Ipocausto, il riscaldamento a pavimento

Sempre più spesso oggi si vedono alloggi sprovvisti di caloriferi, i vecchi termosifoni che si usano per riscaldare le nostre case.
La moda è diventato il “riscaldamento a pavimento”, una serie di tubi posati sotto al pavimento e disposti a spirale, nei quali scorre acqua calda.

La soluzione è vantaggiosa, si abbassano i costi, in quanto la caldaia deve produrre temperature molto più basse di quella richiesta dai vecchi caloriferi, si guadagna spazio (l’ingombro stesso dei termosifoni) e migliora il confort, in quanto l’ambiente godrà di una temperatura più omogenea, a differenza dell’estremo calore concentrato in un punto ed il lato opposto della stanza solitamente più freddo.

Bene, questo è ciò che la tecnologia ci sta proponendo da qualche anno. Ma quanti di voi si ricordano dell’ipocausto?

L’ipocausto era un sistema adottato dagli antichi romani che consisteva nel far circolare aria calda sotto al pavimento che, a sua volta, era rialzato tramite colonnine e supporti chiamati “suspensure”, sovente realizzate da pile di mattoni.

La fonte di calore era un grande forno, solitamente alimentato da schiavi, soprattutto nelle terme, dove questi impianti venivano sviluppati anche nello spessore delle mura perimetrali.

Ma, come in molte altre cose, l’origine di questa “invenzione” è stata copiata dalla cultura dell’antica Grecia, dove a Gortyna è stato ritrovato un ipocausto pavimentale risalente al 300 a.C.

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