Misteri e paranormale: è impossibile per la scienza affrontarli?

Fin da piccolo ero attratto dai misteri e dal “paranormale”. Ricordo, all’età di nove o di dieci anni, i numerosi pomeriggi trascorsi con il mio amico Matteo, a caccia di fantasmi.

Abitava in una villa antica, che aveva qualche cosa di lugubre ed ogni strano rumore (strano per dei bambini) ci attivava la fantasia facendoci pensare a degli spettri.

Da sempre dubbioso, trovavo già allora divertente ed interessante cercare di comprendere che cosa ci fosse di vero in una tradizione centenaria legata alla percezione di messaggi da parte dei defunti.

Antropologicamente non è complesso risalire alla ricerca di saggezza nel passato, rappresentato appunto da chi ci ha preceduto, o all’egoistica necessità di non perdere qualcuno che ci ha lasciato. Ma qui si va oltre.

Persone che sentono, ma anche che vedono, addirittura che comunicano con qualche cosa che la scienza, al momento, non può spiegare.

Crescendo mi occupai di misteri ben più concreti e razionali, l’archeologia del sottosuolo studia le cavità artificiali, i sotterranei nascosti sotto ai castelli, i passaggi segreti, le cripte, gli acquedotti, le cave e le miniere e così via.

Ma proprio frequentare questi luoghi, raccogliere le testimonianze degli anziani e barcamenarsi tra le leggende, mi riporta spesso ad incrociare questo delicato tema delle apparizioni dei morti.

Se i misteriosi rumori, uditi da più testimoni nel castello di Mazzé (TO), alla fine sono stati spiegati dalle vibrazioni delle chiuse della Dora; se il fantasma in un castello della provincia di Cuneo, fotografato chiaramente durante una visita guidata si è rivelato un mero imbroglio, molti altri casi non sono ancora del tutto chiari.

Il desiderio di comprendere e di sapere, unito alla rigorosa impostazione da scettico, mi porta a fare delle proposte a chi si occupa di studiare professionalmente questi fenomeni.

E non mi riferisco alle centinaia di gruppi di ragazzini che, improvvisandosi acchiappa fantasmi, sono proliferati come funghi, negli ultimi anni.
Purtroppo questo è un settore in cui ciarlatani ed imbroglioni sono all’ordine del giorno, proprio perché, al momento, è impossibile dimostrare qualche cosa in modo convincente in termini scientifici.

Ci sono imbonitori che cadono in trance solo quando la telecamera viene accesa, sensitivi che si rivelano ottimi teatranti, ricercatori che, pur di far suonare il rilevatore di campi elettromagnetici, fanno partire le chiamate del cellulare.

Ma ci sono anche ricercatori che impiegano seriamente il loro tempo nel tentativo di dimostrare qualche cosa tramite dati concreti e verificabili.

Ed è a questi che mi rivolgo, l’obiettivo comune è quello di comprendere cosa ci sia di vero e cosa sia falso, con serenità e privi dell’obbligo morale di trovare qualche cosa anche quando non c’è.

Capire, magari tutti insieme, se c’è qualche cosa e come esso si manifesti. In base a questo importante punto di partenza, comprendere quali strumenti utilizzare. Quale sensibilità dovranno avere e, se non esistessero ancora, realizzarli.

Il tutto senza dimenticarci l’influenza stessa dello strumento sulla misurazione, secondo il sempre valido principio di indeterminazione di Heisenberg.

Altrimenti spenderemo preziosi anni, se non altri secoli, a rimbalzare tra l’equivalente dell’equazione di Drake ed il paradosso di Fermi, applicati al mondo delle apparizioni fantasmagoriche.

C’è qualcuno disposto veramente a mettersi in gioco per arrivare ad una risposta chiara, dimostrabile scientificamente e definitiva?

Se siete arrivati fino a qui, forse vi può interessare anche questo mio altro articolo: http://www.teses.net/news/uno-scettico-al-confine-con-il-mistero/

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