Archeologia del Sottosuolo

Spesso parlo di Archeologia del Sottosuolo, disciplina nata nel corso del I° Congresso Nazionale di Archeologia del Sottosuolo, tenutosi nel dicembre del 2005 a Bolsena.
Da allora pare che ogni gruppo di ricercatori, di appassionati di trekking, di speleologi, di turisti, di escursionisti, di ghost hunters e di esploratori domenicali, si occupino di ciò.
Dal mio punto di vista ciò sarebbe tutto molto bello, ma purtroppo mi rendo conto che non è così.
Innanzitutto non si tratta di un’attività che si può improvvisare, sono necessari anni di pratica e di studio. Inoltre è frutto della convergenza di numerose discipline, quali la speleologia, l’archeologia, l’architettura, la storia, la geologia, etc…
Vagare nei boschi, tra antichi ruderi abbandonati nella speranza di incappare in una cantina abbandonata non è da considerarsi Archeologia del Sottosuolo.
Nemmeno sfoggiare selfie su Facebook per dimostrare di essere giunto fino a quel punto lo è.

Si tratta di un’insieme di studi e di raccolta dati che devono essere elaborati in modo tale che possano costituire preziosa (in quanto inedita) documentazione a favore degli studiosi, degli archeologi e delle Sorpintendenze.

Occorre come prima cosa aver maturato almeno cinque o sei anni di esperienza speleologica. In questo modo si apprendono non solo le tecniche ed l’uso dei materiali, ma principalmente si conoscono i propri limiti. Sia fisici che psicologici.
Ci si abitua alla fatica, alla permanenza nel sottosuolo, bagnati dall’acqua, resi scivolosi dal fango, indeboliti dal freddo. Si impara a dominare la paura ed a mantenere la lucidità necessaria per poter svolgere il delicato lavoro di raccolta delle informazioni nel modo più preciso possibile.

Solo allora si potranno effettuare misurazioni, rilievi, campionamenti, ma anche scattare fotografie e girare video.
Queste operazioni, così sommariamente descritte, devono essere eseguite con metodo e con la preparazione necessaria nel capire cosa si stia eseguendo.
E’ quindi obbligatorio trascorrere molte ore sui libri, per imparare, per capire, per comprendere.

Questo è l’unico modo per ottenere dati di interesse, per presentarli in modo corretto ed evitare inutili rischi.

L’Archeologia del Sottosuolo non è solo quella faticosa attività che ci vede strisciare sottoterra misurando mattoni. La maggior parte della ricerca segue sentieri più tradizionali, come la ricerca delle fonti in archivio, la raccolta di testimonianze e di memoria popolare. Ma anche indagini tramite strumentazione elettronica all’avanguardia, come riprese aree tramite droni comandati in remoto, l’impiego di termocamere, di georadar, di sonde endoscopiche.

E’ sicuramente un’attività faticosa ma le cavità artificiali vanno studiate in questo modo. Se avete passione e buon senso ce la potete fare!

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