Indagini presso l’Antro delle Gallerie (La Sfinge della Valganna) (VA)

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Una battuta di caccia di 150 anni fa:
Facciamo un salto indietro nel tempo: anno 1873.
Ci troviamo nei pressi dell’Alpe Cuseglio,  a pochi chilometri da Varese. Si sta svolgendo una battuta di caccia in uno degli splendidi boschi della Valganna.
Per capirci, solo due anni prima l’archeologo tedesco Heinrich Schliemann scopre la leggendaria città di Troia e, seppur lentamente, l’opinione pubblica e l’interesse delle persone comuni, si concentra sui ritrovamenti archeologici.
I cani fiutano e gli uomini si aggirano silenziosi tra le piante. Tra questi un canonico di Milano, Raffaele Inganni, appassionato di storia e di archeologia.
Abbandona il sentiero, probabilmente seguendo i suoi cani, quando nota un rigagnolo d’acqua sgorgare dalla collina, qualche metro più a valle. Arriva così ad un’apertura a grandezza d’uomo, stretta ma in grado di consentire l’accesso in posizione eretta di una persona adulta.

La scoperta di un labirinto tra Varese a Ganna
Era l’ingresso di un complesso dedalo di cunicoli, un labirinto sotterraneo totalmente sconosciuto, che oggi prende il nome di “Antro delle Gallerie”, ma che, per via dei suoi misteri, è stato soprannominato “La Sfinge della Valganna”.
Inganni con se non aveva alcun tipo di luce, ma mosse al suo interno qualche incerto passo.  A poco a poco i suoi occhi si abituarono all’oscurità e si ritrovò all’interno di una galleria, completamente scavata nella roccia e non sostenuta da alcun rivestimento murario. Dopo pochi metri la fioca luce che proveniva dall’esterno non era più sufficiente per consentirgli di proseguire, così tornò sui suoi passi.
Prima di uscire, però, notò all’interno una forte umidità, la pavimentazione fangosa e diverse aperture laterali che lasciavano presagire delle prosecuzioni . Ritornò successivamente con alcuni amici e diede il via ad un lungo ciclo di esplorazioni, ancora vivo oggigiorno e capace di coinvolgere studiosi ed esperti nei settori dell’archeologia, della speleologia e della speleo-subacquea.

Un ciclo di esplorazioni ancora vivo tutt’oggi
Da allora in molti si interessarono a questo complesso di cunicoli, senza mai arrivare a comprendere con certezza quale fosse il suo scopo originario e perché, quindi, venne realizzato, da chi e quando.
A causa della sua chilometrica estensione, si iniziò a parlare di un labirinto, lasciando troppo spazio alla fioritura di colorite leggende sulle creature mitologiche che lo avrebbero abitato. Si è parlato in modo azzardato di un acquedotto, di un antro in cui doveva essere stato nascosto un tesoro, ben difeso dalla sua natura labirintica, di una necropoli (etrusca, celtica o gallica), di un’antica opera militare di tipo difensivo e di altre ancor più fantasiose ipotesi.

Ipotesi tra fantasia e realtà
Allo stato attuale delle indagini spicca il puntuale lavoro di Amedeo Gambini, del Gruppo Proteus Speleosub di Milano , in cui l’ipotesi più accreditata è che si tratti di un’opera di estrazione mineraria.
Infatti al suo interno si presentano due tipi di opere cunicolari, ben distinte, alcune chiaramente utilizzate come gallerie di collegamento e di passaggio, altre di esplorazione o di coltivazione.
Dalla galleria principale, che si snoda in leggera salita, partono numerose discenderie e rimonte, tutte caratterizzate da curatissimi segni lasciati dagli attrezzi di scavo.
Le ipotesi più accreditate, da inquadramenti geologici e dal sapere conoscitivo attualmente raggiunto, insisterebbero sulla ricerca e l’estrazione di rari e deboli filoni di galena argentifera e di rame.

Reperti ed evidenze
Tra i misteri di questo luogo c’è anche una scritta, incisa nella roccia, ritenuta da alcuni di origine etrusca. Ipotesi contestata successivamente da alcuni e sostenuta con vigore da altri. Attualmente è stata rimossa e pare sia stata trasportata al Museo Varesino, dove però pare incerta la sua collocazione.
Esistono altri reperti di notevole interesse, ritrovati all’interno dell’Antro, nella galleria principale sotto ad uno spesso strato di fango.
Si tratta dei resti di traversine lignee fissate a rotaie. Costituiva sicuramente un sistema di binari sui quali venivano fatti scorrere carrelli per il più agevole trasporto del materiale scavato. Le traversine erano collocate all’interno di incassi ricavati ad intervalli regolari nella pavimentazione. Ciò consolida la teoria che vuole il suo utilizzo come opera di estrazione. Sebbene sia impossibile evincere con certezza assoluta lo scopo originario del complesso, possiamo però affermare almeno che, in una fase della sua esistenza, venne utilizzato come miniera.

Un tentato suicidio tra i cunicoli dell’Antro
L’interesse del pubblico verso questo dedalo di cunicoli su più piani portò alla sua ricerca curiosi poco preparati ed attrezzati alla sua esplorazione. E’ del 1903 un articolo che parla di un francese, improvvisatosi speleo-esploratore, che si perse all’interno della cavità dopo che la sua lanterna si era guastata, per essere fortunosamente ritrovato da altri visitatori ben tre giorni dopo, quando stava per impazzire e spararsi con la rivoltella che aveva con se.

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