Il passaggio a Nord-Ovest

Sicuramente ne avete sentito parlare.
Vediamo, come al solito in modo rapido e sintetico, di cosa di si tratta.

Il passaggio a Nord-Ovest era la strada che già dal XVI secolo gli europei cercavano per passare dall’Atlantico al Pacifico nella zona nordoccidentale dell’America.
La via viene cercata nell’oceano Artico, inizialmente dagli inglesi, desiderosi di riscattarsi in seguito alle sconfitte operate da Napoleone Bonaparte.
Inutile dire che quella zona così settentrionale è pericolosa e ricca di insidie: le temperature, durante la notte polare, arrivano a -50° C., è facile perdersi tra isole , baie, strette, che possono ricordare un intricato labirinto.

Un primo ed importantissimo contributo, risalente ai primi dell’800, lo si deve alle numerose spedizioni dell’ufficiale inglese Edward Parry, che riuscirà a topografare oltre 1.000 chilometri di coste, senza però riuscire nell’impresa dell’attraversamento.

John Franklin, invece, partito con due navi e 129 uomini nel 1845 incontrerà la morte, insieme ai membri del suo equipaggio, dopo essere rimasti intrappolati nello stretto di Victoria. La loro scomparsa resterà in vero mistero per dieci anni, quando verranno trovati i diari degli ufficiali sull’isola di Re Guglielmo.

Chi riuscirà nell’impresa? Un vero eroe: il norvegese Roald Amundsen, che partirà con un poco rassicurante peschereccio e solo sei uomini. La sua genialità fu quella di restare per due anni ad osservare gli Eschimesi, per imparare da loro le tecniche utilizzate per vivere e sopravvivere in quei luoghi.
Verso la fine di agosto del 1906, navigando verso Ovest incontrerà un veliero americano partito dalla costa lambita dall’oceano pacifico.

A lui il merito di essere riuscito nell’impresa che dal XVI secolo ha spinto numerosi esploratori europei a rischiare la vita.

Non meno rischiosa la ricerca del passaggio a Nord-Est, che vedremo più avanti.

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