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Nico Ivaldi intervista Luigi Bavagnoli per Piemonte Mese

Luigi Bavagnoli, presidente dell’associazione speleo archeologica Teses, rilascia una nuova ed interessante intervista a Nico Ivaldi, per Piemonte Mese.
Ecco il link all’intervista integrale, per conoscere qualcosa di più sulle avventure sotterranee e sui metodi di indagine caratteristici di quella disciplina che prende il nome di Archeologia del Sottosuolo.

http://www.piemontemese.it/2017/04/30/quando-si-dice-underground-luigi-bavagnoli-e-larcheologia-del-sottosuolo-intervista-di-nico-ivaldi/

Dialogando con Gianluca Marino – intervista a Luigi Bavagnoli

Intervista del giornalista Gianluca Marino a Luigi Bavagnoli, presidente dell’associazione speleo-archeologica Teses di Vercelli.

Consueto appuntamento video per Vercelli Web TV, dedicato, oggi 24 marzo 2016, a Luigi Bavagnoli. Qualche scambio di battute avente come sfondo la splendida abbazia medievale di S. Andrea, gioiello gotico-romanico della città di Vercelli.

Facebook intervista Luigi Bavagnoli dei Teses

In seguito alla precedente iniziativa (http://www.teses.net/news/amici-facebook-intervistano-luigi-bavagnoli/), in cui gli amici ed i fan di Facebook hanno intervistato Luigi Bavagnoli, presidente dell’associazione Teses, sono giunte molte altre domande.

Ecco l’occasione per rispondere alle nuove domande:

– La tua carriera di ricercatore è in continua crescita, sei sempre di più il riferimento italiano nel panorama delle ricerche e delle esplorazioni. Come lo vivi?

Non credo sia del tutto vero. Ci sono molte altre persone che si occupano di esplorazioni, io forse sono solo più attivo in campi diversi. Credo fortemente nelle ricerche sul campo e negli archivi, ma anche nella divulgazione, che deve avvenire tramite ogni mezzo possibile, compresi i new media e, infine, mi sta molto a cuore la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale storico ed archeologico del nostro paese.
Forse è proprio la convergenza di questi tre elementi e il continuare a proporre iniziative ed idee innovative, che può avermi dato un po’ di luce. Ma la strada che ho in mente è ancora molto lunga ed in salita, almeno finché non potrò contare su reali sostegni economici.

– Quest’anno non ti abbiamo più visto nella trasmissione Mistero di Italia 1, a parte delle repliche. Sono cambiati i rapporti con la trasmissione? Ora hai un’esclusiva con la RAI?

Assolutamente no, i ragazzi della troupe sono simpaticissimi e sono ancora in ottimi rapporti con tutti loro. Semplicemente non c’è stata l’occasione per lavorare di nuovo insieme. Non sempre le esplorazioni portano a scoperte interessanti per il mondo della televisione e spesso le ricerche vanno a vuoto per mesi. E le scoperte non si possono sceneggiare o inventare, devono esserci realmente. Questo spiega la mia assenza dagli schermi Mediaset.
Con RAI non ho alcuna esclusiva, mi è stato richiesto di collaborare per alcuni servizi del TGR Lombardia e, quando ho potuto, ho portato il mio contributo. Ma non esiste alcun vincolo.

– Negli ultimi mesi abbiamo visto comparire il logo di Kong in alcuni vostri materiali, su molte foto e nell’ultimo video documentario. Si tratta di un primo sponsor?

Sarebbe molto bello, ma purtroppo la crisi economica che si è abbattuta sull’Italia non consente questo tipo di collaborazioni. Non è uno sponsor, ma Kong condivide con noi la passione per la ricerca e l’esplorazione, così come noi ci riconosciamo nella sua attenzione a produrre materiali sempre più innovativi.
C’è la possibilità di lavorare insieme a possibili prodotti nuovi, che potrebbero nascere da esigenze ben specifiche riscontrate dall’attività sul campo, così come possiamo proporre idee e suggerimenti su come migliorare i materiali già esistenti.

– Complimenti per il bellissimo documentario sulla Sfinge della Valganna, com’è stato lavorare con Jane Alexander?

Divertente! Jane l’avevo già conosciuta durante le riprese di un servizio per Mistero ed eravamo subito andati d’accordo. Da lì a poco si è innamorata del mondo “Teses”, al punto di iscriversi ufficialmente all’associazione come collaboratrice.

Quella che avete visto era la sua seconda esperienza nel sottosuolo, direi che se l’è cavata benone. Inoltre è una ragazza molto simpatica e spontanea, gli scambi di battute che vedete nel video sono tutti spontanei e sono solo alcuni dei numerosi di quella giornata.

– Seguiamo con attenzione la tua rubrica sul mensile di Mistero, veramente molto interessante, di cosa ci parlerai in futuro?

Credo che l’opportunità di scrivere sul magazine di Mistero sia molto importante, in termini di visibilità, andando a raggiungere un pubblico che non è propriamente il mio. Vorrei parlare di storie reali e affascinanti, magari anche di luoghi poco noti o del tutto sconosciuti, che però racchiudono misteri e storie che vale la pena conoscere e ricordare nel tempo.
Il primo articolo sulla “Mappa del tesoro”, ha riscosso un grande successo.
Se avete critiche o suggerimenti, scrivetemeli pure, sarò ben felice di avere nuovi spunti per tentare di migliorarmi!

– Impossibile non chiederti quali saranno i prossimi progetti…

Sicuramente lavoreremo ancora al progetto TMC – Teses Mystery Channel (www.videotmc.teses.net), producendo nuovi video su luoghi interessanti dal punto di vista storico ed archeologico, ma senza dimenticare quel pizzico di folclore che da personalità e stimola la curiosità di tutti voi.
Mi piacerebbe anche spaziare su di un’altra tipologia di video, trasversale ai misteri e sicuramente molto affascinante, ma dipende dal tempo che riuscirò ad avere a disposizione. Per ora è tutto in fermento, vi aggiornerò.

Un caro saluto a tutti quanti mi seguono e che fanno conoscere la nostra attività, anche tramite i social network!

luigi

Intervista ad Armando Bellelli, presidente di Xplora

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Luigi Bavagnoli, presidente dell’associazione Teses, intervista l’amico Armando Bellelli, sempre più protagonista nell’affascinante mondo delle ricerche storiche e misteriose.

1) Da quanto tempo ti occupi di ricerche e di misteri? Come è nata questa tua passione?

Mi piace considerarmi un ricercatore storico ancor prima di un “esperto di misteri”. Amo la storia e le materie interconnesse come archeologia ed antropologia fin dalla più tenera età. Mi ricordo ancora il titolo del primo libro che lessi, all’età di 6 anni “Dei, eroi e faraoni dell’Antico Egitto”… un libro che era decisamente “anomalo” per un bambino di quell’età. Ma mia madre, per nulla preoccupata, mi incoraggiò. A quel libro seguirono migliaia di altri. La mia infanzia e la mia adolescenza, la mia stessa vita attuale, è stata contrassegnata dalla lettura, continua, assidua e costante. Se da una parte mi appassionavo sempre di più nello studio della storia “accademica”, dall’altra gli enigmi insoluti degli accadimenti storici, gli aspetti più nebbiosi e meno conosciute delle umane vicende, i cosiddetti “misteri”, hanno sempre destato in me grande interesse, emozione ed inquietudine dell’animo.
Questo è stato il substrato di base nella mia crescita personale. Ringrazio i libri. Forte delle conoscenze che mi hanno regalato, ho deciso negli ultimi anni di metterle in pratica cominciando le varie ricerche.

La ricerca è fondamentale. Ad essa può seguire l’esplorazione sul campo, ma se manca la prima, la seconda si riduce a semplice escursionismo. Prima ci si documenta, ci si prefigura cosa ricercare e poi si effettuano perlustrazioni (che spesso non sono necessarie: molte grandi ricerche sono iniziate e sono state concluse in biblioteche senza mai esserne usciti). Se no è meglio lasciar perdere.
Per quanto riguarda invece la passione per i sotterranei, i cunicoli, i passaggi segreti e i bunker, beh, Luigi.. in questo caso c’è il tuo zampino. La tua attività e quella dei Teses mi hanno ispirato sicuramente, ancora molti anni fa, instillando in me l’amore per gli ambienti ipogei.

2) Il grande pubblico ti ha conosciuto in seguito alla riscoperta del Sercol di Nuvolera. Com’è nata questa ricerca?

La vicenda del Sercol di Nuvolera e le relative ricerche (attualmente sospese, nella fiduciosa attesa che si trovino fondi per avviare scavi archeologici specifici) si incastra perfettamente nel mio amore di ricerca della storia e delle tradizioni della mia amatissima terra, il Garda e la provincia di Brescia. Lo studio metodico dei racconti locali, degli avvenimenti del passato e delle tradizioni locali può riservare vere sorprese e rivelare autentici “tesori”. Non è necessario intraprendere spedizioni in giungle, deserti o ghiacciai per ottenere grandi risultati e inseguire glorie spesso effimere. A volte le opportunità sono a pochi km da casa. Basta saperle cercare, anzi ricercare, con una buona dose d’istinto (e a volte, di fortuna). La ricerca sul territorio è poi un’ottima palestra che ti permetterà di acquisire esperienze e capacità, per poi poter allargare i propri orizzonti.

3) Con la TV hai fatto anche altri servizi. Quale ti è piaciuto di più e perché?

Oltre al Sercol di Nuvolera, ho avuto modo di parlare in TV delle antiche leggende e fatti di cronaca riguardanti misteriose creature acquatiche che vivrebbero da secoli nel lago di Garda. Un mio studio svolto in maniera giornalistica, per indagare su un enigma lacustre davvero particolare.
Riguardo a servizi televisivi, vi saranno altre grandi novità, ma non anticipo nulla.

4) Come ti sei trovato a lavorare con la troupe di Mistero?

Con la troupe di Mistero mi trovo benissimo. Il programma dà molto spazio alle realtà locali, cosa che apprezzo molto. La preparazione dei servizi è svelta e dinamica, senza perdersi in tempi morti. Velocità ed efficienza. Ho avuto poi in questo modo di arrivare a godere dell’amicizia di Ade Capone, autore della trasmissione, grandissimo sceneggiatore e scrittore, anche lui per me fonte di ispirazione ed esempio. Ade mi ha onorato di scrivere la prefazione per il mio primo libro! “Potere e Mistero” pubblicato da Eremon Edizioni e scritto a quattro mani con l’amico e navigato scrittore William Facchinetti Kerdudo. Un tour insolito attraverso alcune delle più misteriose località del Nord Italia. Ne consiglio a tutti la lettura!

5) Xplora è la tua neonata associazione, con chi collabori e con quali ruoli altri componenti contribuiscono a darti una mano?

Xplora è il mio grande progetto. Un gruppo di appassionati di storia, archeologia e, ancora qui il tuo zampino, di cavità artificiali. Uniti dalla passione per la ricerca e dall’amicizia. Collaborano con me l’eclettico e valentissimo Diego Vezzoli, speleologo, subacqueo e grandissimo esperto di aeronautica militare della seconda guerra mondiale. Fa anche parte di un gruppo, Air Crash Po, che si è distinto nell’individuazione di molti relitti di aerei schiantatosi nella valle del Po tra il 43 e il 45. Poi Andrea Bellandi, brillante e giovane archeologo, con un fiuto straordinario quando si tratta di cercare qualcosa di nascosto. Questo solo per fare qualche nome. Negli ultimi mesi sta inoltre nascendo una sinergia con Mauro Vittorio Quattrina, uno dei più grandi registi e documentaristi italiani, nonchè grande studioso di storia bellica e non solo. Insieme stiamo pianificando ricerche e studi che, con un po’ di fortuna, lasceranno a bocca aperta molte persone.

6) Progetti in corso, programmi per il futuro e obiettivi da raggiungere?

Tornando al discorso dell’importanza di studiare come si deve il proprio territorio di appartenenza, posso ritenermi “fortunato”. Stiamo ottenendo grandi e continui successi, oltre le più rosee aspettative, in un progetto di ricerca riguardante i drammatici fatti della Repubblica Sociale Italiana, nata proprio sulle sponde del Garda. Un periodo storico non sufficientemente indagato, per molti ancora considerato tabù, da non nominare neppure.
In rapida successione, siamo riusciti ad individuare, esplorare e documentare il bunker del ministero della marina repubblicana e l’aeroporto segreto di Mussolini a Lonato e il leggendario e vastissimo ospedale-bunker dell’Ober Kommando delle SS naziste a Gardone Riviera, a poca distanza dal Vittoriale degli Italiani. A breve, e tu sarai dei nostri, cominceranno invece le ricerche del bunker personale del Principe Nero, il famigerato ed eroico Junio Valerio Borghese, comandante della X° Flottiglia Mas di stanza proprio a Lonato del Garda. Speriamo in bene, siamo fiduciosi. Abbiamo ancora altri progetti, alcuni grandiosi e molto ambiziosi, ma per il momento non li rendiamo pubblici.
Un nostro grande sogno è dare uno scopo didattico a tutto ciò. Vorremmo creare, se mai un giorno sarà possibile, un museo della RSI e dei rifugi antiaerei dell’epoca. Con visite organizzate per gli interessati nei luoghi studiati. Senza nessuna presa di posizione politica. Storia pura ed obiettiva al 100%. Per “metabolizzare” definitivamente quel tragico periodo e studiarlo senza pericolose deviazioni ideologiche.

7) Cosa ti piace di questa attività e cosa non ti piace?

La mia passione per la ricerca è come un fuoco che arde in me, senza però bruciarmi, usando un’espressione tutta dannunziana (il Vate è un mio grande eroe, altra fonte d’ispirazione e sprone ad ardire). Quando una ricerca va a buon fine, quando riusciamo ad individuare un ambiente ipogeo e siamo i primi a rientrarci dopo tanto tanto tempo, quando riusciamo a risolvere enigmi storici anche minori, beh, la soddisfazione è travolgente. Provo emozioni forti, quasi fisiche. Tra la commozione e qualcos’altro, difficile definirlo e descriverlo. Ma dura poco. Subito dopo subentra una sorta di irrequietudine. Non basta, mi dico, ci vuole di più. Il Fuoco richiede combustibile, in continuazione. E subito mi rimetto all’opera, anche quando sembra che le forze fisiche mi abbandonino, anche quando sono tanto stanco. Questo per me è il vero tormento ed estasi. Ovviamente in questo cammino si incontrano cose che non piacciono. Come disinteresse o addirittura ostilità ed ostracismo da parte di certi privati o enti pubblici quando si intende avviare alcuni progetti magari considerati “scomodi”. Senza contare poi rivalità, invidie, gelosie e fiducia mal riposta in persone su cui si faceva affidamento. Oppure ancora difficoltà logistiche, dovute dalla natura di particolari ricerche e magari dalla mancanza di attrezzature specifiche a volte costosissime. Non è sempre rose e fiori, ovvio.
Ma noi siamo motivati, capaci, intraprendenti e coraggiosi. E nulla ci fermerà.

Il mistero del mostro del Garda

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Il lago di Garda nasconde molti misteri, anfratti, canyon e anche gallerie artificiali nascoste dalle acque del lago.
Di recente si è tornato a parlare di un’altra leggenda legata all’ampio bacino idrico, la presenza di un mostro acquatico. A parlare di questo fatto si è mossa anche la troupe di Mistero, con un servizio capitanato da Marco Berry e che vedremo nella settima edizione del programma. Ad accompagnarli c’era il ricercatore e collega Armando Bellelli.

A me interessano molto i misteri e le leggende, mi piace cercare di comprenderli, di trovare una spiegazione razionale o scientifica, o almeno scartare le teorie che non possono essere confermate. Con questo approccio che mi sono rivolto all’amico Armando, per saperne di più, per capire. Ciò che vi offro oggi è una chiaccherata tra amici, con il sapore di un’intervista.

1) Armando, cosa si dice, storicamente, su questi avvistamenti?

La storia del cosiddetto “mostro” del Garda è molto più antica di quanto si pensi, per quanto poco nota oltre i confini rivieraschi. La sua storia “antica” è più documentata del ben più noto cugino scozzese di Loch Ness. Storici e naturalisti come il Grattarolo o il Coronelli ne parlarono nel corso dei secoli, a partire dal ‘500. Si racconta infatti di come i monaci che soggiornavano nel monastero situato sull’isola Borghese non avessero il coraggio di avvicinarsi all’acqua, per il terrore di mostruose e gigantesche creature acquatiche che abitavano oscuri cunicoli sommersi. Si narra anche di studiosi che provarono ad indagare su quei grossi animali, ma spaventati anche loro a morte, rinunciarono.

Oltre alle fonti storiche, vi sono le decine, forse centinaia di racconti di grossi pesci o di animali sconosciuti avvistati da varie persone nel corso del tempo. Spesso e volentieri semplici paridolie, in altri casi chissà.

L’avvistamento più famoso ed eclatante avvenne nell’agosto del 1965 presso la baia delle Sirene. A decine videro una grosso animale, simile ad un serpente, nuotare placidamente nelle acque.

Dopo di che gli avvistamenti continuarono negli anni, si pensò alla presenza di enormi siluri o di pesci di grandi dimensioni nel bacino, ma non ottennero mai attenzione o visibilità come a Loch Ness.

2) Che testimonianze di prima mano hai raccolto, nel corso della tua indagine?

Da ricercatore non ho mai pensato all’esistenza di un plesiosauro o di chissà quale altro fantasioso animale preistorico. Ma da curioso qual sono non potevo ignorare i testi antichi che parlavano di queste strane creature lacustri, le cronache anche recenti, i racconti della tradizione. Tutto cominciò scrivendo un articolo di natura storica per il giornale con cui attualmente collaboro, il “Corriere del Garda”. L’articolo ebbe un insperato successo e venni contattato da parecchie persone che avevano da raccontarmi qualcosa sul “mostro”. Avvistamenti passati e odierni, dicerie, racconti della nonna etc… Quasi tutti con informazioni interessanti, ma spesso e volentieri queste persone desideravano rimanere nell’anonimato. Sfortunatamente esiste un comportamento diffuso di attacco e denigrazione di chi ha il coraggio di affermare di aver visto qualcosa di strano nel lago. Frasi come ”era ubriaco” o ”matto come un cavallo” hanno trattenuto molte persone dal parlare.

Tra le persone che mi contattarono c’era però un gruppo di eccellenza, i Deep Explorers: professionisti della subacquea e delle ricerche abissali attivi da molti anni, con un’impressionante curriculum di ricerche svolte e una fama di grande serietà. L’incontro con loro e con il loro presidente Angelo Modina, che poi si trasformerà in collaborazione e amicizia, fu di eccezionale importanza per ciò che mi rivelarono.

3) Tu conosci molto bene come la penso su certi temi. Realisticamente che cosa può essere? Un grosso pesce? Un siluro, forse uno storione?

Come accennato prima, ritengo decisamente improbabile l’esistenza di plesiosauri o simili. Ma è possibile che nel Garda vi siano pesci di grande dimensioni. Specie d’acqua dolce come storioni o siluri, che sappiamo essere presenti nel lago, possono raggiungere dimensioni davvero ragguardevoli, ”mostruose”, di diversi metri. Ricordo l’avvistamento di un siluro smisurato a largo di Gargnano di oltre 5 metri, nel 2001, ne parlarono i giornali di allora. O potrebbe esistere qualche rara sottospecie poco conosciuta di qualche altro pesce. Naturalmente è solo un ipotesi che non ne esclude altre ancora in fase di vaglio.

4) Esiste qualche documento scientificamente inattaccabile sulla sua esistenza, o comunque di qualche cosa di anomalo che dimora nel lago?

Tornando all’incontro coi Deep Explorers, questi mi riferirono di strane e continue anomalie cui erano andati incontro nel corso del tempo. In parecchie occasioni il sonar aveva rivelato un’enorme sagoma in movimento, ma più la barca si avvicinava, più il segnale si allontanava. Si decise quindi di far passare il Side Scan Sonar, una sorta di siluro silenzioso attaccato ad un cavo lungo 600 metri, sulla zona oggetto d’indagine. Probabilmente quel “qualcosa” era disturbato anche dal rumore del motore del rover.

Beh.. il risultato fu il rilevamento di una sagoma che mi lasciò a bocca aperta (e mi lascia tuttora). Qualcosa di veramente particolare ed impressionante. Insieme ad altri strani indizi. Verrà resa pubblico nel corso del servizio di Mistero.

5) Come procederanno le indagini? Cosa servirebbe per fare luce su questo enigma?

Il lago di Garda è smisurato. Al suo interno vi sono vallate e canyon sommersi fino a ben 370 m di profondità. I suoi abissi ospitano relitti di navi da guerra, aerei, mezzi anfibi e chissà cos’altro ancora.

E’ molto, molto più esteso del piccolo lago di Loch Ness.

La ricerca si presenta così davvero difficoltosa, ma si andrà avanti, con l’utilizzo di sonar, ecoscandagli e ROV, i cosiddetti “robot subacquei” in grado di filmare e documentare gli abissi. Sappiamo che altri ricercatori, che vogliono rimanere anonimi, hanno rilevato anomalie molto simili sempre oltre i 200 mt di profondità, esattamente come i Deep Explorers. Un punto di partenza. Pochi dati, ma meglio di niente. Noi continuiamo le ricerche e che la fortuna aiuti gli audaci!

Domenico Conti intervista Luigi Bavagnoli

Estratto dell’intervista di Domenico Conti a Luigi Bavagnoli, presidente dell’associazione di ricerca e di studio Teses.

D.C.: Chi vi segue da anni avrà sicuramente notato un crescendo di risultati e di popolarità senza paragoni. Qual è il segreto?

L.B.: Merito dell’impegno. Da sedici anni guido questo gruppo e coordino i numerosi collaboratori che, negli anni, si sono alternati, spiegando loro come operare e, fin troppo spesso, andando avanti da solo.
Ma senza mai mollare, anche se a volte la tentazione c’è stata, dettata dallo sconforto nei momenti più difficili.
Tanta passione, voglia di mettersi sempre in gioco, di migliorarsi, di imparare. Riuscire a tenere duro anche quando si rimane da soli, credere molto in se stessi. Questi sono gli ingredienti del successo.

D.C.: Un altro importante riconoscimento della vostra bravura è dato dalla numerose apparizioni televisive.

L.B.: Le apparizioni televisive permettono di raggiungere un pubblico diverso, più ampio, se vogliamo.
Ma non è sicuramente un nostro merito apparire in televisione.
Non siamo stati ospiti di Rai Uno, Rai Tre, Italia 1, etc… perché siamo più bravi di altri, anzi. Ci sono moltissimi altri ricercatori più competenti e più professionali di noi.
Semplicemente noi abbiamo dato la nostra disponibilità a collaborare con questi progetti, gli altri no.
Se avessero avuto piacere, al posto nostro ci sarebbe chi è stato contattato prima di noi, che invece ha rifiutato.

D.C.: Eppure le vostre presenze, anche in prima serata, hanno suscitato molte invidie…

L.B.: Immotivate. Come dicevo prima, bastava accettare la proposta, con la medesima semplicità e serenità che abbiamo offerto noi, quando è stato il nostro turno.
E’ logico pensare che i produttori puntino possibilmente al top, per poi rivolgersi ai numeri due, ai numeri tre, e così via, accontentandosi di chi, prima o poi, accetta.
Non va quindi considerato un metro di paragone l’aver partecipato a numerose trasmissioni, se avessimo rifiutato anche noi, magari anche solo per ragioni di impegni o di tempo, avrebbero chiamato un gruppo di ricercatori appena dietro di noi.

D.C.: Cosa ti ha dato, allora, questa esperienza?

L.B.: Ho conosciuto gente in gamba, molto motivata, divertente. Ho inoltre avuto l’opportunità di esplorare luoghi che altrimenti avrei dovuto accantonare. Direi una serie di esperienze molto positive.

D.C.: Quale credi che sia il vostro elemento di forza?

L.B.: La passione. Mi accorgo che è lei che fa la differenza. Chi non ce l’ha, prima o poi molla, mentre chi non ne ha abbastanza non si impegna al 110%.
La differenza sta solo lì. Ci sono persone che, giustamente, hanno diversi interessi, che però distraggono e sottraggono tempo, cannibalizzandosi a vicenda.
Il mio è un limite, in quanto riduce moltissimo tanti aspetti della conoscenza più totale, ma mi permette di approfondire i temi che ho identificato come i più importanti per me.

D:C.: Cosa pensi a chi critica la tua partecipazione ad un programma come Mistero?

L.B.: Non comprendo il problema. Nel contesto del programma mi occupo delle stesse cose che faccio normalmente: esploro luoghi abbandonati, dimenticati, sotterranei e pericolanti. E, quando necessario, spiego cosa, secondo me, stiamo vedendo.
Nella mia attività mi imbatto spesso in storie e leggende, l’importante è non mescolarle con la realtà storica e scientifica, cosa che, appunto, non faccio.

D.C.: Non trovi poco coerente vederti su “Bell’Italia”, “Mistero” e al “Convegno del CICAP”?

L.B.: Assolutamente no, perché l’argomento, il tema, è sempre il medesimo. Si tratta solo di tre finestre da cui osservare l’ignoto. Nelle tre “vetrine” mi comporto sempre nel medesimo modo, dicendo esattamente le stesse cose e affrontando i misteri con lo stesso spirito e metodo. Così come faccio nei miei TMC, i video che produciamo per il progetto Teses Mystery Channel.

D.C.: Cosa pretendi dai tuoi collaboratori?

L.B.: Un tempo pretendevo molto. Mi auguravo che diventassero come me, in termini di impegno e di voglia di scoprire. Avere una squadra affiatata e preparata aiuta ad andare più lontano.
Oggi ho capito, rimanendo sempre molto deluso, che non posso aspettarmelo.
Pretendo solo serietà e onestà. Poi ognuno fa e farà ciò che si sente di fare. E’ inutile insistere aspettandosi sempre un passo avanti da tutti quando, quando va bene, arrivano al 20% di ciò che vorrei.

D.C.: Questo pensiero è una resa o un segno di maturità?

L.B.: Realismo. Forse un po’ ho smesso di sognare, capendo che le persone “normali” hanno altre priorità nella vita. Che non hanno intenzione di dedicare ogni secondo libero alla ricerca ed alla propria formazione di ricercatore.
Vedo che il mondo va in un’altra direzione. Mi sta bene. Se hanno piacere di farlo sono d’accordo, io ho piacere di imparare sempre di più, così rinuncio volentieri ad altre situazioni.