Archivi tag: indagine

Rassegna Stampa – Indagine Molinasso di Vercelli

Le apparecchiature Dräger a supporto dell’esplorazione del canale Molinasso a Vercelli
LabWorld
6 aprile 2018
https://www.labworld.it/drager-esplorazione-del-canale-molinasso/

La rischiosa esplorazione del Molinasso

La Sesia
06 aprile 2018

Esplorando il Molinasso: viaggio nel sottosuolo alla scoperta della Vercelli di duemila anni fa

Notizia Oggi
03 aprile 2018

Dai sotterranei della Vercelli antica informazioni per la sicurezza di oggi
Esplorazioni speleo-archeologiche in centro città

La Stampa
01 aprile 2018

Operazione Molinasso riuscita: ecco le prime scoperte
Vercelli Notizie
31 marzo 2018

Nelle rogge alla scoperta dei segreti di Vercelli

La Stampa
30 marzo 2018

4 metri sotto terra nel Molinasso: si va alla ricerca di reperti e “rischi”

La Sesia
30 marzo 2018

Sotto terra, alla scoperta del Molinasso: domani discesa nel ventre di Vercelli
Vercelli Notizie
30 marzo 2018

Indagine archeologica al Molinasso
TG Vercelli
29 marzo 2018

Vercelli: La perlustrazione del Molinasso
Vercelli Web
29 marzo 2018

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Comunicato Stampa – Indagine presso il Molinasso di Vercelli (VC)

Comunicato Stampa – Indagine presso il Molinasso di Vercelli (VC)

L’esplorazione nel sottosuolo sarà condotta sabato 31 marzo 2018 (*) da Luigi Bavagnoli, fondatore e presidente dell’associazione Te.s.e.s., con il supporto in superfice di Stefania Piccoli, fotografa, e di Fabrizio Danieli, video operatore.

(*) Qualora le condizioni metereologiche siano avverse, visto il rischio insito in questa specifica operazione, l’indagine verrà rimandata a data da destinarsi.

L’operazione ha il duplice scopo di valutare le condizioni degli ambienti ai fini di poter condurre un’indagine completa e sistematica, con particolare attenzione ai rischi legati alla contaminazione biologica, alla presenza di gas nocivi per l’uomo e alle condizioni di staticità della cavità e, al contempo, di iniziare a raccogliere il maggior numero di informazioni possibili da poter condividere con storici, studiosi e archeologi sull’opera ipogea e sulle sue fasi costruttive.

In base alla possibilità di permanere nel sottosuolo in totale sicurezza, alla limitata capacità di movimento e all’impiego degli idonei sistemi di rilievo, si tenterà di raccogliere materiale videofotografico e alcune misurazioni indicative circa le sezioni della galleria, il modulo dei mattoni impiegati al suo interno e la quantità e fattura delle opere laterali di adduzione e trasporto delle acque.

Analizzando a tavolino questi elementi sarà possibile definire se e come procedere all’indagine del manufatto, indispensabile al fine di migliorare la comprensione di un elemento molto importante della storia della città che si presume possa avere origine in epoca romana.

Si stima di poter esplorare un tratto di sotterraneo esteso per approssimativamente 400 metri, su di un totale di oltre 18 chilometri di opere cunicolari.

L’area in cui concentrare maggiormente le indagini resta quella compresa tra via Fratelli Bandiera e via Dante, dove si ipotizza possano essere rimaste inalterate le vestigia dell’opera romana, mentre si ritiene che i tratti a monte di via Dante siano stati nel tempo troppo rimaneggiati da non consentire più una lettura di valenza archeologica ed architettonica.

I DPI tecnici che adopereremo, forniti da Dräger, ci consentiranno il totale isolamento dall’ambiente ed un’autonomia stimata di 45 minuti per ogni bombola impiegata, anche se sicuramente limiteranno in qualche modo la mobilità e la manualità durante le operazioni.

In questa fase, dopo briefing condiviso con i tecnici Dräger si è deciso di affrontare l’ispezione in totale ed assoluta sicurezza, per raccogliere informazioni circa i rischi ed i pericoli che questa esplorazione può comportare.

In una seconda e successiva fase avremo le informazioni necessarie per sapere se sarà possibile ridurre il livello di guardia a favore di una più agile raccolta dei dati.

Le indagini verranno portate avanti con la consulenza di Dario Gaviglio, del Centro Studi Vercellae – centro studi ricerche storiche e archeologiche.

 

Luigi Bavagnoli, esploratore, speleologo, oltre vent’anni di esperienza nell’esplorazione e nello studio delle cavità artificiali. Fondatore e presidente di Te.s.e.s. (Team Sperimentale Esplorazione Sotterranei) dal 1996, Co-fondatore e consigliere per quattro anni di FNCA (Federazione Nazionale Cavità Artificiali), esploratore di Estrema Team, membro onorario di GRA (Geographical Research Association), istruttore Survival per IMF (Italian Military Fitness);
autore, divulgatore, personaggio televisivo, tiene corsi e conferenze, scrive su giornali e mensili, realizza documentari.

Si ringrazia il Comune di Vercelli, il sindaco Dott.ssa Maura Forte, l’assessore Carlo Nulli Rosso;

ATENA, ASM Vercelli, gruppo IREN, Fabrizio Conti, Fabrizio Tucci, Antonio D’Andrea, Sandro Baraggioli;

Dräger Italia, Giampiero Moroni, Marco Magri.

Si ringrazia inoltre Roberto Riva Cambrino comandante della Polizia Municipale di VercelliErcole Gaibazzi della Protezione Civile di Vercelli e tutti i tecnici volontari impiegati nelle operazioni.

 

Il pozzo della Locanda dei Gelsi a Villar San Costanzo (CN)

Grazie alla collaborazione tra lo Speleo Club Saluzzo SCS “F. Costa” CAI sez. Monviso, il gruppo speleologico CAI Varallo e l’associazione speleo-archeologica Teses di Vercelli sono state condotte le operazioni di studio del pozzo sito all’interno della ‘Locanda dei Gelsi’ a Villar San Costanzo, in provincia di Cuneo.

La cavità, un pozzo artificiale di oltre settanta metri, è un’opera imponente, frutto dell’ingegno umano che ha portato le maestranze a scendere nel conglomerato fino al raggiungimento dell’acquifero che avrebbe alimentato la presa dell’acqua.

La squadra, organizzata in ogni dettaglio da Maurilio Chiri, ha coinvolto tecnici del soccorso speleologico, istruttori di alpinismo, video operatori e fotografi, un medico in grado di garantire il presidio sanitario ed eventuali interventi in caso di emergenza e numerosi assistenti alle operazioni.
Studiosi, storici, archeologi e geologi si sono confrontarti per produrre una prima relazione descrittiva della cavità artificiale e del suo contesto, allo stato attuale della conoscenza.

E’ stato possibile realizzare il rilievo architettonico, il servizio video fotografico, l’indagine mensiocronologica ed il repertamento di alcuni frammenti di laterizio, di malta e di legno per successivi analisi di laboratorio.

PDF – Teses – Relazione Pozzo Villar San Costanzo

Hanno partecipato alle esplorazioni:

Maurilio Chiri (Nonno Brinu – SCS Saluzzo): volontario soccorso speleologico, pianificazione ed organizzazione delle operazioni;

Mattia Gerbaudo (Jerba – SCS Saluzzo): primo esploratore del pozzo, volontario soccorso speleologico, istruttore regionale di alpinismo, specializzato in lavori su fune e in spazi confinati- responsabile della sicurezza e gestione materiali tecnici;

Gherardo Biolla (Gheri): primo esploratore del pozzo, tecnico soccorso speleosubacqueo, istruttore Full Cave – co-responsabile sicurezza e responsabile materiali subacquei per la respirazione;

Daniele Fringuello (Cip – SCS Saluzzo): tecnico soccorso alpino, istruttore regionale di alpinismo, responsabile delle manovre tecniche di salita e discesa, responsabile comunicazione radiofonica;

Stefania Strumia (SCS Saluzzo): documentazione video-fotografica esterna;

Danilo Carpani (CAI Varallo): OP2, rilievo, documentazione video-fotografica interna pozzo con camera su caschetto;

Luigi Bavagnoli (Teses): OP1, lettura del manufatto, rilievo, campionamenti per esami di laboratorio, indagine mensiocronologica, documentazione video interna al pozzo, analisi dei dati.

Stefania Piccoli (Teses): documentazione video-fotografica esterna, contatto radio testa pozzo con Operatore 1, restituzione rilievo di backup;

 

Hanno dato supporto alle operazioni:

Dott. Gianluca Tesio – Medico urgentista 118, presidi sanitari, verifica stato clinico degli operatori, intervento in caso di emergenza;
Gianluca Torassa (Thor – SCS Saluzzo): responsabile della sicurezza e gestione materiali tecnici prima discesa;
Tino Gotta (SCS Saluzzo): aiuto con materiali alla prima discesa e documentazione fotografica;
Stefano Mancardi (P1 – SCS Saluzzo): assistente alle operazioni;
Andrea Lorenzo Gotta (Masterchef – SCS Saluzzo): assistente alle operazioni;
Eleonora Monge: PR e logistica;
Loris Perasso: Organizzazione evento;
Paolo Testa (CAI VARALLO): supporto alle operazioni, documentazione fotografica;
Andrea Dellassette (CAI Varallo);
Marco Godio (CAI VARALLO);
Dott. archeologo Fabio Occhial: supporto conoscitivo;
Dott. geologo Alfredo Frixa (coll. Teses): inquadramento geologico;
Dott. geologo Enrico Collo (www.naturaoccitana.it): inquadramento geologico;

Si ringrazia:
Davide e Valeria Giordano, proprietari del fondo in cui si apre il pozzo;
AerGeo, disponibilità elicottero e riprese aeree;
Locanda dei Gelsi, per l’accoglienza e la disponibilità;
On Rope, lavori su fune e spazi confinati (Fossano, CN);
BPG Radiocomunicazioni SRL (Pinasca TO), Marco Zuccotti;
Armeria 9millimetri (Vercelli, VC)
Armeria Dama (Casale Monferrato, AL);
AL PA impianti elettrici (Envie, CN);
Giovanni Ristorto, storico locale;
Andrea Mattio, per la dimostrazione da rabdomante

S.A.S.P. (SOCCORSO ALPINO E SPELEOLOGICO PIEMONTESE) nelle persone di :
Rattalino Valter (delegato per la quattordicesima delegazione Monviso)
Massimo De Michela (operatore SASP presso centrale 118)
Ruggero Bissetta (operatore SASP presso centrale 118)
Giancarlo Fenoglio (Direttore scuola tecnici SASP e tecnico elisoccorso)
Franco Galliano (Presidente sez. CAI Monviso Saluzzo)

Indagini a Briaglia con TechGea (Piemonte, CN)

Come promesso siamo tornati a Briaglia dall’amico Fabrizio Milla in compagnia del dott. geologo Andrea Ferrarotti e dei tecnici di TechGea.

Come anticipato qui, il nostro intento è quello di verificare le supposizioni del porf. Ettore Janigro D’Aquino, in merito ad un possibile dromo sotterraneo, da lui rilevato con l’aiuto di studenti dell’Università nel 1971.

Grazie all’indiscutibile progresso tecnologico avvenuto da allora, un rilevamento geofisico, effettuato ad oggi, avrebbe certamente dipanato ogni dubbio, garantendo approssimazioni di gran lunga più precise ed accurate.

TechGea ha quindi messo a disposizione la sua esperienza, nonché i propri mezzi e tecnici, per poter effettuare un’accurata indagine con metodologia georadar, elettromagnetica e geoelettrica, per la ricerca di possibili resti di interesse archeologico.

Ottenute le relative autorizzazioni a procedere, ci siamo quindi recati sul prato lungo la dorsale nei pressi di Via Roma, per indagare l’area indicata dal D’Aquino. I tecnici di TechGea hanno deciso di impiegare tre metodologie di indagini geofisiche differenti, al fine di sfruttare al meglio le diverse proprietà fisiche che differenziano possibili resti di natura antropica dal materiale che li ospita.

Si è quindi proceduto con l’esecuzione di un rilievo elettromagnetico in dominio di frequenza (EM) sull’intera area in esame, per ottenere una mappa di conducibilità elettrica. Dai numerosi valori ottenuti, si è deciso di procedere lavorando sull’andamento della conducibilità elettrica apparente alla frequenza di 9KHz, in quanto è il valore che ha fornito la maggiore stabilità nella misure, ad una profondità di circa 3 o 4 metri.

Successivamente sono stati realizzati due stendimenti geoelettrici multi-elettrodo (ERT1 e ERT2) per ottenere altrettante sezioni di resistività elettrica reale.
Infine si è ritenuto necessario eseguire anche una serie di sezioni tramite georadar (GPR), con un’antenna capace di lavorare alla frequenza di 400 Mhz per garantire il miglior compromesso tra profondità di indagine e grado di dettaglio.

In un contesto marnoso a tratti limoso-argillose, dalla sezione ERT2 si è evidenziata un’anomalia resistiva di incerta attribuzione in prossimità della strada, ad una profondità stimata di circa 4 metri dal piano di campagna.
Vista l’omogeneità litostratigrafica del sito in esame è possibile ipotizzare che si possa trattare di un qualche evidenza antropica, mentre l’indagine GPR non ha fornito dati di interesse nello strato di circa 150 centimetri dal piano di campagna.

Al termine dell’analisi dei dati così raccolti è possibile escludere quasi totalmente la natura artificiale del vuoto sentito dagli strumenti utilizzati oltre cinquant’anni da D’Aquino, che potrebbe comunque essere una fessurazione di origine naturale del terreno, male interpretata a causa della scarsa precisione delle apparecchiature del tempo.

Analisi dei dati geoelettrici

E’ invece interessante l’anomalia a ridosso della strada, che potrebbe realisticamente indicare un accumulo di macerie oppure di una qualche struttura artificiale oggi sepolta. Impossibile però datare, allo stato attuale dell’indagine, il periodo di tale materiale, che potrebbe essere studiato solamente in seguito ad un saggio cauto di scavo.

Ritorno al castello dei Malamorte – Belveglio (Piemonte, AT)

Siamo finalmente riusciti a tornare al castello di Belveglio, in provincia di Asti, meglio conosciuto come castello della Malamorte.

Abbiamo controllato alcune misure dei rilievi effettuati la volta precedente, per poter completare i rilievi, e poi abbiamo tentato l’esplorazione di una galleria nuova.

Nuova nel senso che non era conosciuta al momento del nostro primo sopralluogo, ma che abbiamo avuto la fortuna di notarla nella boscaglia.

Il suo accesso era inibito da smottamenti del terreno, relativamente recenti, infatti è stato possibile localizzarla grazie ad una leggera depressione del terreno, poco leggibile, dalla quale sporgeva una modesta porzione di legno.

Non si  trattava di un albero caduto, ma di un frammento di centina lignea impiegata, come abbiamo potuto verificare nelle altre gallerie del complesso studiate la volta precedente, per irrobustire la struttura dei cunicoli che, essendo scavati in sedimenti marini composti da sabbie fossilifere compatte, sono decisamente instabili.

Infatti, dopo aver aperto un varco per consentire l’ispezione, ci siamo imbattuti in un tratto esplorabile di 25 metri, all’interno del quale l’intera volta è collassata. I macigni di roccia sedimentaria sono precipitati all’interno della galleria stessa, ostruendola e danneggiando la struttura di sostegno in legno.

Al contempo, però, si è creata una stretta intercapedine che consente il passaggio tra la volta, non più esistente, della galleria ed i vuoti lasciati dai blocchi precipitati dal soffitto.

Durante la percorrenza si notano importanti distaccamenti, alcuni dei quali rendono molto pericolosa l’indagine. Al termine, la galleria è interessata da un importante movimento franoso decisamente instabile e che scarica costantemente detriti dall’alto.

Pubblicato il nuovo video di questa esplorazione!


 

Ricerche di vuoti e di cavità sotterranee con Jeohunter (Makro Jeo Hunter)

Da diversi anni facciamo affidamento alla tecnologia GPR (ground penetrating radar) per affiancare strumentalmente le nostre ricerche.
Tra i vari strumenti impiegati, riteniamo che il Jeohunter (Makro Jeo Hunter) sia un valido compromesso tra costo e prestazioni, nonché duttile a livello logistico.

Jeo Hunter test

Fornito con una sacca per il trasporto, le sue ridotte dimensioni consentono di utilizzarlo nella maggior parte delle situazioni, non limitandosi necessariamente a contesti a cielo aperto in superficie.
Spesso e volentieri abbiamo avuto l’opportunità di impiegarlo anche nel sottosuolo, senza dimenticare che la mobilità della piastra / antenna, permette di utilizzarlo anche su superfici verticali, quali pareti e muri.
La sua principale caratteristica di rilevare vuoti permette così di ipotizzare cosa possa trovarsi alle spalle di un muro, se una tamponatura nasconde una semplice nicchia o un ambiente vero e proprio.
Sebbene non immediato da configurare, in termini di calibrazione della risposta del terreno che dovrà scandagliare, la risposta risulta sempre piuttosto accurata.

Il suo antagonista, per fascia di prezzo e prestazioni, il Golden King, gode di una resa grafica sicuramente più accattivante e moderna, ma forse l’elaborazione delle risposte alle onde proiettate nel terreno, risente di qualche approssimazione di troppo.
In alcune situazioni, che definirei ideali, è stato possibile seguire l’andamento di una galleria dall’alto, in modo incredibilmente preciso. Essa però non si trovava a grandi profondità, anzi, possiamo confermare che fosse ricoperta da lastre di pietra di spessore variabile tra i 15 ed i 20 centimetri.

 

Esplorazione al castello di Zavattarello (PV)

Grazie all’invito degli amici di IDP siamo stati al castello di Zavattarello, in provincia di Cuneo.
Ci sono molti ambienti da indagare ed il primo sopralluogo è stato decisamente interessante.

Alcuni ambienti sotterranei mostrano tubature moderne e sarebbe utile poter recuperare i progetti dettagliati degli interventi per comprendere le alterazioni subite nelle più recenti fasi.
Una nicchia, presente a diversi metri di altezza sul muro esterno del castello, ha attirato la nostra attenzione. Nessuno dei presenti aveva idea di cosa celasse, così abbiamo deciso che il metodo più sbrigativo per risolvere almeno questo enigma, fosse quello di calarsi da una delle finestre del castello e di andare a sbirciare.

Non capita di frequente di scendere sul fianco di un maniero in questo modo, tanto meno durante un temporale, avvolti dalla nebbia, sospinti dal vento e con poderosi fulmini alle spalle. Sicuramente una situazione particolare e, per ora, unica! 🙂