Il metodo scientifico nelle ricerche sul mistero

Oggigiorno molti gruppi di persone affrontano i temi legati al “mistero”.
Quando ho iniziato ad occuparmi della ricerca e dello studio degli ambienti sotterranei, nel 1996, eravamo i primi, insieme a Creepynet.
Noi cercavamo conferme sul campo, Creepynet produceva un database contenente leggende e segnalazioni, ottimo spunto da cui partire per affrontare una nuova indagine.
Via via comparvero numerosi nostri emuli, spesso effimeri e male organizzati.
Le difficoltà che si incontrano in questo tipo di attività sono spesso sottovalutate e sufficienti a far cambiare hobby ai meno determinati.

Oggigiorno è tutto diverso, tutto più semplice. Già solo tramite i social network è più facile condividere i risultati conseguiti, scambiare opinioni, entrare in contatto con altri appassionati.
Inoltre da vecchi pionieri abbiamo già spianato il terreno alle nuove leve, che incontrano oggi meno pregiudizi di quanti ne abbiamo vissuti noi.

Tutta questa facilità non mi pare però positiva, perché l’indispensabile “gavetta” forgiava le basi per condurre le ricerche in un modo dignitoso, base che attualmente spesso manca.

A prescindere dal settore di ricerca, i temi misteriosi sono sempre molto delicati. E più si valica il confine verso il paranormale e più si rischia di cadere vittima della propria ingenuità.

Nel nostro caso, fortunatamente, un ambiente sotterraneo riscoperto può essere fotografato, documentato e misurato. E chiunque sia presente con noi o che ispezioni quel luogo lo può trovare.

In rete vedo però moltissime fotografie e addirittura moltissimi video, che vengono spacciati per prove e testimonianze della presenza di spettri e di fantasmi. Prove che non hanno mai una valenza scientifica e che quindi non dimostrano un bel nulla.

Il metodo scientifico deve essere verificabile, condivisibile e affidabile. A volte è chiara l’intenzionalità lucrosa di realizzare un falso per ottenere consensi e visibilità, in altri casi, in totale buona fede, si è convinti della bontà del proprio lavoro, ignorando le basi scientifiche richieste per poterlo documentare in modo utile.

Parte della colpa è anche del pubblico meno smaliziato, che non ragiona con la propria testa ponendosi le più elementari domande. E così in rete proliferano immagini lavorate da Photoshop, video in cui avviene qualche cosa apparentemente strano. Ma ben spiegabile ragionandoci sopra, dal momento che l’inquadratura non mostra altre visuali dove potrebbe esserci di tutto.

Per non parlare delle migliaia di fotografie capaci di suscitare fenomeni di pareidolia, sulle quali non occorre spendere altre parole.

Queste non sono affatto prove. Così come le sole leggende che narrano l’esistenza di una galleria sotterranea, non sono la prova certa della sua esistenza.

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