Archivi tag: archeologia

Misteri nel Sottosuolo: Luigi Bavagnoli parla al Cicap Lombardia

Venerdì 28 aprile 2017 all’insegna dei Misteri del Sottosuolo, con Luigi Bavagnoli in conferenza per la delegazione Cicap Lombardia.

Serata divertente e senza sosta, in cui Bavagnoli, fondatore e presidente dell’associazione speleo archeologica Teses ha raccontato come indagare una leggenda.

Metodi, strumenti ed approccio di studio per risalire all’evento originale che si trova alla base delle leggende che oggi sono giunte fino a noi. Un’avventura nei sotterranei, tra pozzi, labirinti e castelli, ricercando la verità.

 

 

Ricerche di vuoti e di cavità sotterranee con Jeohunter (Makro Jeo Hunter)

Da diversi anni facciamo affidamento alla tecnologia GPR (ground penetrating radar) per affiancare strumentalmente le nostre ricerche.
Tra i vari strumenti impiegati, riteniamo che il Jeohunter (Makro Jeo Hunter) sia un valido compromesso tra costo e prestazioni, nonché duttile a livello logistico.

Jeo Hunter test

Fornito con una sacca per il trasporto, le sue ridotte dimensioni consentono di utilizzarlo nella maggior parte delle situazioni, non limitandosi necessariamente a contesti a cielo aperto in superficie.
Spesso e volentieri abbiamo avuto l’opportunità di impiegarlo anche nel sottosuolo, senza dimenticare che la mobilità della piastra / antenna, permette di utilizzarlo anche su superfici verticali, quali pareti e muri.
La sua principale caratteristica di rilevare vuoti permette così di ipotizzare cosa possa trovarsi alle spalle di un muro, se una tamponatura nasconde una semplice nicchia o un ambiente vero e proprio.
Sebbene non immediato da configurare, in termini di calibrazione della risposta del terreno che dovrà scandagliare, la risposta risulta sempre piuttosto accurata.

Il suo antagonista, per fascia di prezzo e prestazioni, il Golden King, gode di una resa grafica sicuramente più accattivante e moderna, ma forse l’elaborazione delle risposte alle onde proiettate nel terreno, risente di qualche approssimazione di troppo.
In alcune situazioni, che definirei ideali, è stato possibile seguire l’andamento di una galleria dall’alto, in modo incredibilmente preciso. Essa però non si trovava a grandi profondità, anzi, possiamo confermare che fosse ricoperta da lastre di pietra di spessore variabile tra i 15 ed i 20 centimetri.

 

A Gravellona il ponte sull’antica via romana

Barzo - Provincia Pavese

E’ uscito sulla Provincia Pavese del 23/08/2015, l’intervista di Stafania Zagato in cui si parla di un’antica strada romana presso un’abitazione fortino del XV sec. con annesso ponte risorgimentale a Gravellona Lomellina (PV).

http://laprovinciapavese.gelocal.it/tempo-libero/2015/08/23/news/a-gravellona-il-ponte-sull-antica-via-romana-1.11978206

Archeologia del sottosuolo

L’archeologia del sottosuolo

Si parla, sovente a sproposito, di archeologia del sottosuolo. Su internet proliferano escursionisti che seguono un sentiero in un bosco, si fanno un “selfie” accanto ad una pietra e si investono del titolo di “archeologo del sottosuolo” o, per i meno ambiziosi, di semplice “esploratore”.
Ma la realtà è ben diversa. L’archeologia del sottosuolo, nota anche come archeologia ipogea, deriva da quella che un tempo, negli anni ’80, era conosciuta come speleologia in cavità artificiali.
Speleologia che ha poco a che vedere con quella classica, tradizionale, nonostante alcuni elementi comuni come il sottosuolo e parte dell’attrezzatura.
Se lo speleologo carsico, colui che scivola nelle fenditure naturali, ricerca grotte e studia il sistema idrogeologico delle montagne, chi si occupa di archeologia del sottosuolo è certamente più orientato all’aspetto antropico.
In comune hanno il caschetto, ovviamente. Ma mentre il primo può permettersi di illuminare le oscurità delle caverne con l’acetilene, in ambito antropizzato ciò è da evitare. Vanno utilizzati solo impianti a lampade, siano alogene o led, possibilmente stagni.
L’acetilene produce una fiamma molto luminosa, capace di rischiarare ampi spazi. Di contro consuma ossigeno, che in grotta spesso abbonda, mentre in artificiale sovente scarseggia. Inoltre la fiamma può rovinare tracce di importanza archeologica, non presenti in ambienti carsici.
Va sottolineato che l’archeologia del sottosuolo include lo studio delle grotte naturali solo se, almeno in parte, sono state antropizzate.
In comune hanno l’imbracatura e l’uso di corde statiche. Ma il resto è molto differente.
Nel corso del primo Congresso Nazionale di Archeologia del Sottosuolo, tenutosi a Bolsena nel dicembre 2005, si sono definite le caratteristiche e le specifiche di questa nuova disciplina e si sono chiariti i suoi obiettivi.
Disciplina nuova, ma che in realtà è l’evoluzione naturale dell’esplorazione. Multi-disciplina, in realtà, in quanto in essa devono necessariamente convergere storia, architettura, archeologia, geologia, antropologia e molto altro ancora.
Chi si occupa – seriamente – di queste ricerche, deve essere psicologicamente e fisicamente preparato per muoversi nel sottosuolo, in condizioni di pericolo, di freddo, di umidità e di disagio; deve essere in grado di leggere l’ambiente che lo circonda, di comprenderlo; deve infine essere abile nel documentare ciò che ritiene utile testimonianza per la corretta ricostruzione storica.
Questi dati, infine, verranno portati in superficie, e saranno consegnati agli studiosi, agli archeologi, alle Soprintendenze, affinché si possa migliorare la conoscenza del sito grazie allo studio di queste fonti spesso inedite.
Inedite in quando difficili da indagare e che appunto richiedono questa importante convergenza di discipline.
Va da se quanto sia importante l’accurata e puntuale raccolta di dati, che non può essere improvvisata. Tanto più la lettura è corretta, e tanto più precisi saranno gli studi effettuati dagli esperti che, necessariamente, dovranno basarsi sui dati raccolti.

Recupero, tutela e salvaguardia: storia o persone?

La modernità, i progressi della medicina ed i miglioramenti dell’alimentazione hanno permesso all’essere umano di vivere più a lungo e di moltiplicarsi sempre di più.
Aumentando di numero, è proporzionalmente salito anche il numero di imbecilli. Nulla è perfetto.

Ma la facilità con cui questi hanno modo di esprimere così democraticamente e rapidamente le proprie elucubrazioni è paradossalmente dannosa.
Occupandomi non solo di esplorazioni di cavità artificiali e di archeologia del sottosuolo ma anche di tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale mi trovo spesso impegnato nel tentativo di documentare i resti del nostro passato, cercando di sensibilizzare gli enti preposti alla loro conservazione e ad eventuali interventi di salvaguardia.
Impiego del proprio tempo e delle proprie risorse discutibile, forse.

Ma essere aggredito verbalmente da qualcuno perché non indirizzo le mie energie nel salvaguardare gli esseri umani lo trovo idiota e ridicolo, almeno quanto il mio stesso interlocutore.
La mia attività non sottrae nulla all’umanità, anzi, si prefigge di lasciare testimonianze del proprio passato per chi fosse talmente illuminato da interessarsene.

Come per gli ambiti culturali, esistono ministeri, enti, associazioni e volontari che si occupano degli esseri umani. Anzi, sospetto che siano di numero ben maggiore queste ultime.
Ognuno con rispettivi fondi, distinti e prestabiliti ai quali attingere.

Dare priorità agli esseri umani, rispetto alle “cose”, è sicuramente più nobile causa per alcuni, forse per molti.
Ma se molte “cose” sono distrutte o rischiano di scomparire è proprio per colpa degli “uomini”.
Ecco perché, quando ne ho modo, cerco di aiutare gli animali. Anche loro sono spesso vittime degli “uomini” da salvare.

Ognuno si senta libero di impiegare il proprio intelletto, il proprio tempo e le proprie risorse economiche nella direzione che gli è più congeniale, purché a fin di bene. E non a smerigliale le parti basse degli altri.

Con affetto, come sempre.

Archeologia del Sottosuolo

Spesso parlo di Archeologia del Sottosuolo, disciplina nata nel corso del I° Congresso Nazionale di Archeologia del Sottosuolo, tenutosi nel dicembre del 2005 a Bolsena.
Da allora pare che ogni gruppo di ricercatori, di appassionati di trekking, di speleologi, di turisti, di escursionisti, di ghost hunters e di esploratori domenicali, si occupino di ciò.
Dal mio punto di vista ciò sarebbe tutto molto bello, ma purtroppo mi rendo conto che non è così.
Innanzitutto non si tratta di un’attività che si può improvvisare, sono necessari anni di pratica e di studio. Inoltre è frutto della convergenza di numerose discipline, quali la speleologia, l’archeologia, l’architettura, la storia, la geologia, etc…
Vagare nei boschi, tra antichi ruderi abbandonati nella speranza di incappare in una cantina abbandonata non è da considerarsi Archeologia del Sottosuolo.
Nemmeno sfoggiare selfie su Facebook per dimostrare di essere giunto fino a quel punto lo è.

Si tratta di un’insieme di studi e di raccolta dati che devono essere elaborati in modo tale che possano costituire preziosa (in quanto inedita) documentazione a favore degli studiosi, degli archeologi e delle Sorpintendenze.

Occorre come prima cosa aver maturato almeno cinque o sei anni di esperienza speleologica. In questo modo si apprendono non solo le tecniche ed l’uso dei materiali, ma principalmente si conoscono i propri limiti. Sia fisici che psicologici.
Ci si abitua alla fatica, alla permanenza nel sottosuolo, bagnati dall’acqua, resi scivolosi dal fango, indeboliti dal freddo. Si impara a dominare la paura ed a mantenere la lucidità necessaria per poter svolgere il delicato lavoro di raccolta delle informazioni nel modo più preciso possibile.

Solo allora si potranno effettuare misurazioni, rilievi, campionamenti, ma anche scattare fotografie e girare video.
Queste operazioni, così sommariamente descritte, devono essere eseguite con metodo e con la preparazione necessaria nel capire cosa si stia eseguendo.
E’ quindi obbligatorio trascorrere molte ore sui libri, per imparare, per capire, per comprendere.

Questo è l’unico modo per ottenere dati di interesse, per presentarli in modo corretto ed evitare inutili rischi.

L’Archeologia del Sottosuolo non è solo quella faticosa attività che ci vede strisciare sottoterra misurando mattoni. La maggior parte della ricerca segue sentieri più tradizionali, come la ricerca delle fonti in archivio, la raccolta di testimonianze e di memoria popolare. Ma anche indagini tramite strumentazione elettronica all’avanguardia, come riprese aree tramite droni comandati in remoto, l’impiego di termocamere, di georadar, di sonde endoscopiche.

E’ sicuramente un’attività faticosa ma le cavità artificiali vanno studiate in questo modo. Se avete passione e buon senso ce la potete fare!

Archeologia a Vercelli, distruzioni e ritrovamenti

Parlare di archeologia nella città di Vercelli pare quasi essere un tabù.
Troppe sono le lacune, le mancanze, il disinteressamento, le manovre poco pulite che hanno danneggiato la comprensione dell’antico vercellese.
Vige ancora oggi omertà, indifferenza, invidia, coscienza sporca di molti.

Finché l’economia era retta da floride aziende o dalla quasi millenaria agricoltura nessuno si preoccupava delle perdite che avvenivano nel settore culturale, e si lasciava fare.
Ora che l’archeologia ed il turismo basato su di essa potrebbero rappresentare una risorsa inedita e dal grande potenziale, ci si piange addosso per gli sprechi consentiti nel passato.

Moltissimi ritrovamenti fortuiti non sono mai stati segnalati, anzi, sono diventati oggetto di speculazione. Campi arati e livellati riportavano alla luce preziosa documentazione dell’antico, che prontamente veniva demolita, occultata o rivenduta. Per trarne profitto, certamente, ma anche per evitare le rogne che gli uffici preposti alla loro tutela avrebbero comportato.
Questa è la mentalità individualista che vige dalle nostre parti. Non la giudico, riporto i fatti.

Situazione analoga durante l’edificazione selvaggia che dal dopoguerra ha raggiunto gli anni ’70 del secolo scorso. L’introduzione di macchine per la movimentazione della terra e di ruspe, ha permesso una rapidissima demolizione degli strati protetti e custoditi nel sottosuolo. Tutti concordi nel tacere e a voltare lo sguardo altrove. Pare irreale che si sia potuto consentire tutto ciò, eppure è andata in questo modo. Incredibile che a nessuno stesse a cuore la salvaguardia di resti della città medievale o romana, per esempio. E’ più facile pensare che queste persone abbiano ricevuto lauti benefici a placare le grida della propria coscienza.

Ditte, operai, supervisori ed una pletora di altri personaggi hanno occultato, trafugato, collezionato e rivenduto migliaia di pezzi che oggi potrebbero arricchire i nostri musei.

Tutto ciò non lo dico io, che in quegli anni non ero ancora nato o che ero troppo piccolo, ma lo dicono le persone che hanno vissuto, sia da una parte che dall’altra, quelle vicende.

Ciò che oggi possiamo ancora osservare, studiare e godere, è quanto tratto in salvo da quelle persone che si sono impegnate nella salvaguardia di questi beni della comunità, andando contro ciò che doveva preservare ma che invece permetteva la loro distruzione.

Un grazie quindi al Leone, al Guala, al Viale, ai Gaviglio ed a tutti i gruppi di ricerca storica ed archeologica che hanno permesso, negli anni, la raccolta di pezzi altrimenti perduti.

Grazie a chi si è operato per bloccare certi lavori, creandosi inimicizie, a chi ha segnalato queste situazioni, ha chi ha impegnato il proprio tempo ed il proprio denaro per la salvaguardia dell’archeologia Vercellese.

Grazie da parte di tutti noi perché questi oggetti, ancora capaci di raccontarci la nostra storia, sono nostri, della collettività. Sta a tutti noi preservarli e tutelarli affinché possano ancora narrare la vita di chi ci ha preceduto, alle generazioni che ci succederanno.