La moda della rivalutazione storico culturale

Oggi ancor più di ieri si sente parlare di “rivalutazione storico culturale” con una frequenza crescente e, spesso, di sproposito. Mi è stato chiesto di esprimere il mio pensiero in merito dai ragazzi di FHT – Fake Hunters Team, per cui, lusingato, ecco ad operarmi in merito.

Occupandomi, pur in modo amatoriale, anche di questi aspetti fin dal 1996, sono consapevole che la dicitura implichi un notevole lavoro che va svolto in modo professionale ed attento.
Ciò che vedo accadere di questi tempi è che molte persone millantino questa attività, spesso addirittura collaterale ad altre che seguono in modo preponderante.
Ma avranno realmente idea di che cosa si tratti? Di che cosa implichi la reale rivalutazione storico culturale? No.

Oggi molti esploratori della domenica, fotografi amatoriali, persone che frequentano luoghi abbandonati o pure antichi alla ricerca di testimonianze paranormali, annoiati della vita, escursionisti con la fotocamera nel cellulare, raccontano di occuparsi di ciò.
Ma come?
Semplice, scattando fotografie di questi luoghi e postandoli sulla loro pagina Facebook. Spesso le descrizioni, quando non del tutto errate, sono per lo meno imbarazzanti: “Quella è la torre”, “Da lì si entra”, “Un muro alto”, “Un muro spesso”, e così via.

Sospetto, ma ciò che mi appresto ad esprimere va ricondotto ad una mia opinione personale, che questi individui siano consapevoli dell’inutilità delle loro gite, spesso derise da chi ha imparato, con il tempo e con l’esperienza, a levarsi le cotiche di suino dagli occhi.
Si innesca quindi un processo mentale che li porta a cercare disperatamente qualche cosa di buono in ciò che fanno. Un’attività secondaria, alternativa, all’apparenza di utilità alla comunità. Qualche cosa in grado di compensare il vuoto che la loro primaria attività crea nelle loro anime. Quasi una giustificazione. Qualcosa che, dall’opinione pubblica, sia apprezzata al punto tale da poter chiudere un occhio sul resto.

La rivalutazione storico culturale di un sito è invece una procedura molto complessa, come può facilmente confermare la Dott.ssa Gabriella Cetorelli, Responsabile del Servizio “Progetti Speciali” del Ministero dei Beni Culturali.

La rivalutazione, o meglio ancora, la valorizzazione del patrimonio culturale prevede migliorie nei servizi di gestione, tutela e salvaguardia. Tra questi compare “anche” l’attenzione verso il pubblico. Non solo quella.

Il continuo e puntuale monitoraggio delle strutture, si veda il caso della basilica di S. Andrea di Vercelli ad esempio, fa parte di questi compiti, così come l’abbattimento delle barriere architettoniche, pur mantenendo coerenza con le esigenze del sito stesso.
La Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma dovrebbe realizzare un elevatore ed una rampa per consentire una fruizione differente e facilitata del sito del Foro Romano e del Palatino.

La digitalizzazione di documenti, di opere d’arte, di codici, fa parte di questa attività, grazie anche a ciò che le nuove e moderne tecnologie consentono. La riproduzione tridimensionale di oggetti e reperti, digitalizzati con strumentazioni laser è un altro utile esempio destinato a diffondersi con prepotenza.

La comunicazione resta un lavoro di grande importanza e può avvenire tramite conferenze, incontri pubblici, dibattiti, pubblicazioni, capace di attrarre grandi quantitativi di turisti.

Insomma, un grandissimo lavoro che prevede il coordinamento di specialisti differenti. Si tratta di qualche cosa di diverso dal mostrare una foto agli amici dicendo “E’ un bel posto”

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