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Intervista a Maggy Bettolla, la donna in Desertis Locis

Ciao Maggy e benvenuta sulle pagine del Teses! Sto seguendo da diverso tempo il tuo operato e vorrei farti qualche domanda… Cosa ti spinge, principalmente, a visitare e ad esplorare luoghi abbandonati? E quando hai iniziato questa attività?

Ciao Luigi e grazie per questa opportunità. Diciamo che per me l’esplorazione dei luoghi abbandonati non è tanto un’attività quanto un’esigenza. Ho iniziato da bambina quando, come molti, mi intrufolavo nelle case diroccate e nei fienili alla ricerca del segreto e di qualche mistero da risolvere e non ho più smesso. Dall’età di 16 anni circa ho iniziato ad esplorare luoghi più distanti dai classici vicino a casa e con il passare del tempo ne ho visti sempre di più. Entrare in una villa dimenticata, in un ospedale in rovina, in una scuola chiusa da 50 anni, è per me come un tuffo nel passato, un viaggio a ritroso nelle vite di altri, alla scoperta di qualcosa che sta andando perduto con la possibilità di rielaborare, in questa esplorazione, anche qualcosa di profondamente personale.

Quando nasce Desertis Locis e chi sono i tuoi compagni di avventura?

L’associazione culturale Desertis Locis nasce nel novembre 2016 conseguentemente al sito internet che ho curato per qualche anno, vede come soci fondatori oltre a me, Linda Martinelli e Gherardo Godani, appassionati anche loro di luoghi abbandonati.

Quali sono i tuoi obiettivi principali, legati al mondo dell’abbandono?

L’obiettivo principale è divertirmi ed essere felice per quello che faccio, senza questo difficilmente riuscirei a coltivare il mio impegno in un settore così particolare. Ho la speranza di riuscire a diffondere la consapevolezza che in Italia esiste un patrimonio abbandonato inestimabile, e la conseguente presa di coscienza che questo patrimonio si possa impiegare invece di destinarlo alla distruzione.

Oltre sito, http://www.desertislocis.com, vedo che sei molto impegnata in eventi, conferenze e visite guidate, come vivi queste attività?

Sono molto orgogliosa dei risultati che in breve tempo abbiamo raggiunto con l’associazione, grazie al nostro impegno ad oggi dei luoghi che erano chiusi e inutilizzati, sono ritornati vivi e periodicamente la sede di eventi culturali. In egual modo sono felice per il successo dei miei primi due libri e per il costante interesse che il mio lavoro, anche fotografico, suscita nei media e nelle istituzioni.

Secondo te, far conoscere questi luoghi abbandonati ad un pubblico non necessariamente costituto da “urbex”, e allargare la diffusione anche tra i non addetti, quali vantaggi e quali svantaggi porta?

Ad oggi non nutro molta stima per quello che viene definito il “mondo urbex”, un settore che da qualche anno a questa parte si è riempito di mitomani, fotografi non curanti del luogo abbandonato ma con l’unico scopo di tornare a casa con lo scatto “Top” e narcisisti in cerca di notorietà. C’è anche da sottolineare il fatto che l’attività dell’associazione, svolta nella completa legalità e sicurezza, si discosta completamente dall’urbex, così come i luoghi pubblicati nei miei libri, che dalla maggior parte degli urbex vengono definiti “marcioni”, non rientrano appieno nelle mete di quest’ultimi. Ritornando alla domanda, credo che i vantaggi siano molteplici se il pubblico è composto da persone culturalmente preparate che possano dare un contributo oggettivo a quella che è la nostra volontà di tutela e salvaguardia di questi luoghi.

Hai notato, per tua esperienza, l’effettiva possibilità di contribuire alla tutela ed alla salvaguardia di questi monumenti architettonici altrimenti lasciati al solo degrado?

Ho piacevolmente notato che, per fare un esempio, a seguito dell’uscita di miei articoli sui quotidiani quando vi era la denuncia di una situazione di estremo degrado, occupazione abusiva, o presenza di materiale pericolo come siringhe utilizzate da tossici, i vari comuni interessati si sono mossi per ripristinare lo stato decoroso e sicuro del luogo. Così come già accennato prima, con le visite e gli eventi dell’associazione, si sono messe in moto altre iniziative che hanno così, almeno per il momento, scongiurato la morte di alcuni luoghi, e ancora, con l’uscita dei libri alcuni luoghi sono state acquistati e sono in fase di recupero.

Domanda estemporanea numero 1: il tuo libro preferito?

È una domanda parecchio difficile, credo esista un libro preferito per ogni età, per ogni periodo sentimentale e per ogni avvenimento. Citerò il Piccolo Principe, in generale le opere di Lovecraft e il Codex Seraphinianus, dove da leggere c’è ben poco ma è un’ottima base per la creazione di idee.

Che feedback ricevi solitamente dai Comuni e dalle istituzioni a cui proponi dei progetti legati alla tua attività? Collaborazione o diffidenza?

Ho constatato nel corso di quest’anno un grande interesse da parte delle istituzioni e dei comuni per il mio lavoro e per quello di Desertis Locis. Quasi tutti i progetti che abbiamo proposto sono stati accolti e sviluppati con successo e soddisfazione da parte di tutti, anche perché, spesso i comuni hanno le mani legate rispetto ad alcuni immobili, e la possibilità che l’associazione fornisce è importante e utilissima per dare visibilità ad una struttura che ha bisogno di essere salvata.

Il tuo luogo abbandonato preferito?

Ahahaha, il mio cervello, più abbandonato di quello non c’è niente. A parte gli scherzi, credo di averne moltissimi, tutti legati a ricordi specifici e importanti per me. Cito il paese fantasma di Porciorasco (Varese Ligure SP), il Castello Beccaria a Montebello della Battaglia (Pavia), ora non più abbandonato ma nelle mani di un sognatore, ed infine il manicomio dismesso di Quarto (Genova).

Per deformazione professionale, invece, ti volevo chiedere quale sia l’ambiente sotterraneo più affascinante o suggestivo che tu abbia mai visto.

Sicuramente i sotterranei del manicomio di Mombello pieni di echi lontani, terrori e paure ed alcune miniere abbandonate nei pressi di Genova.

Domanda estemporanea numero 2: il tuo periodo storico preferito?

Sicuramente l’epoca Vittoriana, in quel periodo il macabro andava di moda, come non amarlo.

So che stai lavorando ad un terzo libro, sui cimiteri abbandonati nel nord Italia. Puoi anticiparmi qualcosa?

Esattamente, in realtà i libri sono già diventati due data la mole di materiale prodotto. Il primo sicuramente in uscite nell’inverno di quest’anno, tratterà delle regioni Lombardia, Piemonte e Liguria. I libri saranno strutturati come vere e proprie guide e forniranno sia informazioni storiche sul luogo sia indicazioni sul coma raggiungere, il tutto correlato da moltissime foto dato che un’altra mia grande passione è la fotografia.

Ultima domanda: credi che esistano ancora luoghi dimenticati da trovare e da riscoprire?

Assolutamente si!!! Ne esistono a centinaia e ogni mese se ne scopre uno nuovo! È una continua ricerca al tesoro perduto!

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(C) Syl & Miz Photo

Il Circolo del Gotico a Vercelli – 15-09-2017

Di recente ho concentrato le indagini nella Marca Aleramica, il basso Piemonte, con gli studi a Briaglia, la ricerca delle gallerie al castello dei Malamorte ed un curioso enigma alquanto misterioso legato al duomo di Fossano.

Queste tre ricerche hanno racchiuso lo spirito della mia associazione, a Briglia abbiamo condotto analisi geofisiche con il dott. Andrea Ferrarotti di Trino ed tecnici e gli strumenti professionali di TechGea alla ricerca di un ipotetico corridoio sotterraneo; a Belveglio abbiamo strisciato decine di metri all’interno di una galleria molto instabile e parzialmente franata, cercando di spingerci fino a sotto al castello, mentre per quanto riguarda Fossano… beh, ci è stato mostrato un documento che parla di un tesoro nascosto.

Nonostante queste avventure, ho avuto modo di convincere l’amica Jennifer Radulovic, storica e divulgatrice, a tenere uno dei suoi eventi qui da noi, a Vercelli.

Da tempo seguo le sue “Passeggiate gotiche notturne a lume di candela”, durante le quali parla di temi a me molto cari, come il Vampirismo storico, vita e curiosità su Edgar Allan Poe, lo Spiritismo e la Morte in età vittoriana, ad esempio.

Ha avuto grande successo a Milano, Torino, Bergamo, Arona, tutte grandi città dove il pubblico ha risposto sempre numeroso ed entusiasta.

Ma sono convinto che Vercelli non sia da meno e che un evento di questo tipo avrebbe potuto dare una scossa al torpore stantio ed a lungo sedimentato nella ripetitività.

E così, venerdì 15 settembre Jennifer sarà da noi, per una camminata serale, dalle 21 alle 23, che si articolerà tra Parco Kennedy – i giardini della stazione – e la bellissima abbazia di S. Andrea.
Durante la serata, supportata da un indispensabile microfono, ci svelerà infiniti aneddoti e curiosità molto particolari su di un altro tema che ritengo ricco di fascino: Fantasmagorie, mostri e vampiri. Le tenebrose notti di Byron, Shelly e Polidori.

Si tratta di un evento culturale di tipo storico-letterario incentrato sulle notti di Villa Diodati del 1816, cui parteciparono anche Lord Byron, Mary Shelley e John William Polidori.

Per maggiori informazioni potete trovare l’evento su Facebook, oppure contattare “Il circolo del Gotico” via email (passeggiategotiche@hotmail.com), oppure al telefono (391. 74 87 663): prenotazione obbligatoria. Quota di partecipazione euro 10.

Vi aspetto in questo mondo di stravaganza, storia e scienza!

 

Nella foto il chiostro del museo diocesano di Genova.
Copyright (C) – Syl & Miz Photo

 

Indagini a Briaglia con TechGea

Come promesso siamo tornati a Briaglia dall’amico Fabrizio Milla in compagnia del dott. geologo Andrea Ferrarotti e dei tecnici di TechGea.

Come anticipato qui, il nostro intento è quello di verificare le supposizioni del porf. Ettore Janigro D’Aquino, in merito ad un possibile dromo sotterraneo, da lui rilevato con l’aiuto di studenti dell’Università nel 1971.

Grazie all’indiscutibile progresso tecnologico avvenuto da allora, un rilevamento geofisico, effettuato ad oggi, avrebbe certamente dipanato ogni dubbio, garantendo approssimazioni di gran lunga più precise ed accurate.

TechGea ha quindi messo a disposizione la sua esperienza, nonché i propri mezzi e tecnici, per poter effettuare un’accurata indagine con metodologia georadar, elettromagnetica e geoelettrica, per la ricerca di possibili resti di interesse archeologico.

Ottenute le relative autorizzazioni a procedere, ci siamo quindi recati sul prato lungo la dorsale nei pressi di Via Roma, per indagare l’area indicata dal D’Aquino. I tecnici di TechGea hanno deciso di impiegare tre metodologie di indagini geofisiche differenti, al fine di sfruttare al meglio le diverse proprietà fisiche che differenziano possibili resti di natura antropica dal materiale che li ospita.

Si è quindi proceduto con l’esecuzione di un rilievo elettromagnetico in dominio di frequenza (EM) sull’intera area in esame, per ottenere una mappa di conducibilità elettrica. Dai numerosi valori ottenuti, si è deciso di procedere lavorando sull’andamento della conducibilità elettrica apparente alla frequenza di 9KHz, in quanto è il valore che ha fornito la maggiore stabilità nella misure, ad una profondità di circa 3 o 4 metri.

Successivamente sono stati realizzati due stendimenti geoelettrici multi-elettrodo (ERT1 e ERT2) per ottenere altrettante sezioni di resistività elettrica reale.
Infine si è ritenuto necessario eseguire anche una serie di sezioni tramite georadar (GPR), con un’antenna capace di lavorare alla frequenza di 400 Mhz per garantire il miglior compromesso tra profondità di indagine e grado di dettaglio.

In un contesto marnoso a tratti limoso-argillose, dalla sezione ERT2 si è evidenziata un’anomalia resistiva di incerta attribuzione in prossimità della strada, ad una profondità stimata di circa 4 metri dal piano di campagna.
Vista l’omogeneità litostratigrafica del sito in esame è possibile ipotizzare che si possa trattare di un qualche evidenza antropica, mentre l’indagine GPR non ha fornito dati di interesse nello strato di circa 150 centimetri dal piano di campagna.

Al termine dell’analisi dei dati così raccolti è possibile escludere quasi totalmente la natura artificiale del vuoto sentito dagli strumenti utilizzati oltre cinquant’anni da D’Aquino, che potrebbe comunque essere una fessurazione di origine naturale del terreno, male interpretata a causa della scarsa precisione delle apparecchiature del tempo.

Analisi dei dati geoelettrici

E’ invece interessante l’anomalia a ridosso della strada, che potrebbe realisticamente indicare un accumulo di macerie oppure di una qualche struttura artificiale oggi sepolta. Impossibile però datare, allo stato attuale dell’indagine, il periodo di tale materiale, che potrebbe essere studiato solamente in seguito ad un saggio cauto di scavo.

Indagini a Briaglia, l’ipogeo della Casnea al solstizio d’inverno (CN)

Briaglia, in provincia di Cuneo, è nota per alcune singolarità.

Il ricercatore porf. Ettore Janigro D’Aquino, deceduto nel 2005, dedicò molte energie a questa appassionante ricerca. E’ a lui che si deve un’incredibile collezione di massi raccolti nel pressi di Briaglia, che dividono l’opinione degli studiosi.
Secondo alcuni presentano leggibili tracce di antropizzazione, che avrebbero tramutato semplici rocce in figure antropomorfe o zoomorfe. Secondo altri (tra cui la Soprintendenza ed il mondo accademico) sarebbero semplicemente pietre erose da fenomeni di origine naturale che ingannerebbero i più ingenui a causa di pareidolie.

Se le pietre non sono quindi in grado di attestare inequivocabilmente la passata esistenza di una civiltà megalitica, esiste una cavità artificiale che qualche dubbio lo solleva.

Si tratta dell’ipogeo della Casnea, attuale oggetto di studio del dott. Fabrizio Milla dell’ass. Mus Muris. E’ caratterizzata da un corridoio sotterraneo di circa quindici metri di lunghezza, comunicante con due camere di modeste dimensioni.

Che cosa ha di particolare? Il dromo è allineato in modo tale che i raggi del sole al solstizio d’inverno (Yule, il 21 dicembre) corrano al suo interno, fino a raggiungere la camera in asse con la galleria. All’interno di questa cavità si trova un pozzo e la sua acqua defluisce fino alla camera stessa dove si crea un gioco di luce che riflette sulla parete opposta all’ingresso.

In questa camera sono inoltre state trovate tracce di cinabro, un colorante derivato dal mercurio, utilizzato come pigmento a fini decorativi.

Le ricerche di Milla si sono estese in tutta la zona e si sono concentrate sul crinale di una collina poco distante dalla Casnea. In quel luogo, nel 1971 è stata eseguita un’indagine geoelettrica da uno studente del Politecnico di Torino che avrebbe individuato strumentalmente un vuoto, ritenuto di origine artificiale.

Si tratterebbe di un corridoio lungo circa 30 metri,  ad una profondità stimata di due rispetto al piano di campagna. Anche in questo caso sarebbe presente una camera attigua.

Come associazione speleo-archeologica diamo il nostro totale supporto ad ogni iniziativa promossa a migliorare la comprensione storica e culturale del territorio, per cui direi che… è giunto il momento di organizzare una nuova avventura!

Contatto l’amico geologo Andrea Ferrarotti, dello Studio Geologico Ferrarotti e insieme decidiamo di rivolgerci a Techgea (anche su Facebook), società di servizi che si occupa di indagini geofisiche per l’esplorazione non distruttiva del sottosuolo e per la diagnostica di strutture e di opere di ingegneria civile.

Mario Naldi, direttore tecnico di Techgea, accoglie con entusiasmo la nostra proposta, mettendo a disposizione un qualificato team di operatori per questa avventura di natura archeologica.

La squadra si completa quando si unisce anche l’amico archeologo Fabio Occhial. Obiettivo: utilizzare la più evoluta tecnologia a disposizione del 2017 per confermare o meno l’anomalia rilevata nel 1971.

Come promesso, siamo tornati sul campo per approfondire lo studio!

 

Ritorno al castello dei Malamorte – Belveglio (AT)

Siamo finalmente riusciti a tornare al castello di Belveglio, in provincia di Asti, meglio conosciuto come castello della Malamorte.

Abbiamo controllato alcune misure dei rilievi effettuati la volta precedente, per poter completare i rilievi, e poi abbiamo tentato l’esplorazione di una galleria nuova.

Nuova nel senso che non era conosciuta al momento del nostro primo sopralluogo, ma che abbiamo avuto la fortuna di notarla nella boscaglia.

Il suo accesso era inibito da smottamenti del terreno, relativamente recenti, infatti è stato possibile localizzarla grazie ad una leggera depressione del terreno, poco leggibile, dalla quale sporgeva una modesta porzione di legno.

Non si  trattava di un albero caduto, ma di un frammento di centina lignea impiegata, come abbiamo potuto verificare nelle altre gallerie del complesso studiate la volta precedente, per irrobustire la struttura dei cunicoli che, essendo scavati in sedimenti marini composti da sabbie fossilifere compatte, sono decisamente instabili.

Infatti, dopo aver aperto un varco per consentire l’ispezione, ci siamo imbattuti in un tratto esplorabile di 25 metri, all’interno del quale l’intera volta è collassata. I macigni di roccia sedimentaria sono precipitati all’interno della galleria stessa, ostruendola e danneggiando la struttura di sostegno in legno.

Al contempo, però, si è creata una stretta intercapedine che consente il passaggio tra la volta, non più esistente, della galleria ed i vuoti lasciati dai blocchi precipitati dal soffitto.

Durante la percorrenza si notano importanti distaccamenti, alcuni dei quali rendono molto pericolosa l’indagine. Al termine, la galleria è interessata da un importante movimento franoso decisamente instabile e che scarica costantemente detriti dall’alto.

 

Luigi Bavagnoli: Manuale pratico di Archeologia del Sottosuolo: introduzione

0.2 – Introduzione

Lo studio delle opere sotterranee artificiali è assai complesso e vasto; ogni settore coinvolto non solo porta un contributo unico e specifico ma è complementare ad uno studio di archeologia tradizionale.
Le situazioni che si possono incontrare possono essere dissimili per tipologia, epoca, finalità, luoghi, territorio geologico, sviluppo, metodi costruttivi, fasi successive all’impiego.

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La vastità di contesti nei quali si opera comporta la necessità di poter contare su di una formazione approfondita e specializzata, spesso impensabile per un singolo individuo.
Nel corso del I° Congresso Nazionale di Archeologia del Sottosuolo[3], si è conseguito un importante risultato: partendo dai numerosi punti di contatto e di intersezione tra l’archeologia e la speleologia, si è definito un metodo comune per l’esplorazione e lo studio sistematico delle cavità artificiali. Ecco quindi la nascita di una nuova disciplina, anzi, di una ‘multi disciplina’ in cui convergono anche altre branche della scienza quali la geologia, l’architettura, l’antropologia, la storia e così via.
Ciò che è stato battezzato “archeologia del sottosuolo” è quindi il punto di partenza dal quale è possibile l’evolversi di uno studio integrale, esauriente ed assoluto delle opere sotterrane artificiali.
Gli ipogei di natura antropica, dall’antichità ad oggi, custodiscono inestimabili informazioni capaci di fornirci elementi esclusivi ed utili ad una più corretta e completa comprensione degli elevati e delle società passate.

Proprio gli elevati di una costruzione, di un qualunque tipo di insediamento ed a qualunque periodo storico appartengano, sono destinati a mutare nel tempo. L’azione erosiva degli agenti atmosferici li sgretola, l’utilizzo li deteriora e sovente è necessario l’intervento da parte dell’uomo per il relativo ripristino. A volte vengono invece rimaneggiati, ampliati, sostituiti, ricostruiti. O semplicemente demoliti, perché non più necessari, e talvolta interamente ricostruiti, al fine di assecondare più moderne necessità.
Raramente, però, tutte queste modifiche impattano nel medesimo modo sulle strutture che affondano nel sottosuolo, che spesso mantengono caratteristiche più facilmente leggibili anche a distanza di secoli, nonostante possibili reimpieghi, variazioni di utilizzo e parziali cedimenti[4].
E’ quindi giunto il momento in cui l’archeologo e lo speleologo, che da sempre marciano a passo sostenuto lungo diverse strade della conoscenza, distinte ma parallele, si congiungano e marcino insieme. Per fare questo è necessario un organo capace di coordinare le rispettive attività, avvicinandole sinergicamente e limando gli attriti che da sempre caratterizzano ogni loro rapporto.
Se l’archeologo ha maturato una sensibilità ed una metodologia altamente professionale, lo speleologo è in grado di muoversi e di raccogliere lucidamente dati in ambienti critici ed in situazioni di pericolo. La tolleranza, prima, e la fattiva collaborazione dopo, nascono solo nel momento in cui entrambi convergono con passione e curiosità verso il condiviso obiettivo di riscoprire il passato tramite indizi fino ad oggi ignorati o mantenuti lontani da un comune bacino di condivisione, rendendo quindi i singoli sforzi settoriali molto più sterili di quanto in realtà potrebbero essere cooperando.
La formazione accademica dell’archeologo richiede un tempo ed una dedizione che difficilmente lo speleologo o l’appassionato di un archeoclub possono trovare ma che non necessariamente racchiude le competenze per muoversi in ambienti ormai fatiscenti e pericolosi.
La forza e la resistenza psicofisica che si acquisiscono restando centinaia di ore avvolti dall’oscurità, soffrendo il freddo, l’umidità e la fatica, ma che al contempo rende in grado di leggere ciò che si incontra e di riportarlo in superficie con lucidità, fa parte di una non comune formazione ed attitudine che caratterizza la figura dello speleologo, quando mosso da vera passione.
Tuttavia, dopo anni di esperienza e di pratica in grotta, nel momento in cui si avvicina al mondo delle cavità artificiali, egli viene spesso tacciato di non possedere sensibilità archeologica. Questo in parte era vero fino ad una ventina di anni or sono; oggi chi si occupa seriamente di cavità artificiali, sa comprendere l’ambiente che lo circonda, riconosce le evidenze da repertare e non demolisce o danneggia le US[5] come ancora talvolta si crede.
L’archeologia del sottosuolo può perciò dare risultati importanti ed innovativi solo grazie ai contributi di ogni esperto coinvolto, che dovrà comprendere ed accettare che solo collaborando insieme si possono colmare le reciproche e fisiologiche lacune ed apprendere l’uno dall’altro ciò che né i soli libri né il solo strisciare nel fango potranno mai insegnare.
Occorre quindi calarsi ‘insieme’ nel sottosuolo, osservare attentamente ogni dettaglio e recuperare il maggior numero possibile di informazioni chiare e leggibili, da condividere e da interpretare in superficie.
La figura risultante da questo connubio, arricchita dalle competenze portate da numerose altre discipline (come appunto la geologia, l’architettura, la storia, etc…) è quella di un moderno esploratore capace di superare i limiti delle singole discipline ed in grado di usufruire di un bagaglio di conoscenze adatto ad affrontare situazioni e studi fino ad ora impensabili.
E’ oggettivamente inimmaginabile che un singolo individuo possa eccellere in ognuna delle discipline coinvolte, ma proprio definendo i campi di azione dei singoli esperti e le aree di intersezione in cui la collaborazione sinergica è necessaria, è possibile coordinare una squadra di specialisti creando un prezioso ponte di cui si è sempre sentita la necessità.
Questo ponte è l’Archeologia del Sottosuolo.

Note:

[3] I° Congresso Nazionale di Archeologia del Sottosuolo, tenutosi a Bolsena dall’8 all’11 dicembre 2005, organizzato dalla Federazione Nazionale Cavità Artificiali di cui l’autore è stato co-fondatore e consigliere per quattro anni.

[4] Si veda il caso del forte di Sandoval – Bavagnoli, L. “Il forte fantasma di Sandoval” – su L’Imprevisto n°5 – giugno 2010.

[5] Acronimo utilizzato per indicare le “Unità Stratigrafiche”, le basi per uno studio archeologico.

 

Luigi Bavagnoli: Manuale pratico di Archeologia del Sottosuolo: prefazione

Manuale pratico di Archeologia del Sottosuolo

Luigi Bavagnoli

Buio come una tomba, freddo, umido, immerso nel silenzio” – Walt Whitman

 

0.1 – Prefazione

In molti credono che, al giorno d’oggi, non ci sia più spazio per gli esploratori e per le scoperte storiche ed archeologiche e che ogni angolo del globo sia noto e studiato.
I sognatori mossi dall’ardente desiderio di scoperta devono volgere lo sguardo al cielo che, nella sua quasi infinita estensione, nasconde nuovi mondi da scoprire.

La realtà è differente, molti luoghi e molti ambienti si trovano ancora imprigionati nel sottosuolo terrestre, ma dimenticati da tutti.
Non si tratta solo di rovine di insediamenti o di edifici rimasti sepolti in seguito al trascorrere del tempo, ma anche di opere volutamente nate sottoterra: le cavità artificiali.
Ipogei sui quali raramente ci poniamo domande; ambienti ignoti o messi nel dimenticatoio da secoli, menzionati in modo approssimativo solo da alcune leggende, citati in modo approssimativo in qualche pubblicazione. Luoghi totalmente da riscoprire e da indagare.
Resti di architetture sotterranee, città sotto le città, interi mondi celati da studiare correttamente per riportarli alla luce e farli conoscere alla società moderna e, con essi, riscoprire la nostra storia passata.
Sì, perché se da un lato affascina l’idea di grotta con i suoi meandri bui ed oscuri, ancora più attrazione esercitano i luoghi sotterranei realizzati dall’uomo.
Si pensi solo all’immagine che evocano le gallerie sotto ai castelli, ai passaggi segreti celati nelle chiese o nei palazzi antichi, o ancora certe cripte dense di mistero.
Voluti e costruiti in seguito a ben precise esigenze, realizzati seguendo dei progetti che denotano la volontà di creare qualche cosa di necessario e di utile.
A volte lo scopo originario che ha spinto uomini come noi a scavare la roccia e la terra ed a rischiare la propria vita in tali lavori, viene dimenticato. La ricerca di materiale edile, di metalli, della stessa acqua, primaria fonte di vita.
Rimane solo una debole traccia contenente il ricordo di un ambiente, di una cavità, di un sotterraneo che talvolta ospita, nelle più fervide fantasie, mostri, draghi, oracoli, divinità, tesori, trabocchetti. Ed è grazie a queste testimonianze, per quanto distorte dal tempo ma pur sempre affascinanti, che la loro memoria giunge fino a noi, spesso tramandata dalla bocca all’orecchio per generazioni.
Gli ambienti ignoti ed oscuri stimolano la fantasia ma, al contempo, attivano la curiosità di alcuni di noi. Curiosi, esploratori, ricercatori, che rintracciano le poche informazioni sopravvissute, tentando di individuare anche un piccolo appiglio per poter intraprendere un’indagine e tentare di scoprire quanto la realtà si discosti dalla leggenda.
Le testimonianze e le credenze, benché confuse, non faticano a far proliferare ipotesi più o meno attendibili da chi se ne interessa in modo approssimativo: vanno quindi raccolte e confrontate tutte le testimonianze, con spirito critico alla ricerca della verità, che spesso racchiude conoscenze storiche ed archeologiche inestimabili.
E’ necessario dunque testimoniare come il sottosuolo sia uno degli ultimi scrigni di sapere e di conoscenza, spesso rimasto chiuso, quasi integralmente intatto e pronto a svelare i suoi segreti a chi dimostri passione, interesse e coraggio.

Jeo Hunter test

L’archeologia, pur incontrando enormi ostacoli ed intralci in Italia, porta avanti un impegnativo ma prezioso lavoro di studio, di ricerca e di catalogazione sovente però incentrato su luoghi già noti e classificati come di interesse archeologico.
Di tanto in tanto emergono evidenze improvvise e casuali, capaci di riportare alla luce interi siti o singoli reperti in grado di rendere più completa la nostra conoscenza del passato.
La cronica mancanza di fondi, a disposizione delle Sovrintendenze e degli Enti preposti allo studio ed alla tutela di questi ambienti, rende assai difficoltoso gestire anche solo le mere emergenze.
Per questa ragione le scoperte non avanzano se non con ritmi molto blandi, minacciate dall’inesorabile incedere del tempo e dall’incuria dell’uomo. Il degrado e l’abbandono portano alla distruzione degli indizi e alla conseguente cancellazione di muti testimoni dell’operato dei nostri antenati.
Si perdono così secoli di storia, che ci sfuggono dalle mani come granelli di sabbia mentre tutti quanti osserviamo inermi.
Ci limitiamo a brontolare sterili parole di disappunto, dalla valenza e dell’utilità pari alle sgradevoli chiacchiere da bar relative alla partita della domenica.
Molto meglio, per alcuni, lasciare riposare queste tracce nel sottosuolo, in attesa di tempi migliori in cui risorse, sia economiche che in termini di personale qualificato, siano finalmente disponibili per studi attenti, completi e puntuali. E che forse non arriveranno mai, o, come spesso accade, arriveranno troppo tardi, facendosi battere dal tempo che porta con se la spietata ed inevitabile distruzione o alla selvaggia cementificazione.
Non dimentichiamoci che, capillarmente sul territorio nazionale, ma anche in diverse altre realtà all’estero, occorre spesso scontrarsi con interessi che tutto hanno tranne che la nobiltà d’intenti.

Teses

Loschi accordi economici, bieche intese politiche e corruzione maturata a diversi stadi che rasentano l’incredibile sono ulteriori elementi da tenere sempre in considerazione quando si cerca di salvaguardare e tutelare un bene che rende meno di altri o che, almeno in una prima fase, costituisce un debito o investimento incerto.
Anche a causa di questi freni operativi, le cavità artificiali restano abbandonate a se stesse, ignorate semplicemente perché più costose da indagare e da studiare.
La priorità del loro studio perde peso a causa della complessità stessa che l’indagine richiede.
Luoghi, aree ed ambienti ipogei sono raramente considerati dalle ricerche ufficiali, troppo indaffarate a destreggiarsi tra gli imprevisti, a smaltire le emergenze e le sempre più invasive burocrazie che ogni giorno si propongono alla luce di nuove edificazioni e di nuovi cantieri.
Si tende così a dimenticare le cavità artificiali e tutti ambienti sotterranei realizzati dall’uomo, che racchiudono tracce del passato dell’umanità che quasi nessuno vuole più leggere, se non in modo superficiale.
Esse sono il nostro passato che, in modo lento ma inesorabile, si sta estinguendo per sempre.
Ciò avviene perché non vi sono istituzioni in grado di organizzarne uno studio sistematico; perché le indagini nel sottosuolo non si possono improvvisare, servono corsi e preparazioni specifiche; perché non tutti gli studiosi sono mentalmente e fisicamente in grado e disposti a trascorrere ore ed ore a strisciare in ambienti angusti e malsani facendo rilievi, scattando fotografie ed analizzando le strutture. E non tutte le persone allenate a far questo possono contare su di un’adatta formazione che consenta loro di produrre materiale utile ed interessante, una volta raggiunti determinati luoghi.

Solitamente capita che, non esistendo campagne di studio predittive e sistematiche, ogni rinvenimento di interesse sia affidato al caso e che spesso sia involontario o fortuito.
Ne consegue che anche la sua gestione segua questi parametri empirici ed approssimativi.
Eppure i dati che possiamo far riemergere dalle cavità artificiali sono molti e di valenza unica. Le opere sotterranee, infatti, riflettono ciò che è stato costruito in superficie, ma spesso resistono al tempo più a lungo, così come alle nuove edificazioni, permettendoci, tramite indagini cognitive, di ottenere informazioni e dettagli sulle strutture in elevato oggi scomparse o troppo rimaneggiate per essere comprese a fondo e sulla loro vita vissuta.
Complementari ad ogni costruzione, come le radici sono indispensabili ad un albero, le opere ipogee, o i loro resti, rappresentano, al momento, nuove ed insostituibili fonti e, proprio per questa ragione, devono essere studiate,  salvaguardate e tutelate.
I pochi passi che vengono compiuti in questa direzione avvengono prevalentemente per merito di appassionati ed instancabili volontari, che sacrificano le proprie ferie ed i propri fine settimana per compiere queste ricerche, investendo ogni istante libero per migliorare le proprie competenze, impiegando le ore della notte per leggere, studiare e portare avanti le proprie ricerche.
Animati da grande passione, molti gruppi e associazioni che studiano le cavità artificiali riescono ad ottenere buoni risultati, collaborando con le istituzioni che sanno riconoscere l’utilità e la qualità del loro operato.
L’attività svolta dall’associazione speleo-archeologica TE.S.E.S.[1], iniziata il 2 febbraio del 1996, ci ha portato a studiare, ricercare ed esplorare differenti tipologie di sotterranei realizzati dall’uomo: gallerie e cunicoli nascosti sotto a castelli, cripte, acquedotti, pozzi e cisterne, ricoveri antibombardamento, bunker, cave e miniere. Luoghi particolari e misteriosi, ognuno di essi caratterizzato da un proprio fascino e da una storia personale, che ne ha reso lo studio sempre unico ed emozionante.

Abbiamo vagato in boscaglie armati di machete e di dispositivi GPS[2], con pesanti zaini sulle spalle e con cartine alla mano; strisciato in cunicoli secenteschi, discesi su corda per centinaia di metri verso l’ignoto, effettuato ritrovamenti, volato sulle campagne per effettuare fotografie aeree.
Abbiamo trascorso intere giornate in archivi e biblioteche polverose a cercare, leggere, ricostruire, studiare. Altre a cercare una breccia in un muro, un buco nel terreno, anche sotto le piogge torrenziali o circondati dalla neve. Serate e notti intere a formulare ipotesi, smontare teorie alla luce di frammenti di indizi precedentemente ignoti.
Abbiamo utilizzato georadar, termo-camere e sonde endoscopiche. Ricordo anche infinite serate davanti al computer, sovrapponendo mappe antiche a cartine moderne, geo-referenziando i risultati.
Abbiamo divulgato i risultati delle nostre indagini tramite conferenze, convegni, congressi, video documentari, servizi per la televisione, pubblicazioni, partecipazioni radiofoniche, proiezioni e mostre fotografiche.
Una frenetica attività che si è concentrata in numerose regioni d’Italia e che ci ha permesso di conoscere molteplici realtà, di maturare una vasta esperienza e di imparare da molte persone che, a vario titolo, hanno percorso un tratto di cammino insieme a noi.
A tutti loro va la dedica di questo compendio, che se da un lato non ha alcuna pretesa di completezza, dall’altro vuole costituire un modesto ed iniziale approccio tramite il quale chiunque possa avvicinarsi allo splendido mondo delle esplorazioni sotterranee. Le pagine che seguono hanno il misurato obiettivo di fornire una spaziosa panoramica degli aspetti che l’Archeologia del Sottosuolo tratta e non vuole in alcun modo sostituire corsi specifici e testi ben più autorevoli in merito.
Il presente lavoro, si rivolge quindi a chiunque. Alla gente normale, alle persone comuni che provano interesse per questa attività e che, pur privi di esperienze in merito, vogliono scoprire, passo dopo passo, i concetti che questa disciplina tratta.
Le seguenti pagine accompagneranno gli appassionati lettori alla scoperta dei temi primari del nostro lavoro, fornendo tutti gli elementi necessari per decidere se e cosa approfondire in altre sedi più qualificate ed competenti.
Il compito che ci prefiggiamo consiste nel tracciare alcune semplici linee guida, proporre dei percorsi di indagine ed una metodologia pratica che verrà raffinata con l’esperienza che i singoli ricercatori matureranno con il passare degli anni. Cercheremo di trattare temi spesso lasciati decantare nel campo del “teorico”, in quanto ben pochi autori sono disposti ad accollarsi la responsabilità di proporre un metodo pratico e condiviso, in quanto potenzialmente esposto a critiche ed a miglioramenti.
Ogni indagine è una storia a se ed è difficile, se non impossibile, fornire indicazioni pratiche e non generiche per tentare di risolvere le situazioni che via via si presentano. Trasformare l’esperienza in procedure schematiche è un compito cavilloso e sicuramente impreciso.
Ma senza un primo imprinting il percorso di crescita, già arduo ed impegnativo di suo, divine più difficile ancora se lasciato al caso. Al contrario, definire delle regole può non rappresentare la soluzione più adeguata a specifiche casistiche, ma starà a chi si troverà a dover mettere in pratica le nozioni apprese, discernere tra cosa sarà opportuno e ciò che invece si rivelerà inadeguato o addirittura dannoso.

Note:

[1] TE.S.E.S. acronimo di Team Sperimentale Esplorazione Sotterranei, fondato dallo stesso autore con Alessandro Fulci.

[2] Sistema di Posizionamento Globale, possibile grazie alla comunicazione con una rete di satelliti artificiali civili in orbita, in funzione dal 1994.