di recupero.

Domanda estemporanea numero 1: il tuo libro preferito?

È una domanda parecchio difficile, credo esista un libro preferito per ogni età, per ogni periodo sentimentale e per ogni avvenimento. Citerò il Piccolo Principe, in generale le opere di Lovecraft e il Codex Seraphinianus, dove da leggere c’è ben poco ma è un’ottima base per la creazione di idee.

Che feedback ricevi solitamente dai Comuni e dalle istituzioni a cui proponi dei progetti legati alla tua attività? Collaborazione o diffidenza?

Ho constatato nel corso di quest’anno un grande interesse da parte delle istituzioni e dei comuni per il mio lavoro e per quello di Desertis Locis. Quasi tutti i progetti che abbiamo proposto sono stati accolti e sviluppati con successo e soddisfazione da parte di tutti, anche perché, spesso i comuni hanno le mani legate rispetto ad alcuni immobili, e la possibilità che l’associazione fornisce è importante e utilissima per dare visibilità ad una struttura che ha bisogno di essere salvata.

Il tuo luogo abbandonato preferito?

Ahahaha, il mio cervello, più abbandonato di quello non c’è niente. A parte gli scherzi, credo di averne moltissimi, tutti legati a ricordi specifici e importanti per me. Cito il paese fantasma di Porciorasco (Varese Ligure SP), il Castello Beccaria a Montebello della Battaglia (Pavia), ora non più abbandonato ma nelle mani di un sognatore, ed infine il manicomio dismesso di Quarto (Genova).

Per deformazione professionale, invece, ti volevo chiedere quale sia l’ambiente sotterraneo più affascinante o suggestivo che tu abbia mai visto.

Sicuramente i sotterranei del manicomio di Mombello pieni di echi lontani, terrori e paure ed alcune miniere abbandonate nei pressi di Genova.

Domanda estemporanea numero 2: il tuo periodo storico preferito?

Sicuramente l’epoca Vittoriana, in quel periodo il macabro andava di moda, come non amarlo.

So che stai lavorando ad un terzo libro, sui cimiteri abbandonati nel nord Italia. Puoi anticiparmi qualcosa?

Esattamente, in realtà i libri sono già diventati due data la mole di materiale prodotto. Il primo sicuramente in uscite nell’inverno di quest’anno, tratterà delle regioni Lombardia, Piemonte e Liguria. I libri saranno strutturati come vere e proprie guide e forniranno sia informazioni storiche sul luogo sia indicazioni sul coma raggiungere, il tutto correlato da moltissime foto dato che un’altra mia grande passione è la fotografia.

Ultima domanda: credi che esistano ancora luoghi dimenticati da trovare e da riscoprire?

Assolutamente si!!! Ne esistono a centinaia e ogni mese se ne scopre uno nuovo! È una continua ricerca al tesoro perduto!