L’abbazia di Lucedio e lo spartito del Diavolo

Luigi Bavagnoli ci parla della scoperta dello Spartito del Diavolo di Lucedio:

Scoperto nel 1999 dal sottoscritto, il misterioso Spartito del Diavolo fa ancora parlare di se, dopo ben 14 anni.

Pochi giorni fa è andato in onda uno speciale di Mistero, la trasmissione di Italia 1 con la quale collaboro, al cui interno è stato rimandato il servizio su Lucedio con Marco Berry. E l’interesse si è acceso nuovamente, tanto che il nostro video (tecnicamente bruttino, in pratica una serie di slide…), presente su YouTube, ha superato le 27.000 visualizzazioni.

In quegli anni, indagando sulla storia e sulle numerose leggende legate all’antica abbazia cistercense, iniziai a raccogliere tutte le testimonianze possibili, principalmente dagli anziani dei paesi vicini, in merito ai sotterranei dell’abbazia.

Diverse persone mi giurarono che, da giovani, avrebbero visto, se non percorso qualche metro, di misteriose gallerie, oggi scomparse. Ma tutti mi misero in guardia sulla cripta.

Questa, secondo la leggenda, sarebbe stata sigillata nel 1784 per volere del Papa, dopo che un potente frate esorcista avrebbe sconfitto il demone che si sarebbe stabilito tra le mura del complesso religioso.

Con questo gesto Lucedio sarebbe tornata alla normalità, mettendo fine al lungo periodo, di circa cento anni, di angherie, abusi e crimini, ai danni di laici e di conversi.

La potenza del diavolo fu tale da costringere l’esorcista ad escogitare un ulteriore sigillo, per garantirne la quiete eterna. Venne quindi scritto un brano musicale che, ogni volta che veniva suonato, rafforzava questa gabbia mistica.

Ma la leggenda continua, aggiungendo che lo stesso brano poteva sciogliere il sigillo, se suonato al contrario. A parte pochi storici e pochi ricercatori, questa leggenda intrigò molti occultisti, che, sotto mentite spoglie, iniziarono le proprie indagini negli archivi.

Nonostante un gran numero di persone, in vesti differenti, attive alla sua ricerca fin dagli anni ’70, questo sparito non volle farsi trovare.

E fu una fortunata coincidenza che mi permise di formulare l’ipotesi poi rivelatasi corretta. Dopo aver scattato alcune foto al Santuario di Madonna delle Vigne, per denunciarne lo stato di degrado (in seguito iniziarono dei lavori di recupero), notai tra queste l’affresco di un pentagramma musicale.

Combinando gli elementi che avevo a disposizione, avanzai timidamente l’ipotesi che potesse essere quello della leggenda, o comunque una sua copia. Sarebbe stato lì, da secoli, davanti agli occhi di tutti, come la famosa lettera di Poe. Ecco perché nessuno lo aveva trovato prima, tantomeno negli archivi.

Ma non era sufficiente immaginarsi questo scenario, occorrevano dei riscontri più concreti. Per questa ragione contattai la dottoressa Paola Briccarello, esperta di musica antica e liturgica, la quale, per diverso tempo, analizzò lo spartito.

Finché, quando ormai ero passato ad altre indagini, mi chiamò per comunicarmi la sua scoperta: il brano era stato affrescato al contrario.
Ovvero la prima nota era in realtà l’ultima, la seconda la penultima e così via.
Questo venne dedotto dai primi accordi, con cui si apre il brano affrescato, molto disarmonici e che, solitamente, erano utilizzati come accordi di chiusura dei brani di quel tipo e di quel periodo.

In questa ottica provò a ribaltare tutto il brano, applicando successivamente un sistema di sostituzione di lettere alfabetiche ad valore delle note, tramite un procedimento utilizzato in quegli anni.

Un altro fatto sorprendente, che ben difficilmente potrebbe essere casuale, è che, da questa sostituzione, comparvero 3 parole: Dio, Fede e Abbazia.

Perché questo tema è ancora così attuale? Forse perché è misterioso. Perché ci sono numerosi elementi particolari e poco chiari, ancora da sviscerare. Forse perché le cripte, se mai aperte da qualcuno, non sono mai state mostrate in pubblico.

Forse perché la “colonna che piange” affascina ancora i turisti, forse perché Lucedio è un luogo misterioso.

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