Luigi Bavagnoli, chi è?

L’amico Andrea Rossetti mi pone alcune domande per un suo progetto in cui racconterà le storie di alcune persone che avevano un sogno e che lo hanno realizzato.

Condivido con voi, grazie alla sua autorizzazione, le domande principali.

– Oggi sei un esploratore. Quando hai deciso che avresti provato a diventarlo?

Ero veramente piccolo. Complici i film “I Goonies” e “Il tesoro del castello senza nome” e, ora che ci penso, di una giacca…
Era la Giacca dell’Avventura, che si poteva vincere collezionando punti di una nota merendina. Ne ricevetti addirittura due, e le conservo ancora. Erano smanicabili e piene di tasche e taschini. Facile per un bambino indossarla e volare con la fantasia.

– Questa domanda è più difficile, perché?

Hai ragione… per via della mia atavica curiosità, in primis. Questa mi ha spinto a voler verificare di persona i luoghi ed i posti di cui leggevo con avidità.
Sentivo il bisogno della certezza che può derivare solo dall’osservazione diretta. In molti si occupano di storia ed esaminano migliaia di fonti. Ma talvolta la verifica sul campo, per quanto complicata possa essere, può essere complementare e confermare o ribaltare le teorie.
Ho ritenuto fosse un metodo di indagine più completo.

– Sei sicuro che non ci sia altro?

In effetti c’è un’altra ragione, meno egoistica. Credo che la più forte motivazione, che mi spinge a fare queste ricerche, sia un senso di compensazione.
Mio padre era appassionato di questi argomenti, ma non ha mai potuto approfondirli come avrebbe voluto. Mi sento in dovere di ricercare la verità al posto suo, per lui che non può più e per tutte quelle persone che, per varie ragioni, non hanno modo di farlo.
Poter condividere le mie ricerche e le mie esperienze è una sensazione preziosissima.

– Che rapporto hai con il mistero, come lo colleghi con l’archeologia?

Il mistero è un tema che ha sempre affascinato me e la mia famiglia, da generazioni. Informarci, documentarci, cercare di scoprire elementi esoterici è, per me, naturale.
Abbiamo sempre vissuto questa particolarità con serenità e razionalità, tant’é che il mio approccio è sempre stato scettico.
Ciò non impedisce di ricercare la verità, anzi. Ho spiegato bene questo equilibrio al Convegno del CICAP di Volterra lo scorso anno, a cui sono stato invitato da Massimo Polidoro.

– Oltre alle conferenze e la TV, sta andando molto bene un altro progetto altrettanto ambizioso, il tuo canale video di misteri.

E’ veramente molto impegnativo, ma ci regala enormi emozioni. E’ un’attività che richiede un numero di ore inimmaginabile, per poi vedere la produzione di pochi minuti di video. Ma a noi basta che che 100, 500, 1.000 persone lo apprezzino e ci sentiamo ripagati.

– Dove trovi l’energia per fare tutto questo?

Dentro di me. Io non riesco a stare fermo, ad oziare. A guardare la TV. Devo sempre costruire qualche cosa, produrre, risolvere, sfidarmi.
Facendo convergere ogni energia disponibile in questa direzione, le cose avvengono naturalmente.

– Come affronti gli imprevisti o le delusioni?

Negli anni ho imparato che piangersi addosso non porta a nulla. Ho imparato a reagire, a rinnovare l’entusiasmo, accusare il colpo per farne esperienza, ma ripartendo sempre alla grande, con ancora più energia di prima.

– Ti reputi un alieno in questo mondo?

Forse un alieno no, ma un uomo di altri tempi. Tra i giovani non vedo più questa voglia di sfidare i propri limiti, impegnarsi e mettersi in gioco.
Mi pare di essere circondato da una generazione di delusi, di gente con poca motivazione.
Ovviamente ci sono sempre delle eccezioni, ma la tendenza, purtroppo, è quella.
Come me ne ho conosciuti pochi altri.

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