Emanuela Orlandi nei sotterranei di Roma

Talvolta anche terribili fatti di cronaca avvengono nelle cavità artificiali, come nel caso dei bambini che persero la vita dopo essere caduti nelle cisterne di Gravina in Puglia.

O come il caso di Alfredino Rampi, caduto in pozzo a Vermicino nel 1981, fatto ripreso dalla cronaca per le enormi difficoltà che ne impedirono il recupero.

Molti corpi, in seguito ad omicidi, vengono occultati in ambienti sotterranei, spesso dimenticati, con la speranza, per l’assassino, che non vengano più ritrovati.

Oppure sono questi luoghi ipogei in cui si consumano atti criminali, violenze, dove, talvolta, trovano rifugio ricercati o dove vengono nascoste le vittime di rapimenti.

Dai numerosi atti giudiziari prodotti, sembrerebbe, ad esempio, che furono proprio i sotterranei di un’abitazione di Roma che ospitarono Emanuela Orlandi durante una parte della sua prigionia.

L’abitazione, situata in via Antonio Pignatelli 13 a Monteverde, nel quartiere Gianicolese di Roma, celerebbe l’accesso ad un sotterraneo molto esteso, capace di estendersi fino nei pressi dell’Ospedale San Camillo.
Gli inquirenti lo avrebbero confermato in seguito ad un’indagine conclusasi il 26 giugno del 2008 ed avrebbero descritto anche un “lago sotterraneo”.

Successivamente, un componente della nota Banda della Magliana avrebbe indicato quella cavità artificiale come il rifugio segreto del loro Enrico de Pedis.

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