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Indagini a Briaglia, l’ipogeo della Casnea al solstizio d’inverno (CN)

Briaglia, in provincia di Cuneo, è nota per alcune singolarità.

Il ricercatore porf. Ettore Janigro D’Aquino, deceduto nel 2005, dedicò molte energie a questa appassionante ricerca. E’ a lui che si deve un’incredibile collezione di massi raccolti nel pressi di Briaglia, che dividono l’opinione degli studiosi.
Secondo alcuni presentano leggibili tracce di antropizzazione, che avrebbero tramutato semplici rocce in figure antropomorfe o zoomorfe. Secondo altri (tra cui la Soprintendenza ed il mondo accademico) sarebbero semplicemente pietre erose da fenomeni di origine naturale che ingannerebbero i più ingenui a causa di pareidolie.

Se le pietre non sono quindi in grado di attestare inequivocabilmente la passata esistenza di una civiltà megalitica, esiste una cavità artificiale che qualche dubbio lo solleva.

Si tratta dell’ipogeo della Casnea, attuale oggetto di studio del dott. Fabrizio Milla dell’ass. Mus Muris. E’ caratterizzata da un corridoio sotterraneo di circa quindici metri di lunghezza, comunicante con due camere di modeste dimensioni.

Che cosa ha di particolare? Il dromo è allineato in modo tale che i raggi del sole al solstizio d’inverno (Yule, il 21 dicembre) corrano al suo interno, fino a raggiungere la camera in asse con la galleria. All’interno di questa cavità si trova un pozzo e la sua acqua defluisce fino alla camera stessa dove si crea un gioco di luce che riflette sulla parete opposta all’ingresso.

In questa camera sono inoltre state trovate tracce di cinabro, un colorante derivato dal mercurio, utilizzato come pigmento a fini decorativi.

Le ricerche di Milla si sono estese in tutta la zona e si sono concentrate sul crinale di una collina poco distante dalla Casnea. In quel luogo, nel 1971 è stata eseguita un’indagine geoelettrica da uno studente del Politecnico di Torino che avrebbe individuato strumentalmente un vuoto, ritenuto di origine artificiale.

Si tratterebbe di un corridoio lungo circa 30 metri,  ad una profondità stimata di due rispetto al piano di campagna. Anche in questo caso sarebbe presente una camera attigua.

Come associazione speleo-archeologica diamo il nostro totale supporto ad ogni iniziativa promossa a migliorare la comprensione storica e culturale del territorio, per cui direi che… è giunto il momento di organizzare una nuova avventura!

Contatto l’amico geologo Andrea Ferrarotti, dello Studio Geologico Ferrarotti e insieme decidiamo di rivolgerci a Techgea (anche su Facebook), società di servizi che si occupa di indagini geofisiche per l’esplorazione non distruttiva del sottosuolo e per la diagnostica di strutture e di opere di ingegneria civile.

Mario Naldi, direttore tecnico di Techgea, accoglie con entusiasmo la nostra proposta, mettendo a disposizione un qualificato team di operatori per questa avventura di natura archeologica.

La squadra si completa quando si unisce anche l’amico archeologo Fabio Occhial. Obiettivo: utilizzare la più evoluta tecnologia a disposizione del 2017 per confermare o meno l’anomalia rilevata nel 1971.

Come promesso, siamo tornati sul campo per approfondire lo studio!

 

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Indagine presso il castello di Saliceto (CN)

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Molte sono le storie di tesori nascosti, di gallerie misteriose, di camere segrete, di simboli esoterici da decifrare. A Saliceto, in provincia di Cuneo, questi elementi sono ben amalgamati.
Una leggenda racconta del maestoso sepolcro di un principe saraceno, di nome Abdul Amin, che fece scavare una camera ipogea all’interno di una collina per collocarvi un enorme feretro, a forma di vascello, realizzato con l’oro razziato quando era in vita.
Al fine di mantenere segreta l’ubicazione del suo sepolcro, furono uccisi tutti gli schiavi che avevano partecipato alla sua realizzazione. I loro corpi sarebbero poi stati gettati in una fossa comune poco distante.
I cavalieri a lui più fedeli trasportarono la sua salma all’interno della sua tomba, fecero franare l’accesso e piantarono delle querce per cancellare le tracce dei lavori e rendere il luogo irriconoscibile.
Negli anni molti abitanti della zona hanno cercato qualche traccia di questa tomba, ritrovando però un numero notevole di strane gallerie, e ipotizzarono che potessero condurre al sepolcro nascosto. Molti tratti di queste cavità artificiali sono ancora percorribili e spesso rinforzate da rivestimenti murari a secco realizzati con materiale lapideo.
Sono ricorrenti due elementi, comuni nella maggior parte di queste opere ipogee: l’ampiezza della loro sezione, che consente il comodo passaggio di una persona adulta, e la presenza, più o meno abbondante, di acqua al loro interno.
L’ipotesi più accreditata è che si tratti di opere idrauliche poiché alcune di queste gallerie intercettano sorgenti d’acqua direttamente da alcuni grottini naturali. Una di queste, in particolare, presenta recenti piscine limarie a conferma del suo impiego come opera di captazione, di presa e di trasporto delle acque.
Un secondo enigma è legato figura del cardinale Carlo Domenico Del Carretto, fratello maggiore di Fabrizio, gran Maestro dei Cavalieri di Rodi. Carlo Domenico fece edificare la splendida chiesa rinascimentale, intitolata a San Lorenzo, che possiamo considerare, con parole dello storico Guido Araldo, “un libro di pietra ancora da leggere”.
La sua facciata, ma anche il suo interno, presenta una gran quantità di simbologie esoteriche ed alchemiche. Questi bassorilievi  raffigurano anche sirene dai seni scoperti e dalle doppie code, salamandre, l’araba fenice, il pellicano che nutre i piccoli con il proprio sangue.
Sempre sulla sua facciata troviamo un possibile Bafometto ed un possibile probabile alchemico, dove l’acqua è rappresentata da anfore e dalla rana alata, il fuoco dalle salamandre e dalle torce accese, la terra dalle tartarughe e dai melograni e l’aria da uccelli e grifoni.
Compare anche un possibile Ermete Trismegisto, un athanor, vari simboli contrapposti dal tipico dualismo templare, e così via.
Anche al suo interno la chiesa custodisce interessanti enigmi. Chi scrive ha avuto la fortuna di notare un bizzarro dettaglio presente in un dipinto. Si tratta dell’Annunciazione, ma la curiosità è un teschio presente nella parte inferiore della tela, che ad un primo esame sembra non essere umano, la mascella è allungata, così come i denti e la cavità nasale è più ampia della norma. Ricorda un primate, con un po’ di fantasia un diavolo o un demone. Non solo, sulla tempia in vista pare esserci un grande foro o una concavità che può dare spazio a numerose interpretazioni.
Anche il castello, che conserva ancora pregevoli affreschi trecenteschi e alcuni motivi decorativi medievali mescolati a volte gotiche, nasconde un segreto. Tra le sue mura, nei sotterranei, sarebbe celata una camera segreta. In questa stanza, nel XVI secolo, si sarebbero ritrovati di nascosto alcuni nobili delle Langhe per tramare contro la dominazione spagnola di Filippo II, organizzati dal conte di Millesimo, Ottaviano Del Carretto.
Negli atti del processo intentato a Milano contro il conte di Millesimo, si apprende della sua esistenza e che potrebbe trovarsi sotto alla “grande cisterna”, ritenuta da tutti scomparsa in seguito alla ripavimentazione della stanza un tempo adibita a stalla.
Nel corso della nostra indagine preliminare abbiamo osservato il pozzo del castello, notando, all’interno della canna, una curiosa nicchia situata sotto al livello dell’acqua. Durante le operazioni di svuotamento abbiamo esaminato la pavimentazione della vecchia stalla notando un tombino di modeste dimensioni, in precedenza ignorato da tutti. Esso si è rivelato essere proprio l’accesso alla cisterna. Mentre una nuova idrovora era impegnata a svuotare questa cavità, scendevamo nel pozzo, nel frattempo liberato dalle acque.
La nicchia, purtroppo, non era un suggestivo passaggio segreto ma un semplice vano ricavato nell’intercapedine tra il rivestimento in muratura e la roccia viva, ricavata durante la perforazione del terreno e realizzata per ragioni ancora ignote.
La cisterna, invece, ha mostrato molti detriti al suo interno ma nessuna ulteriore apertura. Uno studio completo e sistematico potrebbe rivelare nuovi e preziosi indizi.