Il museo locale

I musei locali, soprattutto nei piccoli centri, vengono spesso penalizzati.
Vercelli non è un caso a parte, se si pensa che il Museo Leone ospita un quantitativo di reperti locali pari a quello conservato nel capoluogo.

Perché quindi metà dei reperti vercellesi noti e catalogati sono fruibili a Torino?

Un museo locale dovrebbe poter raccontare la storia della propria città e delle terre che la circondano. Se pensiamo a quanto materiale archeologico è andato perso (rubato, demolito, sottratto, rivenduto, etc…) negli ultimi due secoli, dovremmo sforzarci di valorizzare al meglio quel poco che ci è rimasto. Purtroppo il problema della carenza cronica dei fondi allocati alla cultura è noto e senza apparenti margini di miglioramento. Ma forse esiste qualche possibilità low budget per migliorare le cose?

Noto che la maggior parte dei visitatori osserva i reperti nelle teche come oggetti particolari e affascinanti perché antichi.
Una lucerna romana è pur sempre una lucerna romana, sia che si trovi in una teca a Vercelli, a Torino o a Berlino.

Ma credo che la popolazione locale dovrebbe poter vivere un’empatia maggiore, consapevole che la lucerna di 2.000 anni fa che sta osservando è stata repertata nella loro città. E quando si conosce con precisione l’ubicazione del ritrovamento una piantina del territorio con una semplice X potrebbe favorire il collegamento mnemonico necessario per collocare l’oggetto in un luogo noto.

Questo permette di scoprire quelle curiosità che potrebbero anche tramandarsi velocemente, viralizzarsi diremmo oggi, scoprendo che quell’embrice è stato trovato nel campo vicino a… oppure che quella fibula è stata ritrovata dove oggi ha la casa o il negozio quell’altra persona. Credo siano valori aggiunti che solo un museo locale può permettersi e che quindi dovrebbe sfruttare.

L’oggetto inanimato apparteneva a chi ha vissuto in quel luogo, tra quelle strade. E’ sì un oggetto lontano nel tempo, ma vicino geograficamente.
Credo che in pochi riescano a percepire il valore aggiunto di un reperto antico proveniente dalla propria terra, forse perché poco si è spinto per far percepire chiaramente questo legame.

Ancora più importanti sono i contesti epigrafici, che ci permettono di comprendere frammenti della storia passata, di enrome importanza proprio in quanto contestualizzati. Altrimenti assumerebbero, agli occhi del fruitore medio, il mero fascino di antiche pietre incise.

Nelle sale epigrafiche spesso mancano due cose, di cui sentirei il bisogno. La traduzione leggibile e completa del testo originale ed una breve spiegazione del valore specifico ed intrinseco di quella determinata fonte.

I visitatori di un museo solitamente trascorrono molte ore in piedi, sono stanchi, certe sale all’apparenza meno coinvolgenti vengono percorse distrattamente in velocità. E’ molto raro vedere il pubblico soffermarsi a tradurre i contenuti dal latino, tanto meno dal latino epigrafico.

Quindi ci limitiamo a mostrare delle pietre incise. Ma il loro valore sta nelle parole impresse ad imperitura memoria, che testimoniano scelte politiche, avvenimenti, fatti che ci permettono ci comprendere l’evoluzione della nostra città. Due pannelli accanto all’epigrafe potrebbero cambiare ulteriormente il metodo di fruizione degli spazi espositivi e di presentazione di reperti altrimenti difficili da comprendere per i non addetti ai lavori.

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