L’importanza di riscoprire il passato

In molti mi chiedono a cosa serve dedicarsi al passato, allo studio degli avvenimenti già avvenuti, anziché investire risorse ed energie verso ciò che ci riserva il futuro.
Per loro si tratta solo di uno spreco di tempo.

Cicerone era solito dire che chiunque non fosse a conoscenza del proprio passato non poteva avere alcun futuro; Tucidide, Erodoto e Marx vedevano gli insegnamenti del passato come come delle guide cui affidare la propria vita.
Nietzsche invece sosteneva che la storia fosse una disciplina deprecabile, ingannevole e dannosa. Di pensiero simile al suo furono grandi uomini come Seneca e Voltaire.

In un mondo ideale lo studio della storia è, a mio avviso, indispensabile, purché analitica ed epurata dalle contaminazioni, volontarie e non, dell’interpretazione soggettiva o di parte.
Siamo circondati dalla storia, la tecnologia che ci coccola oggi deriva da progetti, sperimentazioni ed esperienza passata di chi ci ha preceduto.
Non possiamo permetterci di vagare come ebeti in un mondo a noi sconosciuto, senza porci continuamente domande su ciò che osserviamo, limitandoci alla fruizione superficiale di tipo “usa e getta”, caratteristica di questa nostra epoca.

La maggioranza degli oggetti di uso quotidiano deriva dall’antichità, i film 3D li vediamo perché nel Medioevo vennero inventati gli occhiali, è possibile lanciare razzi nello spazio perché Leonardo ideò l’archituono nel XV secolo, padre del motore a vapore, utilizziamo in cucina lame affilate che derivano dai raschiatoi paleolitici ricavati da pietre scheggiate, digitiamo su tablet e palmari perché i Sumeri incidevano la loro scrittura cuneiforme sulle tavolette di argilla, 6.000 anni fa.

Non credo che le menti più curiose e desiderose di conoscenza e di sapere debbano essere castrate da una società superficiale e sterile o troppo impegnata nel tentativo di progredire verso un’obiettivo irraggiungibile in quanto dinamicamente spinto sempre più avanti.

Come molte altre persone mi pongo domande quotidianamente, ininterrottamente. E, qualche volta, alcune risposte riesco ad ottenerle osservano i resti del passato che affiorano dalla terra, nel sottosuolo.
Piccoli frammenti di tempo che fu, che si possono collegare ad altre piccole scoperte per ricostruire storie destinate altrimenti a scomparire per sempre.

Forse la vera importanza che questa attività ha per me è proprio la possibilità di salvare informazioni degradabili, aventi una durata limitata e già in parte scomparse. Da ciò nasce la frenesia di non attendere inerte l’avanzare del tempo, il trascorrere dei giorni.
E’ questo il momento di salvare il passato. Nel futuro non sarà più possibile e l’avremo perso per sempre.

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