Il passaggio segreto della chiesa di San Marco in Milano (quartiere Brera)

Sebbene l’”Archeologia del Sottosuolo”, multi disciplina all’interno della quale convergono speleologia in cavità artificiali, archeologia, geologia, storia, antropologia, architettura e molte altre branche ancora, si occupi di ogni opera ipogea realizzata dall’uomo, il passaggio segreto è indubbiamente quella di maggior fascino.
Sia che si tratti di un camminamento segreto per abbandonare un fortilizio assediato o di una galleria nascosta capace di collegare un edificio ad un altro, ci ritroviamo, in ogni caso, ad indagare su di un mistero. Alla ricerca di un opera cunicolare volutamente occultata e nascosta dai nostri antenati.
L’uomo ha cavato il sottosuolo da tempo immemore, per inumare, per cercare l’acqua, per realizzare un rifugio, per estrarre minerali, e così via. In questo modo ha realizzato una gran varietà di cavità, un patrimonio spesso sottovalutato ma ancora perfettamente in grado di fornire preziose indicazioni complementari a studi archeologici tradizionali.

Questo perché le opere in sotterraneo, di norma, subiscono meno le modificazioni che affliggono gli elevati nel corso del tempo. Fenomeno accentuato ancora di più quando un edificio viene demolito. Ben raramente ci si occupa di smantellare e di demolire le fondazioni e le opere sotterranee, quali pozzi, cisterne, cunicoli. Anzi, sovente queste opere vengono reimpiegate, riutilizzate adattandole alle nuove esigenze.
La nostra indole è quella di esplorare. E’ ciò che facciamo fin dalla primissima infanzia, durante la quale impariamo a conoscere, tramite l’esperienza diretta, l’ambiente che ci circonda. Ed è proprio a questo primordiale istinto che ci siamo appellati quando, ancora una volta, abbiamo sentito raccontare la leggenda del passaggio segreto nella chiesa di S. Marco di Brera, nel cuore di Milano.
La Chiesa, che venne edificata nel 1254 per volere del Priore degli Eremitani di Sant’Agostino, Lanfranco Settala, sorge su di una precedente fondazione risalente al 1177. L’intitolazione a S. Marco sembra essere un omaggio a Venezia, che aiutò la città di Milano nel periodo delle lotte contro Federico Barbarossa. Originariamente di impianto gotico, venne modificata nel corso del Seicento secondo il gusto barocco.
La sua facciata, che risale al 1872 ed è frutto dell’intervento di restauro di Carlo Maciachini (1), presenta bifore e trifore goticheggianti, un grande rosone e un portale ad arco a tutto sesto, decorato nella lunetta con un mosaico raffigurante la Madonna e i Santi. L’interno è composto da tre navate e nove cappelle. All’interno della prima cappella, lungo la navata destra, sono conservati affreschi cinquecenteschi con le Storie di San Pietro e San Paolo, realizzati da Paolo Lomazzo (2) e un presepe in carta, opera del Londonio (3). Nel transetto si trova il monumento funebre del beato Lanfranco Settala.
Nel XVIII secolo, come ricorda una targa, la canonica ospitò per tre mesi un giovanissimo Mozart. Il 22 maggio 1874, inoltre, venne eseguita per la prima volta la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, che diresse egli stesso e che aveva composto per onorare lo scrittore Alessandro Manzoni nel primo anniversario della scomparsa.
La leggenda, tramandata da tempo immemore, veniva ulteriormente confermata da un signore che prestò servizio come sagrestano fino a diversi anni addietro, poi pensionatosi. Quell’uomo ne era convinto, sebbene non l’avesse mai visto, ma a sua volta aveva sentito il racconto dall’uomo che lo aveva preceduto e forse quest’ultimo ne era venuto a conoscenza nel medesimo modo.
Le operazioni vennero condotte nell’ambito di un più articolato progetto della Federazione Nazionale Cavità Artificiali, l’ente nato dalla collaborazione tra Scam e Teses, avvenuta dal 2001 al 2008.
Grazie alla collaborazione ed alla disponibilità del parroco, Monsignor Testore, ci rechiamo in chiesa un sabato mattino per il sopralluogo.
L’indagine preliminare ci ha condotto in ogni angolo della chiesa e del cortile interno del chiostro, osservando porte, grate, murature, tamponature, prendendo misurazioni e fermandoci per fare ipotesi. Nonostante l’accurata metodologia seguita, non era emerso nessun risultato di interesse. Solo in alcuni ambienti nei pressi del chiostro è parso evidente che i soffitti fossero troppo bassi a causa di una ripavimentazione e la presenza di una tamponatura lungo un corridoio avrebbe potuto indicare l’esistenza di una nicchia se non di un cunicolo orientato in direzione della chiesa.
I nostri antenati avevano architettato tutto talmente bene che eravamo quasi persuasi si trattasse solamente di una leggenda. Occorreva cercarlo proprio dove nessuno lo avrebbe cercato.
Il piano di studio non poteva che proseguire con la pianificazione di una seconda giornata di studio, organizzata con l’ausilio di un georadar.
Dopo aver richiuso mestamente gli zaini ed aver effettuato alcuni ultimi tentativi quasi disperati di trovare qualcosa, ecco che viene localizzata una botola. L’entusiasmo si era riacceso improvvisamente.
La botola era nascosta quasi sotto ai piedi della grande statua lignea della Madonna della Cintura, conservata all’interno della grande teca collocata sopra l’altare della prima cappella laterale destra.
Un luogo cui nessuno avrebbe mai fatto caso. Inoltre, la pavimentazione a parquet raffigurante motivi geometrici occultava molto bene i due cardini in ferro ed una piccolissima maniglia che consentiva la sua apertura. Dalla botola è possibile accedere ad un vano più basso, interno all’altare e rivestito in muratura. L’ulteriore discesa era in origine possibile grazie a sette gradini in pietra sporgenti dalla muratura.
Si raggiunge così la base di questo primo vano, il quale un tempo doveva essere dotato di una pavimentazione oggi scomparsa. E’ però ancora possibile scendere ulteriormente in un secondo vano, alla base del quale è ipotizzabile l’apertura di un cunicolo.
Esso si articola in direzione ortogonale alla navata, orientato verso l’interno della chiesa, ed è quasi totalmente interrato. Solo un’operazione di sterro potrebbe portarci alla corretta comprensione del manufatto che potrebbe anche essere un semplice scasso del muro.
E’ stato però notato, durante operazioni successive, che in seguito ad abbondanti piogge, l’ambiente si ammorba di acqua stagnante. Questo evento fa ipotizzare un possibile collegamento di questo “pozzo” con il vicino canale voltato che scorre sotto a via Fatebenefratelli. Questa teoria potrebbe confermare il suo utilizzo come via di fuga sotterranea e segreta, nel momento in cui avrebbe potuto così raggiungere la spalletta dell’ex canale.
Allo stato attuale delle indagini solo lo sterro dell’ipogeo può o meno portare alla conferma del cunicolo come camminamento di fuga. Resta invece la certezza che il vano, della profondità complessiva superiore ai cinque metri, sia stato realizzato o riutilizzato con la funzione di nascondiglio, dal momento che il suo accesso appare ancora oggi così ben occultato.

NOTE
(1) Carlo Francesco Maciachini è stato un architetto italiano. La sua opera più famosa è senz’altro il Cimitero Monumentale di Milano, la cui costruzione gli venne affidata nel 1863.
(2) Giovanni Paolo Lomazzo, pittore e trattatista italiano dell’età del Manierismo, verso la fine degli anni ’60 e i primi ’70 dipinse una serie di pale d’altare per chiese milanesi, quasi sempre su tavola, caratterizzate da uno stile monumentale e severo. Il suo ciclo pittorico più importante, però, è certamente quello conservato nella Cappella di Pietro Foppa nella chiesa di S. Marco a Milano (1573).
(3) Francesco Londonio, pittore, viene ancora oggi ricordato per essere stato tra gli artisti più operosi nel Settecento per le famiglie private milanesi. Egli fu infatti un valente ritrattista non solo per le casate dell’antica aristocrazia (i Borromeo, per esempio), ma anche per la nuova nobiltà, quella composta da imprenditori come i Greppi, i Tanzi o i Mellerio. La sua opera massima, e anche la più curiosa, è certamente rappresentata dal presepio realizzato nel 1750 per la Chiesa di San Marco, composto da una trentina di figure lignee ricavate da tavole di legno e poi dipinte.

BIBLIOGARFIA
La chiesa di San Marco a Milano, a cura di M. L. Gatti Perer, Milano 1999.

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