Alexander von Humboldt e Amié Bonpland

E’ da un po’ che non torno a scrivere su queste pagine delle avventure dei grandi esploratori e viaggiatori del passato.

Oggi è il turno di due nomi poco conosciuti: Alexander von Humboldt (nato nel 1769) e Amié Bonpland (classe 1773).

Giovane tedesco di nobile famiglia il primo, medico francese il secondo. Li unisce l’amore per il sapere e la scienza.

Nel 1898 cercano di aggregarsi alla spedizione in Egitto di Napoleone ma, purtroppo, non riescono a farsi ammettere. Viaggeranno invece alla volta della Spagna, studiandone l’orografia e la flora.

Grazie all’ottima impressione fatta, riceveranno un permesso speciale per studiare le colonie spagnole in Sudamerica. Questo evento in realtà è molto importante, perché per la prima volta, da 300 anni, veniva concesso a degli stranieri l’accesso ai possedimenti spagnoli nelle Americhe.

Partiranno così il 5 giugno del 1799, destinazione Cuba. Non arriveranno a Cuba,  a causa di un’epidemia presente sull’isola. Saranno dirottati a Cumanà, città venezuelana.

Avranno modo di studiare flora e fauna mai vista prima, si sposteranno a Caracas e poi sempre più verso l’interno del continente.

Vedranno piante gigantesche, armadilli, pappagalli, ma anche caimani e pipistrelli vampiro. Gli strumenti scientifici di cui avevano necessità pesavano molto ed erano trasportati da diversi muli.

In nome della scienza rischieranno la vita molte volte, patiranno i 50° di temperatura e dovranno imparare a depurare l’acqua delle paludi per non morire di sete. Per la prima volta verrà studiato il fenomeno delle anguille elettriche, che loro faranno scaricare contro a numerosi cavalli che moriranno annegati in seguito alle scariche elettriche di questi pesci.

Nel marzo del 1800 si affideranno per tre mesi agli indiani del posto che li porteranno lungo l’Orinoco su di una piroga larga un metro.

Non fu una passeggiata, con gli occhi dell’uomo moderno non è facile immaginare come si doveva vivere. In quelle condizioni è difficoltoso anche proteggersi dal sole, si è sempre fradici a causa delle continue piogge, gli insetti mordono continuamente e le ferite si infettano. A causa della grande umidità sono rallentati i processi di cicatrizzazione. A patire maggiormente le avversità climatiche del posto sarà Bonpland.

La sera raggiungono la terra ferma e tentano di recuperare energie accanto allo stesso fuoco che dovrà, di notte, tenere lontani i predatori, come i giaguari.

Dopo aver percorso oltre 2.500 chilometri scopriranno che l’Orinoco comunica con il Rio delle Amazzoni, tramite il Casiquiare, un suo affluente.

Non si faranno mancare nemmeno le Ande, dalla Colombia raggiungeranno le cime innevate dell’Ecuador.

La coppia di esploratori diventerà celebre per un’altra grande impresa: salgono, senza attrezzature specifiche, sulla cima del Chimborazo, un vulcano spento alto oltre 6.300 metri!

Si fermeranno 1.000 metri prima della vetta, a causa di un crepaccio che impedisce loro di proseguire, anche se i disturbi dovuti alla rarefazione dell’ossigeno iniziavano a diventare sempre più importanti.

Rientreranno in Europa nel 1804, portando, tra l’altro, oltre 6.000 campioni di specie vegetali da studiare.

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