Indagini presso il pozzo di Moncrivello (VC)

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I pozzi, miti e realtà
Il pozzo serve per prelevare acqua da un acquifero sottostante. Ma non solo e non sempre. La tradizione ci parla di pozzi utilizzati come nascondiglio, sia di persone che di armi, che di oggetti di valore, leggasi tesori.
In molti pozzi si usa gettare delle monetine, auspicando la realizzazione dei propri desideri; in altri casi le leggende vogliono che siano stati progettati per dare aria a misteriose gallerie sotterranee tenute segrete, o che nascondano ingegnose vie di fuga.
Si pensi per un attimo a quanta gente ha investito tempo e denaro alla ricerca del tesoro nel famoso pozzo di Oak Island, in Nuova Scozia, senza mai trovare nulla che non fosse stato messo lì apposta.

Pozzi in Italia
A Saliceto, in provincia di Cuneo, abbiamo notato una nicchia all’interno della canna del pozzo del castello. Abbiamo così organizzato lo svuotamento del pozzo con i ragazzi della Protezione Civile, dopodiché si siamo calati per una decina di metri, al suo interno.
La speranza degli storici locali era quella di trovare un passaggio, realizzato sotto al livello dell’acqua, che avrebbe condotto in una stanza segreta.
Purtroppo si trattava solamente di una nicchia, ma l’interesse che questa avventura ha suscitato ha coinvolto sia la televisione che l’intero paese.
Al castello di Vignale Monferrato abbiamo esplorato il “pozzo del Capitano”, alla ricerca di una via di fuga, probabilmente mai esistita, forse sepolta a -30 metri, sotto alle macerie franate nel corso dei secoli.
A Bologna siamo scesi per ben 67 metri all’interno di un pozzo realizzato sotto ad una villa cinquecentesca, edificata su di un insediamento romano attestato al 40 a.C.. La leggenda raccontava dell’esistenza di un’incisione, sul fondo del pozzo. Essa avrebbe rappresentato un pesce, stilizzato, simile al noto ichthýs cristiano. L’unico modo per verificare questa leggenda, era scendere sul fondo per 67 metri.
Anche Vercelli è ricca di pozzi, che raramente superano gli 8/10 metri di profondità, eppure il centro storico ne è pieno. Uno di questi, di cui abbiamo già parlato, è il Pozzo degli Ebrei, dell’ex Asilo Levi di via Morosone, dove si riteneva fosse presente un tesoro.

Il pozzo più profondo
Se per alcuni le dimensioni non contano, non si può dire lo stesso in merito ai pozzi. Il primato di pozzo più profondo d’Italia, è un titolo decisamente ambito. Nel mondo delle cavità artificiali, gli ipogei realizzati dall’intervento e dall’ingegno umano, i pozzi difficilmente raggiungono le profondità dei cugini di origine naturale, presenti nelle grotte.
Ecco quindi che profondità di diverse decine di metri iniziano a diventare sempre più rari.
Per anni si è considerato il pozzo di San Pancrazio di Cagliari come il più profondo di Italia, con i suoi 88 metri di profondità. In realtà è composto da due tratti, la canna, profonda 77 metri e la parte inferiore, dove si incontra la falda acquifera, che scende ancora per altri 11 metri. Sebbene la parte sommersa risulti anch’essa di origine artificiale, in molti lo considerano profondo solo 77 metri, considerando come pozzo solo la canna.

Il pozzo di Moncrivello: è il più profondo di Italia?
Nel 2005, su segnalazione di un privato, abbiamo iniziato un’indagine esplorativa presso un’abitazione di Moncrivello, nel vercellese.
Durante alcuni lavori di ristrutturazione si era aperta una voragine nel pavimento che aveva riportato alla luce un’opera maestosa. Un pozzo, dalla canna circolare, perfettamente rivestita in muratura, dalla profondità di diverse decine di metri. Il misuratore di distanze laser non mi era di aiuto, per via dell’umidità presente al suo interno, così calai una luce al suo interno, assicurata ad una corda di settanta metri, ma non mi bastò per raggiungere il fondo.
Per questa ragione, organizzata una squadra esplorativa, ritornavamo sul posto intenzionati a scendere in questa cavità. I problemi che si possono incontrare in avventure di questo tipo sono molteplici, frammenti, oggetti e detriti possono cadere all’interno del pozzo, quando siamo appesi al suo interno, per esempio.
Ma occorre prestare anche attenzione alla qualità dell’aria, al fatto che le corde lavorino bene in ogni momento dell’esplorazione, alle temperature che si esercitano sull’attrezzatura necessaria alla discesa. Tra queste preoccupazioni occorre produrre la documentazione da riportare in superficie, solitamente fotografie, video riprese e rilievo architettonico.
Se le condizioni lo consentono, allora si può studiare anche la muratura, eventuali stratigrafie e così via.
La discesa ci fece gridare al record! La canna era infatti profonda 85,48 metri. Pare quasi incredibile che questo pozzo così profondo, se non il più profondo in assoluto mai esplorato in Italia, sia proprio “a casa nostra”.

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