Archivi categoria: Indagini

Indagini condotte in cavità artificiali, ambienti sotterranei, luoghi fatiscenti e di complessa ispezione.

L’esplorazione del Molinasso di Vercelli (VC)

In data 31 marzo 2018 è avvenuta la tanto attesa esplorazione del Molinasso di Vercelli.

Si è indagato il tratto di circa 500 metri di lunghezza che si articola da via Fratelli Bandiera fino a via Dante.
L’operazione è stata veramente molto delicata e, dopo aver ottenuto l’autorizzazione del Comune di Vercelli ed aver condiviso il protocollo di sicurezza con tecnici e dirigenti di ASM, abbiamo ottenuto il supporto della Protezione Civile di Vercelli e della Polizia Municipale di Vercelli, nonché l’indispensabile aiuto di amici e volontari a supporto delle operazioni.

Particolarmente interessante dal punto di vista dei DPI impiegati, è il materiale fornito da Dräger per isolarci da possibili contaminazioni biologiche, per consentirci la comunicazione radio tra operatori, per analizzare la qualità dell’aria e per poter respirare aria pulita tramite gran facciale con  autoprotettori alimentato da bombole individuali.

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Comunicato Stampa – Indagine presso il Molinasso di Vercelli (VC)

Comunicato Stampa – Indagine presso il Molinasso di Vercelli (VC)

L’esplorazione nel sottosuolo sarà condotta sabato 31 marzo 2018 (*) da Luigi Bavagnoli, fondatore e presidente dell’associazione Te.s.e.s., con il supporto in superfice di Stefania Piccoli, fotografa, e di Fabrizio Danieli, video operatore.

(*) Qualora le condizioni metereologiche siano avverse, visto il rischio insito in questa specifica operazione, l’indagine verrà rimandata a data da destinarsi.

L’operazione ha il duplice scopo di valutare le condizioni degli ambienti ai fini di poter condurre un’indagine completa e sistematica, con particolare attenzione ai rischi legati alla contaminazione biologica, alla presenza di gas nocivi per l’uomo e alle condizioni di staticità della cavità e, al contempo, di iniziare a raccogliere il maggior numero di informazioni possibili da poter condividere con storici, studiosi e archeologi sull’opera ipogea e sulle sue fasi costruttive.

In base alla possibilità di permanere nel sottosuolo in totale sicurezza, alla limitata capacità di movimento e all’impiego degli idonei sistemi di rilievo, si tenterà di raccogliere materiale videofotografico e alcune misurazioni indicative circa le sezioni della galleria, il modulo dei mattoni impiegati al suo interno e la quantità e fattura delle opere laterali di adduzione e trasporto delle acque.

Analizzando a tavolino questi elementi sarà possibile definire se e come procedere all’indagine del manufatto, indispensabile al fine di migliorare la comprensione di un elemento molto importante della storia della città che si presume possa avere origine in epoca romana.

Si stima di poter esplorare un tratto di sotterraneo esteso per approssimativamente 400 metri, su di un totale di oltre 18 chilometri di opere cunicolari.

L’area in cui concentrare maggiormente le indagini resta quella compresa tra via Fratelli Bandiera e via Dante, dove si ipotizza possano essere rimaste inalterate le vestigia dell’opera romana, mentre si ritiene che i tratti a monte di via Dante siano stati nel tempo troppo rimaneggiati da non consentire più una lettura di valenza archeologica ed architettonica.

I DPI tecnici che adopereremo, forniti da Dräger, ci consentiranno il totale isolamento dall’ambiente ed un’autonomia stimata di 45 minuti per ogni bombola impiegata, anche se sicuramente limiteranno in qualche modo la mobilità e la manualità durante le operazioni.

In questa fase, dopo briefing condiviso con i tecnici Dräger si è deciso di affrontare l’ispezione in totale ed assoluta sicurezza, per raccogliere informazioni circa i rischi ed i pericoli che questa esplorazione può comportare.

In una seconda e successiva fase avremo le informazioni necessarie per sapere se sarà possibile ridurre il livello di guardia a favore di una più agile raccolta dei dati.

Le indagini verranno portate avanti con la consulenza di Dario Gaviglio, del Centro Studi Vercellae – centro studi ricerche storiche e archeologiche.

 

Luigi Bavagnoli, esploratore, speleologo, oltre vent’anni di esperienza nell’esplorazione e nello studio delle cavità artificiali. Fondatore e presidente di Te.s.e.s. (Team Sperimentale Esplorazione Sotterranei) dal 1996, Co-fondatore e consigliere per quattro anni di FNCA (Federazione Nazionale Cavità Artificiali), esploratore di Estrema Team, membro onorario di GRA (Geographical Research Association), istruttore Survival per IMF (Italian Military Fitness);
autore, divulgatore, personaggio televisivo, tiene corsi e conferenze, scrive su giornali e mensili, realizza documentari.

Si ringrazia il Comune di Vercelli, il sindaco Dott.ssa Maura Forte, l’assessore Carlo Nulli Rosso;

ATENA, ASM Vercelli, gruppo IREN, Fabrizio Conti, Fabrizio Tucci, Antonio D’Andrea, Sandro Baraggioli;

Dräger Italia, Giampiero Moroni, Marco Magri.

Si ringrazia inoltre Roberto Riva Cambrino comandante della Polizia Municipale di VercelliErcole Gaibazzi della Protezione Civile di Vercelli e tutti i tecnici volontari impiegati nelle operazioni.

 

I giganti prediluviani di Saletta, descritti da Giovanni Battista Modena

La tradizione racconta che nella chiesa vercellese di San Cristoforo, sia stato custodito un dente appartenente ad un vero gigante.

Ne era convinto lo storico e canonico Giovan Battista Modena, che sosteneva di averne rinvenuto uno durante lo scavo di un fosso nei pressi di Saletta di Costanzana.

Alcune sue reliquie sarebbero state conservate in alcune chiese di Vercelli, San Cristoforo, appunto e la cattedrale di Sant’Eusebio.

Ne ho parlato in un capitolo del libro Vercelli Misteriosa, di Gian Luca Marino e qui, per la prima volta, mostro i risultati completi della ricerca che ho condotto per anni.

E’ qui disponibile il documento completo di foto, in formato PDF che racconta la mia indagine su questa leggenda che, almeno in parte, abbiamo svelato.

PDF – Luigi Bavagnoli – I giganti prediluviani

Il pozzo della Locanda dei Gelsi a Villar San Costanzo (CN)

Grazie alla collaborazione tra lo Speleo Club Saluzzo SCS “F. Costa” CAI sez. Monviso, il gruppo speleologico CAI Varallo e l’associazione speleo-archeologica Teses di Vercelli sono state condotte le operazioni di studio del pozzo sito all’interno della ‘Locanda dei Gelsi’ a Villar San Costanzo, in provincia di Cuneo.

La cavità, un pozzo artificiale di oltre settanta metri, è un’opera imponente, frutto dell’ingegno umano che ha portato le maestranze a scendere nel conglomerato fino al raggiungimento dell’acquifero che avrebbe alimentato la presa dell’acqua.

La squadra, organizzata in ogni dettaglio da Maurilio Chiri, ha coinvolto tecnici del soccorso speleologico, istruttori di alpinismo, video operatori e fotografi, un medico in grado di garantire il presidio sanitario ed eventuali interventi in caso di emergenza e numerosi assistenti alle operazioni.
Studiosi, storici, archeologi e geologi si sono confrontarti per produrre una prima relazione descrittiva della cavità artificiale e del suo contesto, allo stato attuale della conoscenza.

E’ stato possibile realizzare il rilievo architettonico, il servizio video fotografico, l’indagine mensiocronologica ed il repertamento di alcuni frammenti di laterizio, di malta e di legno per successivi analisi di laboratorio.

PDF – Teses – Relazione Pozzo Villar San Costanzo

Hanno partecipato alle esplorazioni:

Maurilio Chiri (Nonno Brinu – SCS Saluzzo): volontario soccorso speleologico, pianificazione ed organizzazione delle operazioni;

Mattia Gerbaudo (Jerba – SCS Saluzzo): primo esploratore del pozzo, volontario soccorso speleologico, istruttore regionale di alpinismo, specializzato in lavori su fune e in spazi confinati- responsabile della sicurezza e gestione materiali tecnici;

Gherardo Biolla (Gheri): primo esploratore del pozzo, tecnico soccorso speleosubacqueo, istruttore Full Cave – co-responsabile sicurezza e responsabile materiali subacquei per la respirazione;

Daniele Fringuello (Cip – SCS Saluzzo): tecnico soccorso alpino, istruttore regionale di alpinismo, responsabile delle manovre tecniche di salita e discesa, responsabile comunicazione radiofonica;

Stefania Strumia (SCS Saluzzo): documentazione video-fotografica esterna;

Danilo Carpani (CAI Varallo): OP2, rilievo, documentazione video-fotografica interna pozzo con camera su caschetto;

Luigi Bavagnoli (Teses): OP1, lettura del manufatto, rilievo, campionamenti per esami di laboratorio, indagine mensiocronologica, documentazione video interna al pozzo, analisi dei dati.

Stefania Piccoli (Teses): documentazione video-fotografica esterna, contatto radio testa pozzo con Operatore 1, restituzione rilievo di backup;

 

Hanno dato supporto alle operazioni:

Dott. Gianluca Tesio – Medico urgentista 118, presidi sanitari, verifica stato clinico degli operatori, intervento in caso di emergenza;
Gianluca Torassa (Thor – SCS Saluzzo): responsabile della sicurezza e gestione materiali tecnici prima discesa;
Tino Gotta (SCS Saluzzo): aiuto con materiali alla prima discesa e documentazione fotografica;
Stefano Mancardi (P1 – SCS Saluzzo): assistente alle operazioni;
Andrea Lorenzo Gotta (Masterchef – SCS Saluzzo): assistente alle operazioni;
Eleonora Monge: PR e logistica;
Loris Perasso: Organizzazione evento;
Paolo Testa (CAI VARALLO): supporto alle operazioni, documentazione fotografica;
Andrea Dellassette (CAI Varallo);
Marco Godio (CAI VARALLO);
Dott. archeologo Fabio Occhial: supporto conoscitivo;
Dott. geologo Alfredo Frixa (coll. Teses): inquadramento geologico;
Dott. geologo Enrico Collo (www.naturaoccitana.it): inquadramento geologico;

Si ringrazia:
Davide e Valeria Giordano, proprietari del fondo in cui si apre il pozzo;
AerGeo, disponibilità elicottero e riprese aeree;
Locanda dei Gelsi, per l’accoglienza e la disponibilità;
On Rope, lavori su fune e spazi confinati (Fossano, CN);
BPG Radiocomunicazioni SRL (Pinasca TO), Marco Zuccotti;
Armeria 9millimetri (Vercelli, VC)
Armeria Dama (Casale Monferrato, AL);
AL PA impianti elettrici (Envie, CN);
Giovanni Ristorto, storico locale;
Andrea Mattio, per la dimostrazione da rabdomante

S.A.S.P. (SOCCORSO ALPINO E SPELEOLOGICO PIEMONTESE) nelle persone di :
Rattalino Valter (delegato per la quattordicesima delegazione Monviso)
Massimo De Michela (operatore SASP presso centrale 118)
Ruggero Bissetta (operatore SASP presso centrale 118)
Giancarlo Fenoglio (Direttore scuola tecnici SASP e tecnico elisoccorso)
Franco Galliano (Presidente sez. CAI Monviso Saluzzo)

Esplorazione della Roggia Molinara di Vercelli (Piemonte, VC)

Nella giornata di domenica 5 novembre 2017 è stato possibile ispezionare un tratto della roggia Molinara di Vercelli.
Grazie all’interessamento dell’assessore Carlo Nulli Rosso e della collaborazione del dott. Daniele Zanotti di Ovest Sesia, l’esplorazione del sottosuolo cittadino è avvenuta garantendo i massimi livelli di sicurezza possibili, nonostante le importanti precipitazioni meteoriche della prima mattinata.

Di enorme importanza è stato definire con precisione gli orari dell’esplorazione, affinché Ovest Sesia potesse ridurre la portata dei canali all’interno della roggia e disabilitare, in quella finestra temporale, le pompe elettromeccaniche di sollevamento. Queste, infatti, vengono azionate per aiutare il deflusso dell’acqua in canalizzazioni pressoché orizontali, ovvero prive di importanti pendenze.
L’improvviso carico di acqua che questi sistemi avrebbero generato, ci avrebbero potuto travolgere con conseguenti complicazioni.
Dopo aver ispezionato i tratti a cielo aperto, per valutare la portata dell’acqua, certamente arricchita dalle precipitazioni meteoriche, si è deciso di intraprendere l’ispezione conoscitiva.
E’ stato percorso un tratto di circa ottocento metri, da via Pastrengo a via Santorre di Santarosa, con il duplice obiettivo di verificare alcune dicerie popolari e di ispezionare uno dei rami idrogeologici minori di Vercelli, al fine di comprenderne lo stato in relazione ad eventuali problematiche idrogeologiche e di valutare l’eventuale presenza di scarichi abusivi.
L’aspetto che ci interessava maggiormente, era quello di poter osservare la fattura del manufatto in prossimità di viale della Rimembranza, sotto al quale si ipotizzava la presenza di un teatro romano un tempo unito all’anfiteatro.
Alcuni anziani avevano raccontato di aver esplorato, negli anni ’70, il tratto sotterraneo della roggia Molinara, tra l’anfiteatro e via Asmara e di aver visto, inglobati nella muratura, possenti mura romane.


Il tratto indagato è attribuibile ad un centinaio di anni fa, coerente con i lavori di deviazione risalenti al 1928. Il cemento di rivestimento, che costituisce volta e piedritti, sostituisce o copre ogni possibile tratto di romanità, ammesso che ancora esista.
Nei tratti a cielo aperto sono visibili diversi edifici abbandonati e avvolti dal degrado, mentre prolificano piante di fico, kiwi e canneti.
Interessante resta in ogni caso l’andamento dell’opera idraulica che un tempo seguiva le mura della cittadella e che, per questa ragione, riprende il perimetro dei bastioni.
Questo è invece il documentario integrale e completo di quanto girato durante la prima giornata esplorativa:

Impressionanti alcuni tratti interamente ricoperti da spesse ragnatele che conferiscono al sito un aspetto surreale, capace di far correre facilmente la fantasia ad un qualche film della saga di Alien.
Infine, alcune radici di piante, infiltrandosi nel sottosuolo attraverso tombinature di superfice, hanno raggiunto il fondo della galleria, creando veri e propri pilastri che andrebbero rimossi per evitare che essi trattengano i sedimi riducendo quindi la sezione dell’alveo.

“I risultati dell’iniziativa – sottolinea l’assessore Carlo Nulli Rosso – attuata grazie a Luigi Bavagnoli e Stefania Piccoli del “Teses”, ci permettono di consegnare tutto il materiale fotografico raccolto al nostro consulente tecnico per la redazione del Piano di Protezione Civile del Comune di Vercelli così come a Ovest Sesia che, essendo responsabile della manutenzione, avrà notizie nuove e attuali sullo stato del canale”.

La leggenda del lago sotterraneo sotto l’abbazia di S. Andrea a Vercelli (Piemonte, VC)

Il cardinale Guala Bicchieri diede ordine di costruire la basilica dedicata a S. Andrea nel 1219. Otto anni dopo vedeva la luce questo meraviglioso complesso di architettura religiosa che fonde elegantemente elementi di romanico e di gotico europeo.
Oggi è ancora qui tra di noi, imponente e maestoso. Un vero gioiello, vanto della città, famoso per il galletto in ferro battuto che svetta dalla sommità della torre di sinistra ed il rosone posto al centro della facciata. Ma esistono storie parallele, leggende meno note, aneddoti e curiosità spesso tramandate oralmente che, purtroppo, non raggiungono tutte le persone che vi transitano davanti ogni giorno. Come l’esistenza di due raffigurazioni lignee di Adamo ed Eva, curiosamente dotate di ombelico o, ancora, le numerose incisioni ancora parzialmente leggibili all’interno dei portali della facciata che rappresentano il nodo di Re Salomone, uno stemma araldico, un fiore di loto, il calvario e così via. Una di queste storie narra dell’esistenza di estesi sotterranei, che, seppur parzialmente, ho avuto modo di esplorare. Non solo. La tradizione parla anche della presenza di un suggestivo lago sotterraneo. 
In molti ritengono che la chiesa stessa sia stata costruita su di un lago, lasciando intendere un ambiente ipogeo degno della fantasia del miglior Verne. E così i racconti vengono tramandati dalla bocca all’orecchio e questa informazione prende forma ed acquisisce dettagli, fin troppo spesso frutto della fantasia. Diventa una grotta, ricca di concrezioni, con un parapetto e addirittura una piccola zattera in legno che avrebbe permesso, ai più coraggiosi, di arrivare sull’altra sponda.
Questo fiabesco ambiente sarebbe stato raggiungibile da uno dei numerosi cunicoli che, sempre a detta della tradizione popolare, si snoderebbero sotto al complesso abbaziale.
Quando tengo conferenze e incontri a Vercelli o nel vercellese, una delle domande ric01orrenti è sempre incentrata su questo mistero. E, fino a sabato scorso, ho sempre e solo potuto rispondere enunciando le mie personali ipotesi ed interpretazioni. Anche in questa occasione, ho parlato a Carlotta Gianella, giornalista de La Sesia, di queste teorie, prima di poter scendere nel sottosuolo e verificare de visu. Un ringraziamento particolare va agli amici de La Rete, gruppo eterogeneo di volontari che hanno a cuore la città di Vercelli, che ha preso in mano l’aspetto burocratico per ottenere le autorizzazioni necessarie a compiere questa indagine.

Quattro immagini che mostrano il primo ambiente, attualmente asciutto

Ero a conoscenza di questa leggenda fin da bambino, quando mio nonno usava raccontarmi storie di questo tipo, legate alla mia città ed alla mia terra.
Ma solo in seguito alla fondazione dell’associazione Teses decisi che era giunto il momento per saperne di più.
Potevamo escludere l’esistenza di grotte nel vercellese dalla semplice formazione geologica del territorio, che, essendo una pianura di origine alluvionale, non poteva che essere composta da stratificazioni di terreni sciolti quali fanghi, sabbie ed argille.
Purtroppo già questo elemento ci portava ad escludere la tanto fantasiosa quanto affascinante ipotesi di un lago sotterraneo.

E così ho iniziato a chiedermi che cosa avesse potuto originare tale storia. Pensavo e ripensavo ad un lago sotterraneo, un bacino d’acqua ipogeo, una cisterna.
Ecco, molto probabilmente dovevamo aspettarci una cavità artificiale, di tipo idraulico, realizzata per la conservazione dell’acqua. Questo scenario diveniva sempre più verosimile e non presentava punti deboli.
Le successive scansioni georadar, effettuate all’esterno del complesso, rilevarono l’esistenza di una grande cavità rettangolare, compatibile con quanto ci aspettavamo di trovare. Non solo, lo strumento indicò anche l’esistenza di alcune anomalie, disposte con simmetria e regolarità che, in pianta, erano coerenti con la presenza di possibili pilastri.
Non restava che ottenere le necessarie autorizzazioni per alzare il tombino e scendere, ancora una volta, nel cuore della leggenda. Nel prato retrostante al chiostro è iniziata la nostra esplorazione. Il chiusino indicato dalla ricerca viene finalmente sollevato e le nostre luci fendono l’oscurità. La tentazione di sbirciare subito all’interno va tenuta a bada, occorre analizzare la qualità dell’aria per evitare spiacevoli incidenti.
Scendo per primo, valutando eventuali rischi che gli altri membri de La Rete avrebbero potuto incontrare. La struttura appare ampia, si estende per oltre venti metri con una larghezza che supera i quindici. Noto subito una serie di pilastri a sostegno della volta, disposti con regolarità. Alcuni muri di calma rendono irregolare un ambiente invece pulito e simmetrico.

Serie di sei immagini relative al secondo ambiente esplorato, quello allagato e ricco di concrezionamenti particolarmente lunghi.

Sono leggibili tanti dettagli, l’ambiente si presenta umido ma asciutto ed il famigerato pozzo sotto pressione risulta ben sigillato e non spaventa. Esploriamo l’ambiente effettuando un primo rilievo speditivo, annotando la presenza di una cabina elettrica ricavata all’interno di questa grande cavità. E’ impossibile fare a meno di pensare che la destinazione d’uso di questo sito fosse quella di conservare l’acqua e che quindi un tempo fosse una grande cisterna capace di ospitare un migliaio di metri cubi di acqua.
Osservando le pareti notiamo però un’anomalia, una tamponatura. Ci domandiamo quindi dove, un tempo, potesse condurre. Terminate le operazioni ci soffermiamo a ragionare sui dati raccolti, con la soddisfazione di aver finalmente potuto osservare ciò che ha originato questa curiosa leggenda.
Sul prato, accanto ai nostri zaini, si trovano altri tombini. Richiediamo l’apertura di quello che, allo stato attuale delle indagini, pare essere il più prossimo alla tamponatura vista nell’ambiente ispezionato. Tramite una scaletta di metallo scendiamo nuovamente nel sottosuolo cittadino e troviamo la medesima tamponatura, ovviamente visibile dal lato opposto. Quel vano, pur essendo di modeste dimensioni, presenta una graditissima sorpresa! 
Una breccia in una delle pareti permette di accedere ad un ambiente che sembra più vasto. Dirigiamo il fascio delle luci dei nostri caschetti nell’oscurità. Con ancora più grande stupore appare ai nostri occhi un altro ambiente, grande quanto il primo visitato e in buona parte allagato. Un tempo doveva trattarsi del medesimo serbatoio ipogeo, quello realizzato nel 1909, poi separato. Tra i muri ed i pilastri si intravedono quella che era la vecchia scala di accesso, ormai inutilizzabile, alcune vasche e dei pilastri realizzati per il sostegno di tubature oggi scomparse. Alla luce di questo ambiente, che nella sua totalità si estende per 25 metri per 35, si rendono necessari studi più accurati ed approfonditi orientati a migliorare la comprensione del sito nella sua totalità. L’indagine è stata decisamente positiva: questo nuovo ambiente, grazie anche alla quantità di acqua al suo interno, fa proprio pensare a quel misterioso quanto fantomatico lago sotterraneo di cui tutti abbiamo sentito raccontare in una delle leggende più importanti di Vercelli.
Seguono alcune immagini relative alle restituzioni del rilievo effettuato in occasione del primo sopralluogo, che facilitano la comprensione del manufatto. Indubbiamente si tratta di un ottimo spunto per future e più approfondite indagini.

Non ultimo un ringraziamento alla società ATENA S.p.A. di Vercelli rappresentata in campo dai tecnici Fabrizio Conti e Andrea Sarasso.
La società ha permesso, dopo gli opportuni aspetti burocratici e formali, la visita agli ambienti in piena sicurezza attraverso propri mezzi e risorse, fornendo anche tutte le informazioni tecnico/storiche richieste sul manufatto.

Indagini a Briaglia con TechGea (Piemonte, CN)

Come promesso siamo tornati a Briaglia dall’amico Fabrizio Milla in compagnia del dott. geologo Andrea Ferrarotti e dei tecnici di TechGea.

Come anticipato qui, il nostro intento è quello di verificare le supposizioni del porf. Ettore Janigro D’Aquino, in merito ad un possibile dromo sotterraneo, da lui rilevato con l’aiuto di studenti dell’Università nel 1971.

Grazie all’indiscutibile progresso tecnologico avvenuto da allora, un rilevamento geofisico, effettuato ad oggi, avrebbe certamente dipanato ogni dubbio, garantendo approssimazioni di gran lunga più precise ed accurate.

TechGea ha quindi messo a disposizione la sua esperienza, nonché i propri mezzi e tecnici, per poter effettuare un’accurata indagine con metodologia georadar, elettromagnetica e geoelettrica, per la ricerca di possibili resti di interesse archeologico.

Ottenute le relative autorizzazioni a procedere, ci siamo quindi recati sul prato lungo la dorsale nei pressi di Via Roma, per indagare l’area indicata dal D’Aquino. I tecnici di TechGea hanno deciso di impiegare tre metodologie di indagini geofisiche differenti, al fine di sfruttare al meglio le diverse proprietà fisiche che differenziano possibili resti di natura antropica dal materiale che li ospita.

Si è quindi proceduto con l’esecuzione di un rilievo elettromagnetico in dominio di frequenza (EM) sull’intera area in esame, per ottenere una mappa di conducibilità elettrica. Dai numerosi valori ottenuti, si è deciso di procedere lavorando sull’andamento della conducibilità elettrica apparente alla frequenza di 9KHz, in quanto è il valore che ha fornito la maggiore stabilità nella misure, ad una profondità di circa 3 o 4 metri.

Successivamente sono stati realizzati due stendimenti geoelettrici multi-elettrodo (ERT1 e ERT2) per ottenere altrettante sezioni di resistività elettrica reale.
Infine si è ritenuto necessario eseguire anche una serie di sezioni tramite georadar (GPR), con un’antenna capace di lavorare alla frequenza di 400 Mhz per garantire il miglior compromesso tra profondità di indagine e grado di dettaglio.

In un contesto marnoso a tratti limoso-argillose, dalla sezione ERT2 si è evidenziata un’anomalia resistiva di incerta attribuzione in prossimità della strada, ad una profondità stimata di circa 4 metri dal piano di campagna.
Vista l’omogeneità litostratigrafica del sito in esame è possibile ipotizzare che si possa trattare di un qualche evidenza antropica, mentre l’indagine GPR non ha fornito dati di interesse nello strato di circa 150 centimetri dal piano di campagna.

Al termine dell’analisi dei dati così raccolti è possibile escludere quasi totalmente la natura artificiale del vuoto sentito dagli strumenti utilizzati oltre cinquant’anni da D’Aquino, che potrebbe comunque essere una fessurazione di origine naturale del terreno, male interpretata a causa della scarsa precisione delle apparecchiature del tempo.

Analisi dei dati geoelettrici

E’ invece interessante l’anomalia a ridosso della strada, che potrebbe realisticamente indicare un accumulo di macerie oppure di una qualche struttura artificiale oggi sepolta. Impossibile però datare, allo stato attuale dell’indagine, il periodo di tale materiale, che potrebbe essere studiato solamente in seguito ad un saggio cauto di scavo.