Le bufale in rete e i pecoroni che ci cascano sempre

Non ci resta che ossecrare di brutto.” Cit.

L’utilizzo dei social network, in particolare del popolarissimo Facebook, è utilissimo non solo per condividere i risultati delle nostre imprese ma è altresì utile per comprendere che tipo di pubblico ci segue, che cosa si aspetta da noi, quali contenuti apprezzi di più rispetto ad altri.
Ed è utile anche a loro, il nostro pubblico, che pur inconsapevolmente tramite questa semplice analisi ci permette di avvicinarci ancora di più alla loro domanda ed alle loro esigenze.

La popolazione presente sui social network è vastissima ed è lo specchio della popolazione che normalmente abita il nostro paese.
C’è chi lo adopera con finalità di marketing, chi per descrivere ai propri contatti la sua giornata, eccitante o meno che sia, chi per rimorchiare o per importunare la gente.

Molti non producono nemmeno contenuti propri, ma si limitano a condividere quelli altri, ritenuti degni di diffusione.
Basta scorrere le notizie per vedere quanto sia aumentata negli ultimi anni la produzione di bufale, ovvero di notizie false, ironiche, improbabili e irriverenti e quanto queste continuino ad essere condivise con prepotenza da quantità crescenti di individui.

Perché mai? Avendo imparato a conoscere un po’ i propri contatti e “amici virtuali”, posso asserire che solo alcuni di questi le condividono per sottolineare l’idea, il fatto che faccia o meno ridere la cosa, ma pur sempre consapevoli che di bufala si tratti. Ma purtroppo la stragrande maggioranza delle persone invece, ci casca sempre.

Prende queste notizie per vere, senza investire pochi minuti del proprio tempo per una semplice verifica – che gli risparmierebbe la figura dell’imbecille – e si infervora sbraitando, accanendosi, immolandosi paladino.

Riversare violenza sopita e frustrazioni contro notizie palesemente false, abboccando come una tinca alle più stupide trovate di qualche burlone, non fa onore all’intelligenza media del popolo presente su Facebook.

Eppure questa è la direzione, auspico reversibile, in cui il mondo sta andando. Scarsa abitudine al pensiero, massimo sforzo intellettivo per ripetere frasi banali e scontate. Abilità di lettura sostituita dal ricevere passivamente informazioni approssimative da mediocri programmi televisivi. Dialoghi intrecciati sui luoghi comuni.

Dovessi calibrare i miei contenuti su queste reportistiche dovrei pubblicare solo immagini di sfere colorate. E nemmeno troppe.

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