Indagini presso la cripta della chiesa di S. Francesco di Camerano (AN)

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Su invito del Comune di Camerano (AN), con la troupe di Mistero abbiamo esplorato alcuni ambienti sotterranei di questa stupenda città, che si trova all’interno del parco del Conero.
Un patrimonio culturale, storico ed archeologico molto particolare, sapientemente valorizzato a fini turistici.
E’ difficile datare l’inizio di queste escavazioni e la loro origine, attestata da fonti scritte già dal XIV secolo, ma probabilmente preesistenti.
Oltre a questi suggestivi ambienti, forse un tempo semplici cave per l’estrazione di materiale lapideo da costruzione, c’è ancora molto da scoprire tra le cavità artificiali del paese.


Ma il rinvenimento più sorprendente, non certo per entità archeologica quanto per la sua particolarità, è avvenuta all’interno della chiesa di S. Francesco.
La memoria popolare ricordava l’esistenza di una cripta dalla quale, secondo le leggende locali, si sarebbe potuto penetrare in un complesso labirinto sotterraneo, forse un tempo collegato con la città sotterranea.
La nostra ricerca si è concentrata all’interno della chiesa, originaria del XIII sec. (si dice fondata dallo stesso S. Francesco nel 1215) e riedificata nel ’700, ed ha riportato alla luce la cripta scomparsa.
Dopo aver ipotizzato la più probabile ubicazione della cripta, è stato eseguito un foto nella pavimentazione dalla ditta ICOC, grazie al quale abbiamo potuto introdurre una microcamera ed osservarne l’interno. Una volta compreso l’esatto ingombro dell’apertura originale abbiamo atteso che gli operai riaprissero il varco ostruito dalla nuova pavimentazione.

Con Daniele (Bossari, NdR) siamo scesi al suo interno per esplorarla ed abbiamo così scoperto ciò che avete visto durante il programma, ripreso anche da Studio Aperto. Oltre ad alcuni resti umani, probabilmente in fase con l’edificazione barocca della chiesa, abbiamo inaspettatamente rinvenuto il piccolo corpo di un bambino.
E’ subito apparso evidente, dal suo stato di conservazione, dall’esame seppur superficiale del laminato di zinco che lo conteneva e dalla fattura del legno che rivestiva il suo feretro, che si trattava di una sepoltura troppo recente.
Il vero segreto di Camerano, o se vogliamo il suo “mistero”, è proprio questo.
In seguito all’editto napoleonico di Saint Cloud, del 1804, non è più stato possibile seppellire all’interno delle città, per ragioni principalmente igieniche e, in secondo luogo, culturali. Il corpicino scoperto all’interno della chiesa di S. Francesco, era chiaramente stato collocato lì molto tempo dopo, probabilmente durante gli anni della seconda guerra mondiale.
Sebbene l’editto non venne esteso contemporaneamente all’Italia, dove invece entrò in vigore un paio di anni dopo, va ricordato che fece comunque molta fatica ad essere accettato serenamente dalla popolazione.
Si pensi alle polemiche perpetrate anche da Ugo Foscolo nei suoi “Sepolcri”, che fu uno dei maggiori portavoce di questa corrente di pensiero.
Ciò che i molti anziani del posto, da noi intervistati, non hanno voluto rivelarci, era la storia di questo bambino. Storia di un passato recente, ancora vivo nei loro ricordi, ma, probabilmente, offuscato da un’intima omertà.
In seguito ad alcune ricerche negli archivi, finalmente anche noi siamo venuti a conoscenza del suo segreto, della sua storia. Del suo nome.
Si chiamava Loreta Caggiano, era una bambina. Morta all’età di 10 mesi, il 6 ottobre 1943. I suoi genitori erano originari della Puglia, come il sindaco di allora, o meglio, il Podestà, Cesare Zacchia, il quale, ipotizziamo, fu complice nel consentire questa infrazione.
Illecito di cui doveva essere a conoscenza anche il parroco, don Niccomede Donzelli.
Un patto, un segreto che doveva rimanere tale, così, quando pochi anni dopo venne ripavimentata la chiesa, si pensò bene di sfruttare questa occasione per sparire la botola di accesso alla cripta gentilizia, un tempo appartenuta alla famiglia Serafini, e poi dei marchesi Mancinforte.

Non a caso rimasero accessibili, tramite botole lapidee, le camere sepolcrali disposte lungo la navata della chiesa e scomparve proprio quella ubicata alle spalle dell’altare.
Svelato il “mistero”, non ci resta che ipotizzarne la motivazione.
Forse va ricercata in credenze e superstizioni religiose, molto radicate un tempo, che ritenevano che una sepoltura in chiesa fosse molto più rispettosa e prestigiosa di un’inumazione in un semplice terreno, seppur consacrato.
Per questa ragione, nonostante l’editto napoleonico, si continuò ancora per decenni ad infrangere questa legge, cercando, in modo più o meno occulto, di dare migliore collocazione possibile ai propri cari, talvolta con la placida compiacenza della autorità, talvolta con vere e proprie donazioni che suonano oggi come tangenti.
L’idea di permettere il più adeguato riposo eterno, secondo le credenze religiose più in voga, creò centinaia di casi analoghi a questo.
Procedura che scomparve inizialmente dalle grandi città e poi via via anche dai centri urbani più piccoli ed isolati solo pochi decenni fa.

 

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