Archeologia a Vercelli, distruzioni e ritrovamenti

Parlare di archeologia nella città di Vercelli pare quasi essere un tabù.
Troppe sono le lacune, le mancanze, il disinteressamento, le manovre poco pulite che hanno danneggiato la comprensione dell’antico vercellese.
Vige ancora oggi omertà, indifferenza, invidia, coscienza sporca di molti.

Finché l’economia era retta da floride aziende o dalla quasi millenaria agricoltura nessuno si preoccupava delle perdite che avvenivano nel settore culturale, e si lasciava fare.
Ora che l’archeologia ed il turismo basato su di essa potrebbero rappresentare una risorsa inedita e dal grande potenziale, ci si piange addosso per gli sprechi consentiti nel passato.

Moltissimi ritrovamenti fortuiti non sono mai stati segnalati, anzi, sono diventati oggetto di speculazione. Campi arati e livellati riportavano alla luce preziosa documentazione dell’antico, che prontamente veniva demolita, occultata o rivenduta. Per trarne profitto, certamente, ma anche per evitare le rogne che gli uffici preposti alla loro tutela avrebbero comportato.
Questa è la mentalità individualista che vige dalle nostre parti. Non la giudico, riporto i fatti.

Situazione analoga durante l’edificazione selvaggia che dal dopoguerra ha raggiunto gli anni ’70 del secolo scorso. L’introduzione di macchine per la movimentazione della terra e di ruspe, ha permesso una rapidissima demolizione degli strati protetti e custoditi nel sottosuolo. Tutti concordi nel tacere e a voltare lo sguardo altrove. Pare irreale che si sia potuto consentire tutto ciò, eppure è andata in questo modo. Incredibile che a nessuno stesse a cuore la salvaguardia di resti della città medievale o romana, per esempio. E’ più facile pensare che queste persone abbiano ricevuto lauti benefici a placare le grida della propria coscienza.

Ditte, operai, supervisori ed una pletora di altri personaggi hanno occultato, trafugato, collezionato e rivenduto migliaia di pezzi che oggi potrebbero arricchire i nostri musei.

Tutto ciò non lo dico io, che in quegli anni non ero ancora nato o che ero troppo piccolo, ma lo dicono le persone che hanno vissuto, sia da una parte che dall’altra, quelle vicende.

Ciò che oggi possiamo ancora osservare, studiare e godere, è quanto tratto in salvo da quelle persone che si sono impegnate nella salvaguardia di questi beni della comunità, andando contro ciò che doveva preservare ma che invece permetteva la loro distruzione.

Un grazie quindi al Leone, al Guala, al Viale, ai Gaviglio ed a tutti i gruppi di ricerca storica ed archeologica che hanno permesso, negli anni, la raccolta di pezzi altrimenti perduti.

Grazie a chi si è operato per bloccare certi lavori, creandosi inimicizie, a chi ha segnalato queste situazioni, ha chi ha impegnato il proprio tempo ed il proprio denaro per la salvaguardia dell’archeologia Vercellese.

Grazie da parte di tutti noi perché questi oggetti, ancora capaci di raccontarci la nostra storia, sono nostri, della collettività. Sta a tutti noi preservarli e tutelarli affinché possano ancora narrare la vita di chi ci ha preceduto, alle generazioni che ci succederanno.

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