La tazza di Ennione scoperta a Vercelli

tazza_ennione

Riporto le parole del giornalista Marco Reis, che di recente ha scritto alcune curiosità su questo prezioso reperto vercellese scoperto molti anni fa dai fratelli Daniele e Dario Gaviglio.
Una delle sorprese è relativa all’esistenza di una seconda tazza del vetraio vissuto nel I secolo d.C.. Tazza probabilmente conservata meglio di quella già nota e occultata con la medesima astuzia della famosa lettera rubata di Poe.

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VI SVELO IL MISTERO DELLA SECONDA TAZZA DI ENNIONE di Marco Reis

I giornali di oggi dicono che forse addirittura nientepopodimenoche la ‘Tazza di Ennione’ tornerà a Vercelli. Un capolavoro del vetraio siriano Ennione, I secolo dC, scoperto a Vercelli dai fratelli Gaviglio mentre combattevamo (loro gli esperti, io solo il chiacchierone, per carità) la inutile battaglia per salvare la necropoli poi trasformata in Area artigianale. Trentacinque anni fa o qualcosa meno?
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Bah. Per capire di che si tratta ve lo faccio dire dalla Treccani: http://www.treccani.it/enciclopedia/ennione_(Enciclopedia-Italiana)/
Trovata dai Gaviglio e… portata a Torino, naturalmente.
Ci sono non camion ma vagoni di reperti vercellesi a Torino.
Riace si lamenta che i ‘Bronzi di Riace’ li hanno portati a Reggio Calabria? Beh, a noi Torino ha preso 120.000 reperti, secondo la stima proprio di un Soprintendente.
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Porca vacca, quanti ricordi. E l’emozione. Io l’ho avuta in mano, la Tazza. Me la portarono di corsa i Gaviglio a casa: “Guarda, Marco !”.
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Ecchemminchia era mai: un grumo di cocci incrostati di terra nerastra. O di terra con cocci nerastri incrostati? Manco si capiva se erano di vetro. Mi fidavo di loro, e poi infatti, quando la vidi intera, restaurata, capii. Gli tirerei un pugno sul naso, ma sul campo quei due sono incredibili, e infatti solo un Mago Zurlì poteva capire che quei poveri cocci che a malapena spuntavano dalla terra erano un tesoro. Loro erano il Mago Zurlì, mentre l’assistente ai lavori di ‘sorveglianza archeologica’ leggeva il giornale in macchina (era una Renault R4 blu, a essere pignoli) in attesa che la ruspa andasse avanti. Ecco i ‘sondaggi archeologici’: una ruspa che pettinava il terreno.
Capito, chi l’aveva rotta, la Tazza? La ruspa della Soprintendenza.
Capito chi l’ha salvata? Gli odiati Gaviglio.
Altro esempio di mondo al contrario.
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Ma nessuno lo sa, e vi svelo un segreto. Tragicomico.
Ce n’era un’altra, di Tazza. Ce n’E’ un’altra, di Tazza vercellese.
Sì: c’era un’altra Tazza e non devastata dalla ‘ruspa archeologica’. Si diceva essere intera, e di un altro colore. Ce l’aveva un tombarolo. Già, perché negli anni doro delle distruzioni a Vercelli c’erano i tombaroli come in Etruria: ci hanno devastato.
I Gaviglio sapevano le cose, io facevo solo il portaborse. Ma –hem- facevo già il giornalista e il mio mestiere era raccogliere informazioni. Diciamo insomma che noi avevamo anche degli uccellini che ci raccontavano delle cose, e che quindi sapevamo un sacco di robe. Compresa l’altra tazza.
E avevamo un filo diretto con la Polizia, naturalmente.
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Beh, dopo inutili appostamenti di notte (nell’area artigianale passavi la sera e magari contavi 5 scavi di plinti per i capannoni? beh, tornavi la mattina e ce n’erano 7; un tombarolo in particolare era una ruspa umana notturna)… dicevo: dopo inutili appostamenti di notte con i binocoli a infrarossi (inutili perché anche il tombarolo aveva probabilmente i suoi controservizi di informazione) la polizia andò dove noi sapevamo.
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Era diventato anche un giocare del gatto col topo. Notte, alba, alba notte… Attorno a quegli scavi c’era un viavai di figure notturne: qualcuna col piccone, altre con gli infrarossi. Ma non si sono mai incrociate. Minchia, non l’hanno mai preso sul fatto.
E adesso bisognava recuperare anche la seconda Tazza. Al mondo ce ne sono una quindicina, e averne trovate noi 2 nello stesso posto… dove c’era una vetreria… Ennione ha lavorato anche qui?
Vabbè: bisognava recuperare la seconda, quella non frantumata dalla… ruspa archeologica. Quella intera, accidenti.
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E a un certo punto l’uccellino mi ha portato la dritta giusta: “La nasconde in casa”.
Giriamo la dritta ai miei amici in divisa.
La polizia si fionda a casa del tombarolo.
Perquisizione notturna, così impara… Dài che lo teniamo allenato… Dài che salviamo anche quella…
Gli agenti in casa, ma anche noi passammo ore in attesa. La troveremo?
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All’alba, dopo tanto aspettare, il risultato della perquisizione a caccia della seconda tazza: “No, ragazzi (eravamo ragazzi, mille anni fa, ndr). Non l’abbiamo trovata. Ma siete sicuri che la tenesse in casa?”.
Omminchia…. Ma no. E’ impossibile. Avevamo la dritta giusta… Omminchia, l’abbiamo persa.
Mando di nuovo in giro l’uccellino, che promette di ritornare e dirci cosa era successo: perché la polizia non ha trovato la seconda tazza a casa del tombarolo? Ti sei sbagliato tu, uccellino, o lui l’aveva già portata via? Omminchia, l’abbiamo persa…
L’uccellino va e si informa. Scopre tutto e ritorna.
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“Ce l’aveva in casa, non l’aveva portata via. Anzi, la teneva in cucina. Nella credenza, in piena vista. Lui (il tombarolo, ndr) è ancora lì che ride perché non l’hanno vista”.
Omminchia! E perché non l’hanno vista?
“Perché… l’aveva messa in bella vista. Nella credenza. Con dentro lo zucchero e un cucchiaino. Se aprivi la credenza, la prima cosa che vedevi non era un tesoro ma una zuccheriera. Loro hanno aperto anche lì e non hanno visto la Tazza di Ennione, ma una zuccheriera”.
Ci aveva fregati.
***
Ecco, ora ricordo: credo che fosse il 1981. Gli articoli di oggi mi hanno riaperto una ferita.
Ma quella tazza la troveremo. Omminchia, se la troveremo: c’è un filo sottile che ci unisce. Il file non è chiuso.
A costo di fare le indagini dalla Casa di riposo, io la ritrovo, quella minchia di Tazza.

Marco Reis.

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