Hedin, uno svedese in Tibet

Sven Anders Hedin, aveva solo quindici anni quando il barone Nordenskjold scoprì il famoso passaggio a Nord-Est.
L’impresa del connazionale lo ispirò al punto che solo sei anni più tardi, nel 1886, viaggiò dal mar Caspio all’Iran. Sven aveva il gene dell’esploratore nelle vene e questo lo portò in Asia centrale, dal 1893 al 1897. Questa avventura, per un soffio, non gli costò la vita.
Riuscì a sopravvivere dopo ben 56 ore senza acqua, quando i suoi cammelli e gli stessi cammellieri perirono.
Oltre all’enorme forza di volontà ed alla tenacia lo aiutò l’aver trovato una fiaschetta con dell’acqua, nel letto di un fiume ormai secco.

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Finalmente nel 1899 ottiene i finanziamenti del re di Svezia e può organizzare al meglio la sua spedizione, portando con se materiale fotografico, strumenti scientifici, ben 58 paia di occhiali da ghiaccio per tentare la scalata delle vette dell’Himalaya ed anche un’imbarcazione smontabile e trasportabile, che gli consentirà di navigare per lunghi mesi sul fiume Tarim.
Raggiungerà il deserto del Gobi, dove di notte la temperatura scende anche a -20°C e si troverà costretto a scavare grandi fosse in cui gettare braci ardenti da ricoprire con della sabbia, sulla quale stendersi per superare le gelide notti.

Orientandosi a fatica tra le dune e le tempeste di sabbia, con i suoi uomini, scoprirà oltre 200 manoscritti e tavolette in legno incise, tra i resti di Loulan, una città che un tempo sorgeva lungo la via della Seta, nei pressi del famoso lago “errante” Lop Nor.

Il suo obiettivo finale, il Tibet con la sua misteriosa capita Lhasa, rappresenta la meta tanto sognata. Per tentare di penetrarvi, infrangendo quindi le leggi imposte nel XVIII secolo da sua Santità il Dalai Lama, prova addirittura a travestirsi da pellegrino mongolo, tagliandosi la barba ed imbrattandosi di grasso e terra per scurire la pelle. Il suo trucco non funzionerà, verrà smascherato e accompagnato dalle guardie armate al suo accampamento.

Il sogno si trasforma in un incubo: impiegherà quattro mesi per superare le montagne tibetane, con gravi perdite di uomini e di animali.
Nel 1906 riprenderà le esplorazioni delle montagne meridionali del Tibet, producendo preziose mappe e cartine, nonché dettagliati resoconti delle sue avventure.

In seguito alla irrispettosa colonizzazione britannica del 1904 Lhasa perde il suo fascino, dal momento che anche l’ufficiale capo della spedizione inglese, Sir Francis Younghusband, entrerà nel Potala, l’immenso palazzo di sua Santità il Dalai Lama, violando forse l’ultimo luogo sacro rimasto sulla terra.

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