Uffa, la storia è noiosa!

Quante volte mi sono sentito dire che “la storia è noiosa”, in vita mia.
Il che può essere vero, in determinate circostanze, ma non è certamente la regola.
Durante il breve periodo in cui ho insegnato, ho avuto modo di analizzare le reazioni dei miei alunni di fronte ai concetti nuovi, in base alla loro forma mentis, al loro carattere, alle loro capacità ed al loro interesse.
Ed è proprio l’interessamento verso la materia che può contribuire in maniera sostanziale all’apprendimento finale.
E, quando si tratta di insegnare, è compito del docente rendere le lezioni accattivanti, deve incuriosire, deve essere simpatico, mai banale ne scontato per tenere alto l’interesse del pubblico.
In parte è come parlare al pubblico durante una conferenza. Logicamente non tutti possono vantare lo stile del professor Alessandro Barbero, la capacità divulgativa di Alberto Angela, l’approccio di Philippe Daverio, ma nel nostro piccolo possiamo comunque fare molto.
Ricordo con simpatia insegnanti che portavano in aula un’audiocassetta, limitandosi ad assopirsi durante la riproduzione della stessa tramite un registratore a batterie.
Trovando la chiave giusta potremo rendere curiosa la nostra esposizione e quando l’interesse è alto, tutto il pubblico, così come i ragazzi della nostra classe, staranno attenti e ne vorranno sapere di più.
Ho avuto modo di accorgermi che ciò accade trasversalmente alle qualità individuali dei ragazzi.
Ci potranno essere tematiche più o meno avvincenti, lunghi elenchi di date non hanno mai stimolato – giustamente – l’attenzione di alcuno.
Ma la biografia di un personaggio storico può essere vista come una voyeuristica ricostruzione della sua vita, dove tentiamo di scoprire anche la personalità, chi era, cosa ha fatto, perché, quali fatti hanno influenzato le sue decisioni.
Ad esempio, mi è stato possibile parlare per oltre quattro ore del Re Sole, Luigi XIV di Borbone, citando in un paio di passaggi l’indispensabile funzione di educatrice sessuale della baronessa di Beauvais.
Scontri, guerre e battaglie devono trasmettere anche emozioni e sensazioni, occorre comprendere come reagiva la popolazione, chiedersi come ci saremmo comportati noi in quei frangenti.
Tutto ciò, logicamente, va accompagnato al metodo di studio, estremamente personale ed individuale per ognuno di noi. Un consiglio forse scontato, ma sempre valido, è quello di comprendere i macro eventi del periodo studiato, nella loro corretta sequenza cronologica e le loro relative correlazioni.
Quella costituirà la base sulla quale imbastire i dettagli e gli aneddoti che, altrimenti, si disperderebbero nello spazio infinito senza legami.
Avendo una struttura semplice ma solida, potremo via via riunire gli approfondimenti in modo ordinato e più semplice da ricordare.

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