Le donne nella storia dell’archeologia

Voglio porvi una domanda: qual è il primo nome di un’archeologa del passato che vi viene in mente?

Difficile, vero?!

La storia dell’archeologia è fatta di nomi di ricercatori ed archeologi, chiaramente di sesso maschile, alcuni molto famosi e forieri di grandi successi, altri meno, ma i loro nomi riempiono le pagine dei testi scientifici e divulgativi. Non così per ciò che riguarda le donne, i cui nomi sembra nemmeno esistano. Eppure, di donne che si sono appassionate alla ricerca ed allo studio del passato, contribuendo a volte anche in modo determinante all’evoluzione di questa disciplina, ne sono esistite diverse. Perché non vengono ricordate?

Sostanzialmente perché il rapporto delle donne con l’archeologia è piuttosto giovane, ed è riconducibile, almeno nei suoi risultati più evidenti, al XIX-XX secolo. In rarissimi casi possiamo risalire al XVIII. Quasi tutte appartenevano a famiglie facoltose che potevano permettersi di pagare loro certi studi, o potevano contare su un marito, o in alternativa il padre, già immesso in questo campo, che seguivano durante i lunghi viaggi e i successivi scavi. Non a caso, nonostante i meriti ed i riconoscimenti personali, vengono spesso ricordate come “moglie di” o “figlia di”. Al contrario di quanto avveniva (ed in alcuni casi avviene tuttora) con gli uomini.

Bisognerebbe effettuare, però, un distinguo ben preciso tra le donne italiane e quelle degli altri paesi, principalmente anglosassoni: la situazione culturale italiana ha risentito più a lungo di un’impostazione mentale e sociale che voleva la donna quasi esclusivamente moglie e madre e, solo secondariamente e con grandi difficoltà, era loro ammesso dedicarsi ad attività alternative, quali ad esempio l’insegnamento o la cura dei malati. Di conseguenza si ebbe un forte ritardo nell’affermarsi di figure femminili italiane in ambito archeologico, complice anche l’inesistenza di un’istituzione nazionale che potesse ospitarle sul campo. Infatti questo stato di cose venne a mutare quando nel 1909 il prof. Federico Halbherr creò la Scuola di Archeologia Italiana ad Atene. Per rimarcare le differenze sopra citate, ricordiamo che ad Atene operavano in modo stabile, già da diversi anni, scuole di archeologia di altri paesi: dal 1846 la scuola francese, dal 1874 la scuola tedesca, dal 1882 quella americana e dal 1886 quella britannica.

Queste istituzioni ufficiali, come anche la Regia Scuola Nazionale di Archeologia di Roma, offrivano, per la prima volta, innanzitutto un luogo fisico che accoglieva le donne che intendevano impegnarsi nello studio e, assolutamente da non sottovalutare tenendo conto del periodo storico, una sorta di protezione e di garanzia di sicurezza nel prendere parte agli scavi organizzati dalla stessa scuola, non solo per le aspiranti archeologhe ma anche per le loro famiglie. Infatti, nonostante la possibilità senza precedenti loro offerta (non dimentichiamo che le donne erano tenute lontane da moltissimi ambiti accademici, soprattutto scientifici o afferenti alla medicina, il cui monopolio era esclusivamente maschile e discipline come l’antropologia erano considerate sconvenienti per le menti femminili), erano pochissime quelle che sceglievano il lavoro sul campo, mentre la maggior parte preferiva la più tranquilla attività d’insegnante. Molto diffusa era, infatti, l’idea che un lavoro particolare come quello archeologico non si adattasse affatto alla fragilità propria femminile e le condizioni di lavoro dell’epoca non erano di aiuto: le zone degli scavi potevano essere raggiunte in modo poco sicuro e non certamente comodo, a dorso di mulo, attraverso percorsi anche pericolosi, dormendo in luoghi sempre diversi che venivano offerti dagli abitanti locali oppure nelle tende da campo, lavorando altresì a strettissimo  contatto con operai reclutati sul posto, i cui modi venivano spesso considerati poco adeguati e rozzi. Si capisce bene come, in queste condizioni, le famiglie disposte a permettere alle proprie figlie di vivere determinate esperienze fossero veramente molto rare, e non solamente in Italia.

Ciò nonostante molte di loro non si rassegnarono e, con passione e determinazione, diedero prova di grande capacità, intelligenza ed intraprendenza. Ecco perché, dopo aver descritto su questo sito le vite di diversi famosi esploratori e scopritori del glorioso passato, penso meritino anche loro di essere ricordate per l’importante apporto che il loro impegno profuse in ambito archeologico e scientifico, ed è a loro dunque che intendo dedicare alcuni interventi che ne ripercorrano le tappe e le biografie.

Margherita Guccione

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