Documentare il sottosuolo

Da piccolo vivevo di documentari. Sono cresciuto con Quark e Super Quark ed ho beneficiato moltissimo della formazione che queste trasmissioni mi hanno trasmesso.

Tant’è che spesso ricerco ancora vecchie puntate sul web. Divulgatori come Piero ed Alberto Angela, Alessandro Cecchi Paone con la sua Macchina del Tempo, Folco Quillici mi hanno insegnato molto.

Oggi c’è molta più scelta, basti guardare i numerosi format proposti da History Channel, Discovery Channel e da altri 4.320 canali. Salvo rare eccezioni ho la sensazione che si producano servizi sempre più approssimativi, che superano di poco le informazioni che potrebbe darci una Wikipedia.

Esistono documentari su ogni argomento, la cultura è rimasta confinata in una nicchia soffocata per lasciare spazio agli argomenti più disparati ma, evidentemente, ben voluti dal grande pubblico. Chi vuole dimagrire, chi compra solo tappeti, chi collezioni biciclette da panettiere, chi svuota le cantine… diventano tutti validissimi e quotatissimi temi di intere serie TV.

I momenti salienti delle vite di questi eroi moderni vengono documentati in altrettanto validi docu-fiction, che rendono edotto il grande pubblico, bramoso di conoscere i segreti più reconditi di questi loro beniamini. Quel grande pubblico che, sospetto, usa leggere pochi libri.

E che così accende la TV per abitudine, annoiandosi di annoiarsi, facendo zapping compulsivo e cercando stimolare la propria attenzione con una o due sequenze scovate casualmente e poi rapidamente dimenticate in quanto, oggettivamente, idiote anche per loro.

Forse ho interessi troppo limitati io, ma già solo con la storia, la scienza ed il mondo animale potrei riempire agevolmente gli ultimi anni che mi restano da vivere.

Siamo ricercatori, storici, archeologi, esploratori.
Per potervi proporre i nostri studi, per tutelare i manufatti dei nostri antenati, dobbiamo, come prima cosa, farli conoscere.

Resta difficile, se non impossibile, tutelare e salvaguardare ciò che non si conosce. E dopo che pubblichiamo scritti, parliamo in conferenze, andiamo in radio ed in TV, proviamo anche a produrre documentari, sperano di raggiungere un pubblico ancora più vasto e potenzialmente interessato.

Dai vecchi documentari dobbiamo imparare molto, se vogliamo parlarvi del sottosuolo e delle tematiche ad esso correlate. Occorre riscoprire i pregi di un lavoro professionale e cercare di importarli nei nostri progetti, prestando attenzione all’uso dei tempi, al linguaggio chiaro utilizzato, al peso ed al valore delle immagini.

Non siamo documentaristi, ma quando tentiamo di trasmettervi qualche cosa della nostra attività dobbiamo renderla quanto più gradevole possibile.

Deve incuriosire, appassionare, essere chiara per tutti e, se possibile, fornire qualche spunto di riflessione o di accrescimento culturale, altrimenti il rischio di cadere nell’approssimazione, di essere contaminati da una tendenza che vede realizzazioni frenetiche con poca sostanza, è grande.

Questa è, a mio avviso, la base da cui partire per un lavoro che possa dare soddisfazioni. Dopodiché ci si potrà dedicare ai problemi più pratici dovuti alla natura di ambienti sotterranei da riprendere, agli aspetti tecnologici, e così via.

Dobbiamo imparare un mestiere nuovo, il che non ci spaventa affatto, è una nuova sfida che potrà regalare nuove emozioni.

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