E.P.A.S intervista Luigi Bavagnoli sul tema della sicurezza

Fonte: Facebook – 7 ottobre 2012

Il 30 luglio l’E.P.A.S. – European Paranormal Activity Society – ha intervistato Luigi Bavagnoli.

Qui di seguito, il testo integrale dell’intervista.

E.P.A.S.: E’ con noi, in esclusiva, Luigi Bavagnoli, fondatore e presidente dell’associazione Teses, in qualità di esperto di sicurezza. Ci puoi riassumere le tue esperienze?

L.B.: Da sedici anni mi occupo di esplorazioni di ambienti sotterranei e, negli ultimi anni, tengo anche dei corsi di survival.
Si tratta di mettere a disposizione anni di esperienza maturata studiando e documentandomi sui testi, ma anche di migliaia di ore di pratica sul campo, in condizioni anche decisamente estreme.

E.P.A.S.: Raccontaci in breve come è nato il progetto TESES?

L.B.: Teses nasce dalla mia curiosità. Da sempre sono stato attratto dai castelli, dalla storia e dalle leggende. Niente di meglio di fondere questi temi nella ricerca degli ambienti sotterranei realizzati nell’antichità. Inizialmente da solo e poi coinvolgendo amici di vecchia data ho iniziato a muovere i primi passi verso questo mondo, ampliando la mia formazione anche in ambito umanistico. Libri, studio, corsi, pratica ed esperienza diretta, da queste basi è nato il Teses.

E.P.A.S.: Lo studio degli ambienti sotterranei che conduci con il Teses ti vede spesso impegnato in luoghi fatiscenti e pericolosi.

L.B.: Sì, molti dei quali però non sono necessariamente ipogei, ovvero sotterranei. E’ possibile incontrare situazioni delicate e potenzialmente pericolose anche aggirandosi tra ruderi di edifici abbandonati.

E.P.A.S.: Puoi fare qualche esempio?

L.B.: Beh, molte di queste situazioni possono presentarsi anche agli amanti dell’abbandono, ai vari Urban Explorer che hanno come obiettivo quello di fotografare la decadenza di certe costruzioni, o chi, per svariate ragioni, frequenta quei posti, a partire dai possibili incontri con animali selvatici.

E.P.A.S.: Quali sono le caratteristiche dell’operatore “modello”?

L.B.: Per prima cosa occorre essere sempre autorizzati e muniti di copia firmata del permesso. Sembrerà anche scontato ma in realtà c’è molta gente che si muove in modo abusivo ed è perseguibile legalmente. A parte ciò occorre buon senso e prudenza, attenzione massima e poi l’attrezzatura giusta.

E.P.A.S.: Le condizioni mentali e fisiche sono importanti?

L.B.: Assolutamente indispensabili. Più una persona è preparata e più ha modo di spingersi oltre, osare di più. I propri limiti si possono spingere sempre un po’ più avanti, ma solo quando supportati da un’ottima condizione psico-fisica.
Occorre dominare la paura, il panico, la fatica, il dolore. Parlo per estremo, ma l’ottica in cui muoversi è questa. A seconda del proprio livello di preparazione sarà possibile affrontare situazioni sempre più delicate. Ecco perché consiglio di curare molto sia l’alimentazione che l’allenamento.

E.P.A.S.: Quali sono i rischi che si corrono senza un adeguata preparazione mentale/fisica?

L.B.: Statisticamente la maggior parte degli incidenti avvengono quando insorge la stanchezza. Si verificano cali di attenzione, il corpo risponde in modo meno pronto e capitano gli incidenti.
La mente deve restare sempre lucida e l’aspetto empatico ed emozionale deve restare confinato per non compromettere le scelte ed i tempi di reazione.
Qualora questa fosse offuscata subentrerebbero fattori istintivi ed irrazionali che, in situazioni di reale pericolo, possono degenerare nel panico o in una serie di azioni dettate dall’agitazione e che solitamente non portano a buone cose. Occorre lavorare molto sul corpo e sulla mente, abituandosi a situazioni sempre più delicate, ma in modo graduale.

E.P.A.S.: In base alla tua esperienza, puoi indicare quali DPI ritieni indispensabili per operare senza rischi?

L.B.: Non si tratta solo di DPI (dispositivi di protezione individuale), ma anche di altri oggetti che ci possono semplificare la vita o aiutare a ridurre i rischi.
Per prima cosa proteggiamo i piedi, con scarponcini stringati che coprano anche la caviglia e che abbiano una suola spessa ma con una buona aderenza anche su superfici scivolose e fangose.
Non consiglio le calzature anti infortunio perché tolgono troppa sensibilità al piede, meglio prestare più attenzione a dove si mettono i piedi ed evitare, ad esempio, di camminare su assi di legno che potrebbero contenere dei chiodi sporgenti.
Proteggiamo le mani, con dei guanti spessi, per difenderci dai vetri e da detriti taglienti ed infine la testa, con un caschetto. Anche di quelli da climbing da poche decine di euro, l’importante è che abbiano un sottogola e la predisposizione per fissare una luce frontale.

E.P.A.S.: La luce frontale anche se non c’è necessità di andare sottoterra?

L.B.: Certamente. All’interno di questi edifici non ci sarà sempre molta luce e vedere bene, in qualunque condizione è indispensabile. Meglio avere sempre una luce potente sulla testa, che permette di avere le mani libere e di non pensarci più. Unica accortezza, non puntare il fascio negli occhi dei compagni, che potrebbe abbagliarli. Per contro saremo già pronti anche in caso di emergenza, senza dover cercare una torcia ed accenderla, perdendo tempo prezioso.

E.P.A.S.: Quali sono le principali insidie di un luogo abbandonato?

L.B.: Un luogo abbandonato, una vecchia villa, così come una chiesa antica, è potenzialmente soggetto a crolli. Occorre quindi stare attenti ad avvicinarsi, già a due o a tre metri dal perimetro. In quell’area possono cadere frammenti di tetto o tegole.
Buona norma è osservare tra la vegetazione a terra eventuali detriti che possono provenire da sopra, indice che non è stabile.
Al suo interno dobbiamo stare attenti ai pavimenti, questi, come i soffitti, iniziano a cedere al centro, quindi, se possiamo, camminiamo sempre rasentando i muri e mai nel mezzo.
Per quanto riguarda le corde, in molti mi chiedono quanti metri portarsi dietro. La risposta è semplice: se non le si sanno usare, è più prudente lasciarle a casa.

E.P.A.S.: Altri suggerimenti che ritieni utili?

L.B.: Restare sempre in contatto via radio, anche tramite semplici PMR466, è un ottimo aiuto, così come, ad esempio, una vaccinazione preventiva contro il tetano e, meno essenziale, contro il tifo.

E.P.A.S.: Organizzate corsi e seminari?

L.B.: Fino a pochi anni fa organizzavo dei corsi internamente al gruppo, riservati ai collaboratori che si dimostravano coerenti, affidabili e molto motivati.
Occasioni uniche in cui si potevano dedicare alcune giornate alla teoria ed alla pratica sul campo, acquisendo fiducia in se stessi e dimestichezza sia con l’attrezzatura di uso quotidiano che con la strumentazione che si adopera durante le varie fasi dello studio.
Non tutti i collaboratori sono ammessi a questi corsi, questo perché molte persone non riescono a comprendere quanto impegno l’attività richieda. Di conseguenza non aveva senso sottrarre tempo prezioso alle esplorazioni vere per formare persone che poi non avrebbero contribuito con ogni loro risorsa alla causa o che, peggio ancora, avrebbero abbandonato da lì a poco.
Ho anche tenuto dei corsi di Survival, come caposquadra del progetto Italian Military Fitness Adventures, un’attività esterna a quella di ricerca del Teses, ma che mi ha dato grandi soddisfazioni come istruttore.

E.P.A.S.: Ricorrete a sponsor o finanziatori a progetto?

L.B.: Fino ad oggi no. In questi 16 anni ho finanziato io il progetto Teses, investendoci non solo denaro ma anche ore e ore di lavoro. Il tutto per creare e rafforzare un’identità propria e ben delineata.
Anche il progetto MOL, il primo Museo OnLine, o il Teses Mystery Channel, sono tutte auto-produzioni, realizzate con grandi sforzi e sacrifici.
Ora potremmo anche rivolgerci a qualche sponsor, che potrebbe contribuire alla realizzazione di progetti molto grandi ed importanti, che non possiamo affrontare da soli a causa di limitazioni economiche, mentre sicuramente come competenze ed esperienza non avremmo, ormai, limiti.

E.P.A.S.: Quali sono i vostri principali progetti in corso. E quelli futuri?

L.B.: Visto il grande successo, inaspettato, del canale del Teses Mystery Channel, credo che principalmente ci dedicheremo ad aumentare il numero di video prodotti in cui parliamo di misteri, ma come pretesto per dare spiegazioni o ipotesi più razionali ed archeologiche. E’ una formula che funziona e inoltre, non avendo vincoli commerciali, possiamo evitare certe forme di sensazionalismo e dedicarci ai fatti concreti.
All’orizzonte moltissimi progetti, anche nuove forme di collaborazione, in fase di definizione, che miglioreranno la qualità complessiva delle nostre ricerche.
Tra i grandi progetti abbiamo lo studio dei sotterranei di una chiesa di Vercelli, nota per la macabra leggenda del “Fiume di ossa”, che, secondo la tradizione, scorrerebbe nei sotterranei della chiesa.

E.P.A.S.: Qual è il progetto realizzato che più di tutti ha riscosso successo?

L.B.: Potrei parlare delle avventure che hanno avuto risonanza in TV, sulle reti RAI o Mediaset, ciò che stato passato da Studio Aperto o ancora gli speciali realizzati per la Fox Channel in America o per la Tresor TV in Germania.
In realtà un ottimo riscontro della critica l’ha avuto il nostro primo video documentario, sulle “Cave abbandonate della Colma”, che ha poi visto un ciclo di conferenze e qualche mostra fotografica. Ci è stato chiesto di doppiarlo in altre due lingue.

E.P.A.S.: La situazione speleo-archeologica italiana, con tutti gli ambienti e i complessi sotterranei ancora da tutelare o addirittura da scoprire, come può ricevere maggiore aiuto dalle istituzioni e dal mondo accademico?

L.B.: Purtroppo si tratta di un aspetto molto poco considerato. Nella maggior parte dei casi lo studio e la tutela del patrimonio ipogeo è affidato a volontari, con tutti i limiti del caso.
Sebbene tra questi gruppi ed associazioni spicchino persone molto valide e competenti, la cronica mancanza di fondi, di sensibilità da parte delle istituzioni e di interesse da parte del pubblico, rallentano la ricerca a livelli pericolosi.
Nel 1996, quando è nato il Teses, ben poco si parlava di cavità artificiali e gli spazi dedicati dalla TV, dai media, dai giornali e da internet erano pressoché inesistenti. Un primo passo, lo abbiamo fatto. Ma è solo il primo che servirà a portare l’attenzione del grande pubblico su questi argomenti.

E.P.A.S.: Avete collaborazioni con enti e istituzioni italiani e/o stranieri?

L.B.: Il Teses nasce per collaborare con privati, associazioni, enti, istituzioni, chiunque sposi i nostri scopi associativi di studio, salvaguardia, tutela e di divulgazione. Di recente abbiamo stretto un’importante collaborazione con Geographical Research Association e con Unconventional Research Group.
Da poco ho anche ufficializzato al mia personale collaborazione con Estrema Team, una cooperativa di esploratori e di ricercatori che vengono impiegati per studi ed indagini altamente professionali, potendo avvalersi anche di supporti tecnologici all’avanguardia.

E.P.A.S.: Il rapporto con il mondo dell’istruzione e della formazione?

L.B.: E’ un tema che mi sta molto a cuore. Purtroppo sento raccontare già alle scuole elementari certe stupidaggini che non fanno altro che allontanare i più piccoli da quell’amore verso la storia e la cultura che, da grandi, li porterebbe quanto meno al rispetto del nostro patrimonio culturale, storico ed archeologico.
Per questa ragione, anni fa, ideai un altro progetto, la TXA, Teses eXplorer Accademy, l’accademia dei giovani esploratori.
Una sorta di magazine da distribuire nelle scuole, in cui si parla delle grandi civiltà e di storia, tramite aneddoti tagliati per un pubblico di giovanissimi, illustrazioni, fumetti, recensioni di film su temi archeologici / avventurosi, abbigliamento sportivo / funzionale, consigli e proposte per giochi e videogiochi, nonché numerose attività didattiche da fare in classe o nel tempo libero, da soli o con un gruppo di amici.
Se già si partisse da questa base, sarebbe più semplice divulgare cultura ed abituare le persone, fin da piccole a temi che altrimenti vengono percepiti come noiosi.
Ovviamente per me è impossibile portare avanti questo progetto da solo. Spero possa ripartire al più presto con nuovi e validi collaboratori.

E.P.A.S.: Come divulgate le vostre scoperte al grande pubblico?

L.B.: Provo a far conosce il mondo del sottosuolo con ogni mezzo che possa raggiungere. Dai giornali alla TV, tramite la radio, tramite pubblicazioni, mostre, giornate didattiche sul campo, conferenze e convegni.
Mi piace molto il rapporto con il pubblico, perché consente sempre occasioni di scambio e di crescita. Sovente, durante lo spazio riservato alle domande del pubblico al termine di una conferenza, ricevo moltissime testimonianze e segnalazioni da verificare e l’interesse è sempre alto.

E.P.A.S.: Com’è il vostro rapporto con la stampa?

L.B.: Come avviene per molte televisioni, interessano solo notizie forti e facilmente spendibili verso un grande pubblico generalista.
Il ritrovamento di un raschiatoio in quarzite risalente al Paleolitico inferiore, per quanto sia archeologicamente interessante in un determinato sito, non riuscirà mai ad avere pari dignità sui media come la scoperta di un bambino sepolto sotto ad una chiesa nel 1943 o come il ritrovamento di una camera segreta piena di scheletri.
Ecco che tramite questo media è quindi più difficile far conoscere le scoperte così dette minori, ma vedo che l’interesse, anche se lentamente, si sta ampliando.

E.P.A.S.: Gli enti pubblici sono sensibili alle vostre attività?

L.B.: In teoria sì, come in tutti i casi in cui un’associazione di volontari produce qualche cosa senza costi. Peccato che molto interesse sia troppo spesso una facciata politica piuttosto che una reale sensibilità verso questi temi.
Ecco perché è difficile procedere in un ambiente in cui si sono persi anche i valori essenziali.

E.P.A.S.: Un commento Tutto personale sull’esperienza TESES?

L.B.: Teses è un mondo fantastico, che sono ben felice di aver creato. Ormai non ne potrei fare a meno, anche se, a mio rammarico, non riesco a trovare collaboratori seri, motivati, con esperienza e la passione necessaria per fare grandi cose.
Si tratta di figure sempre più rare e fin troppo spesso mi sono trovato ad andare avanti da solo, tra mille difficoltà.
D’altra parte mi è ben chiaro che Teses è un progetto mio e che non posso avere troppe pretese dai collaboratori. Per progetti più impegnativi ricorrerò ad altre realtà più professionali, ma di sicuro non ho intenzione di fermarmi o di rallentare.

UN RINGRAZIAMENTO SENTITO A LUIGI ED IL SUO STAFF PER LA GENTILEZZA DIMOSTRATACI NELL’OFFRICI QUESTA PREZIOSA INTERVISTA

E.P.A.S. (European Paranormal Activity Society)

http://www.europeanpas.it

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