La necessità di un cambiamento

Mi sveglio presto, agguerrito, con il canino scoperto. Mi capita spesso. Più vivo il mondo che mi circonda e più noto cose che non digerisco e che, addirittura, mi ripugnano.

La necessità di un concreto cambiamento non è più solo auspicabile, ma palpabile, tangibile.
Mentre la volgarità prende sempre più prepotentemente il posto dell’educazione, quando gli interessi medi sono il gossip, la violenza ed il calcio, nasce il bisogno di un cambio di rotta radicale.
I giovani leggono sempre meno e, quando lo fanno, sono fumetti o libretti sdolcinati tangenti all’erotico.
La storia, la cultura dell’antico e l’archeologia sono percepiti come macigni ben difficili da digerire e quindi tenuti a distanza con ogni forza.
E’ più semplice raccogliere pomodori virtuali pigiando lo schermo di un tablet o del più moderno cellulare, ma a che fine?
Quando parlo ai giovani, nelle scuole, riesco a trasmettere interesse. E su trenta ragazzi, due o tre approfondiranno gli argomenti per curiosità, dando alla passione una piccola speranza di crescita.
Ma non basta. I documentari che realizzo apposta per internet, studiati per essere concentrati, facilmente assimilabili, veloci da fruire, stanno dando i primi risultati.
Noi possiamo investire tempo e risorse per produrre informazioni nel modo più accattivante e semplificato possibile, ma l’educazione all’apprendimento non è e non può essere compito nostro.
I giovani sono ribelli per natura, chi più chi meno lo siamo stati tutti.
Mi duole verificare che, ad ogni nuova generazione, ci si distanzi sempre più – e forse in modo irreversibile – dai principi a me tanto cari: educazione e cultura.
Sono e sarò perennemente convinto che il mondo possa migliorare, la violenza diminuire e la ricerca avanzare qualora si possa aumentare, nelle persone che ci circondano, la cultura vera. Continuerò perciò a rifugiarmi in quel romantico periodo vittoriano, che trovo così tanto compatibile con la mia individualità.
Suggerirò di leggere Verne, Dickens, la Austen; dirò a tutti che forse non importa – nella vita reale e per il proprio futuro – raccogliere 100 pomodori virtuali al giorno sacrificando preziose ore delle proprie giornate.
Siamo padroni del nostro tempo, troviamone giovamento per la mente e per l’animo, finché questi ci potranno assecondare.
Divulgare, tramettere passione e curiosità. Insegnare a porsi domande con senso critico. Analizzare i dati. Tenere allenato il cervello.
Questo dovremmo fare tutti quanti. Andando contro quel sistema che ci vuole lobotomizzati, controllati, gestibili.

Cosa serve? E’ necessario lo sforzo di tutti quanti. In primis dei genitori. Con la diminuzione della cultura non avviene più frequentemente quel passaggio che trasformava il ragazzino ignorante in uno stimato padre di famiglia.
Oggi esistono moltissimi ignoranti padri di famiglia. Più genericamente, genitori.
Non avviene quasi più il cambiamento che vedeva la trasformazione da adolescente ad adulto, con relativa assunzione di responsabilità.
Fare il genitore, e farlo bene, costa tempo, impegno. Prevede scontri, confronti, discussioni.
Ma è necessario, così come lo è l’imprinting che gli animali adulti trasmettono ai propri cuccioli.
Oggi sono gli stessi genitori a non essere di esempio per i propri figli ai quali, quindi, non possiamo dare tutte le colpe.
Cosa possiamo aspettarci da un padre – o una madre – che fuma in continuazione, che posta stupidaggini su Facebook, che trascorre pomeriggi interi ad annientare ogni intelletto sprecando tempo con i soliti giochini.
Un bambino, un ragazzo o – peggio ancora – un adolescente – che non vede un genitore impegnarsi in qualche cosa, che non lo vede credere in una propria passione, che esempio potrà trarre per il proprio futuro? Pare si faccia a gara nel delegare l’istruzione – e la conseguente responsabilità – alle scuole.
Scuole che hanno evidenti limiti, che non possono fare miracoli quando poi a casa viene concesso ai piccoli ogni cosa. Quando non viene insegnato a domandare “per favore”, quando non si spiega che le cose – tutte – vanno meritate.
I genitori adulti, responsabili, capaci di dedicare sempre del tempo alla propria prole sono sempre più rari. Imperversano invece i casi in cui si vedono bambini di dieci anni girare da soli in bicicletta la sera dove, i più “fighi”, addirittura fumano sigarette.
Senza sopire il logico desiderio di libertà, a dieci anni doccia, qualche pagina di un buon libro e a letto presto, diamine!

Che mestizia. Tutto ciò aumenta di volume e di impatto, i livelli sono portati ad abbassarsi sempre di più, la normalità sarà quella.
E ciò che è ancora più mesto, è che nessuno – o ben pochi – di questi giovani – sognerà una situazione migliore, perché nemmeno immaginerà cosa potrebbe ricevere, in un contesto educato e ricco di cultura.

Gente inebetita che genera altrettanti ebeti. Una lobotomizzazione guidata dai media e dalla società. Ammassi di carne dal cervello spento e violento.
Questo è ciò che vuole chi ha il potere di indirizzare le masse.

Disprezzo per la storia, per la cultura, per i libri. Ore e ore impegnate con la televisione, con i giochini fini a se stessi. Gente che non ragiona più, che non pensa, che non sente nemmeno più la necessità di evolversi, di elevarsi da questa massa di morti viventi.

Più il mondo diventa superficiale, e più sento il bisogno – e pochi altri come me – di allontanarmi da tutto questo. Meno la gente studia e più noi studiamo. Meno la gente si impegna e più noi ci impegniamo.

E allora, giovani ribelli, riprendere a vivere e createvi una cultura, scelta da voi e non imposta da chi ci vuole dominare!

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