Indagini presso Villa Pastore (AL)

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Villa Pastore è da decenni un rudere abbandonato come tanti, su di una collina che domina l’abitato di Valenza (AL).
Rovi e rampicanti, insieme a frammenti di tegole cadute, circondano i due edifici che compongono il complesso, abitato almeno fino al 1967.
Eppure è un luogo conosciuto in quasi tutto il nostro paese, per via delle leggende che parlano dei fantasmi dei due bambini, che sarebbero morti tra le sue mura.
La sua notorietà iniziò proprio grazie alla rete, quando venne aperto il sito Creepynet, con il quale collaboravamo nella seconda metà degli anni ’90. Si trattava del primo archivio di luoghi misteriosi e abbandonati d’Italia, diviso per regione e provincia.
Da allora decine di curiosi, esploratori della domenica, ghost hunters di tutta Italia, si sono recati tra le sue mura dagli intonaci cadenti nel tentativo di scoprirne l’essenza.
La leggenda che parla del fantasma della piccola Elisa, morta di febbre miliare alla tenerissima età di due anni, nel 1873, e di quello del tredicenne Giovanni Antonio Pastore, morto a causa di un crollo dieci anni più tardi, è sempre stata accompagnata da un altro racconto misterioso.
La villa stessa, che per alcuni sarebbe maledetta, celerebbe l’accesso a lunghissime gallerie capaci di collegarla ad altri edifici ubicati nel centro di Valenza.
La leggenda dei suoi chilometrici sotterranei interessava anche a noi del Teses e così, dopo aver identificato i proprietari ed ottenuto l’autorizzazione all’indagine, iniziavamo un lungo ciclo di studi.
Alcuni anziani della zona, da me intervistati ormai una ventina di anni fa, mi raccontarono anche dell’esistenza di un altare sotterraneo, dedicato a Giovanni, raggiungibile dalle gallerie presenti sotto alla casa. Cavità che non fui mai in grado di trovare.
L’ambiente sotterraneo più affascinante, seppur breve, resta la famosa galleria “Elisa“, che collega uno degli edifici con il fianco della collina. Al suo interno si trova un pozzo, probabilmente adoperato come ghiacciaia o neviera per la conservazione degli alimenti.
Purtroppo l’ipogeo si snoda per qualche decina di metri soltanto e non scende verso il paese, dove si credeva che potesse raggiungere il Duomo di Valenza. Forse questa credenza è stata alimentata o ispirata dall’edificio noto come Palazzo Pastore, che si trova accanto al Duomo. Omonimia spesso più che sufficiente per far nascere correlazioni agli ingenui in cerca di storie misteriose ad ogni costo.
Trovandosi a modesta profondità, questo ipogeo mostra lungo i piedritti vistose crepe orizzontali che interessano il rivestimento murario dovute probabilmente agli assestamenti sismici avvenuti non molti anni or sono.
Esiste un secondo ambiente, che ha contribuito ad alimentare altre leggende, incuriosendo tutte le persone che hanno visitato la villa. C’è una scalinata, che scende nel sottosuolo, che conduce in un ambiente sempre e costantemente allagato. L’impossibilità di agevole ispezione ha permesso il proliferare di decine di ipotesi, più o meno assurde sulla sua funzione.
La nostra esplorazione, condotta senza il timore di bagnarsi, ha svelato l’arcano, conduce semplicemente ad una piccola cisterna per la raccolta e la conservazione dell’acqua. Uno dei pochi casi in cui un mistero è stato svelato con facilità.
Davanti al primo corpo di fabbrica, inoltre, si trovano due aperture piuttosto pericolose, in quanto prive di protezione. Da questi passaggi si può scendere in vasti stanzoni, utilizzati come cisterne e, forse in una seconda fase, per la fermentazione dell’uva.
A volte basta veramente poco per dare risposte certe ed analitiche.

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