Domenico Conti intervista Luigi Bavagnoli

Estratto dell’intervista di Domenico Conti a Luigi Bavagnoli, presidente dell’associazione di ricerca e di studio Teses.

D.C.: Chi vi segue da anni avrà sicuramente notato un crescendo di risultati e di popolarità senza paragoni. Qual è il segreto?

L.B.: Merito dell’impegno. Da sedici anni guido questo gruppo e coordino i numerosi collaboratori che, negli anni, si sono alternati, spiegando loro come operare e, fin troppo spesso, andando avanti da solo.
Ma senza mai mollare, anche se a volte la tentazione c’è stata, dettata dallo sconforto nei momenti più difficili.
Tanta passione, voglia di mettersi sempre in gioco, di migliorarsi, di imparare. Riuscire a tenere duro anche quando si rimane da soli, credere molto in se stessi. Questi sono gli ingredienti del successo.

D.C.: Un altro importante riconoscimento della vostra bravura è dato dalla numerose apparizioni televisive.

L.B.: Le apparizioni televisive permettono di raggiungere un pubblico diverso, più ampio, se vogliamo.
Ma non è sicuramente un nostro merito apparire in televisione.
Non siamo stati ospiti di Rai Uno, Rai Tre, Italia 1, etc… perché siamo più bravi di altri, anzi. Ci sono moltissimi altri ricercatori più competenti e più professionali di noi.
Semplicemente noi abbiamo dato la nostra disponibilità a collaborare con questi progetti, gli altri no.
Se avessero avuto piacere, al posto nostro ci sarebbe chi è stato contattato prima di noi, che invece ha rifiutato.

D.C.: Eppure le vostre presenze, anche in prima serata, hanno suscitato molte invidie…

L.B.: Immotivate. Come dicevo prima, bastava accettare la proposta, con la medesima semplicità e serenità che abbiamo offerto noi, quando è stato il nostro turno.
E’ logico pensare che i produttori puntino possibilmente al top, per poi rivolgersi ai numeri due, ai numeri tre, e così via, accontentandosi di chi, prima o poi, accetta.
Non va quindi considerato un metro di paragone l’aver partecipato a numerose trasmissioni, se avessimo rifiutato anche noi, magari anche solo per ragioni di impegni o di tempo, avrebbero chiamato un gruppo di ricercatori appena dietro di noi.

D.C.: Cosa ti ha dato, allora, questa esperienza?

L.B.: Ho conosciuto gente in gamba, molto motivata, divertente. Ho inoltre avuto l’opportunità di esplorare luoghi che altrimenti avrei dovuto accantonare. Direi una serie di esperienze molto positive.

D.C.: Quale credi che sia il vostro elemento di forza?

L.B.: La passione. Mi accorgo che è lei che fa la differenza. Chi non ce l’ha, prima o poi molla, mentre chi non ne ha abbastanza non si impegna al 110%.
La differenza sta solo lì. Ci sono persone che, giustamente, hanno diversi interessi, che però distraggono e sottraggono tempo, cannibalizzandosi a vicenda.
Il mio è un limite, in quanto riduce moltissimo tanti aspetti della conoscenza più totale, ma mi permette di approfondire i temi che ho identificato come i più importanti per me.

D:C.: Cosa pensi a chi critica la tua partecipazione ad un programma come Mistero?

L.B.: Non comprendo il problema. Nel contesto del programma mi occupo delle stesse cose che faccio normalmente: esploro luoghi abbandonati, dimenticati, sotterranei e pericolanti. E, quando necessario, spiego cosa, secondo me, stiamo vedendo.
Nella mia attività mi imbatto spesso in storie e leggende, l’importante è non mescolarle con la realtà storica e scientifica, cosa che, appunto, non faccio.

D.C.: Non trovi poco coerente vederti su “Bell’Italia”, “Mistero” e al “Convegno del CICAP”?

L.B.: Assolutamente no, perché l’argomento, il tema, è sempre il medesimo. Si tratta solo di tre finestre da cui osservare l’ignoto. Nelle tre “vetrine” mi comporto sempre nel medesimo modo, dicendo esattamente le stesse cose e affrontando i misteri con lo stesso spirito e metodo. Così come faccio nei miei TMC, i video che produciamo per il progetto Teses Mystery Channel.

D.C.: Cosa pretendi dai tuoi collaboratori?

L.B.: Un tempo pretendevo molto. Mi auguravo che diventassero come me, in termini di impegno e di voglia di scoprire. Avere una squadra affiatata e preparata aiuta ad andare più lontano.
Oggi ho capito, rimanendo sempre molto deluso, che non posso aspettarmelo.
Pretendo solo serietà e onestà. Poi ognuno fa e farà ciò che si sente di fare. E’ inutile insistere aspettandosi sempre un passo avanti da tutti quando, quando va bene, arrivano al 20% di ciò che vorrei.

D.C.: Questo pensiero è una resa o un segno di maturità?

L.B.: Realismo. Forse un po’ ho smesso di sognare, capendo che le persone “normali” hanno altre priorità nella vita. Che non hanno intenzione di dedicare ogni secondo libero alla ricerca ed alla propria formazione di ricercatore.
Vedo che il mondo va in un’altra direzione. Mi sta bene. Se hanno piacere di farlo sono d’accordo, io ho piacere di imparare sempre di più, così rinuncio volentieri ad altre situazioni.

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