Indagini presso la cripta dei Disciplini della chiesa di S. Bernardino alle Ossa di Milano (MI)

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Esplorare ambienti sotterranei spesso ci porta in cavità utilizzate per conservare i resti mortali di chi ci ha preceduto.
Nella zona dell’antico “broletto arengario“, proprio alle spalle del Duomo di Milano, si trova la cappella di San Bernardino alle Ossa, nota anche come l’Ossario San Bernardino dei Morti.
E’ caratterizzato da migliaia di ossa umane disposte in modo tale da decorare le sue pareti, macabra architettura che però lo rende quotidianamente meta di curiosi e di turisti. Sono veramente inquietanti questi teschi, disposti simmetricamente con altrettante tibie, imprigionate da reti metalliche e disposte sulle quattro pareti della piccola cappella.
Accanto ad essa si trova la chiesa, a pianta centrale, riedificata nel XVIII secolo in seguito ad un incendio. Come i fedeli ed i turisti possono agevolmente notare, davanti all’altare si trova una grata metallica, con una targhetta in ottone. Sotto ad essa si trova la “cripta dei Disciplini“, inaccessibile al pubblico.

Aperta ufficialmente solo nel 1931, al momento è possibile ammirarla solo grazie ad una preziosa cartolina, sul retro della quale troviamo scritto:
Sepolcreto dei Disciplini scoperto nel Santuario di S. Bernardino l’8 ottobre 1931. Costruito contemporaneamente al Santuario, servì fino al 1790 come sepoltura dei membri dell’antichissima Confraternita dei Disciplini, la quale aveva in custodia l’Ossario che risale al 1210.

Con una semplice torcia possiamo illuminare attraverso la grata i dieci gradini sottostanti. La scalinata si perde nell’oscurità e con essa le nostre domande.
In età recente non è più stato permesso a nessuno di scendere in questo ambiente e di poterlo documentare, almeno in modo ufficiale.
Rimossa la grata abbiamo l’opportunità di ripercorrere questi stretti gradini e di raggiungere la camera sepolcrale dei Disciplini.
La confraternita dei disciplini, composta da laici dediti alla preghiera, alla penitenza ed all’autoflagellazione sorse probabilmente agli inizi del XV secolo ma in breve tempo ottenne la completa e totale autonomia nella gestione e nell’amministrazione della propria chiesa.
Tra le loro opere di carità più importanti vi era quella di occuparsi del funerale e della sepoltura dei poveri, nonché di dare conforto ai condannati nei terribili atti antecedenti l’esecuzione.
L’ordine è poi stato soppresso in seguito all’emendamento del 20 aprile 1786.
L’ambiente che abbiamo esplorato è una particolare camera sepolcrale, che prende il nome di putridarium. Infatti, al suo interno venivano disposti i corpi dei defunti, seduti su dei seggi in muratura disposti lungo le pareti della stanza, e lasciati alla decomposizione.
Ogni seggio era dotato di un pozzetto per la raccolta dei liquami cadaverici, che venivano convogliati, tramite un piccolo condotto, sul pavimento.
Il pavimento stesso denota una discreta pendenza verso un pozzetto, che raccoglieva i liquidi organici.
Sopra al pozzetto si trova un cippo che regge una croce in metallo.
La simbologia della decomposizione dei cadaveri era molto sentita, ma per nulla legata ad interessi tanatologici.
La carne, che rappresentava i peccati e la corruzione materiale, marcendo si distaccava dalle ossa, da sempre simbolo di purezza.
Questa sorta di Purgatorio reale predisponeva le anime dei defunti, così purificati, ad essere meglio accolti nel regno dei cieli.
Al termine del processo, venivano raccolte le ossa e gettata dell’acqua per ripulire il seggio, che avrebbe ospitato un nuovo corpo, il massimo dell’igiene!
Tra i resti umani ancora presenti in situ abbiamo potuto scorgere frammenti di tessuto, lembi ancora in parte conservati dei sai che indossavano al momento della sepoltura e alcune piccole targhette di legno, sulle quali veniva riportato, con estrema semplicità, il nome del confratello.La nostra esplorazione ha anche evidenziato come alcuni dei resti presenti in questa cripta, siano stati utilizzati in tempi recenti per studi medici. Alcuni teschi appaiono chiaramente bolliti, pratica resa necessaria per distaccare completamente i tessuti dalle ossa.
Un cranio risulta essere stato scalottato tramite una lama seghettata e presenta chiare scritte in matita, mentre in un paio di casi abbiamo notato molle metalliche e fili di ferro a fissare le articolazioni della mandibola.
Uno di questi crani, proprio grazie alle molle così posizionate, manteneva ancora la corretta connessione anatomica della mandibola.
Questi interventi dovrebbero essere successivi al 1931 anno in cui la cripta venne riaperta.
Lo studio è stato condotto realizzando anche un rilievo dell’ambiente, a pianta di pentagono irregolare,  grazie al quale abbiamo potuto ricostruirlo tridimensionalmente in computer graphics.
Anche in questa occasione abbiamo realizzato un breve video documentario, arricchito dalle sequenze 3D, con il quale vi accompagniamo a vivere con noi l’emozione dell’esplorazione.

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