Un simbolo vero e reale, ma spesso sconosciuto: Ipazia

La nostra presenza sui social network costituisce un modo economico e rapido per divulgare i nostri messaggi, far conoscere l’associazione e scambiare opinioni con fan e collaboratori.
Non solo, trattandosi di un sistema bidirezionale è inevitabile percepire i contenuti degli utenti a noi correlati, i loro post, i loro pensieri, le loro fotografie e le loro preferenze.
Talvolta tutto ciò ci fa sorridere, altre volte ci perplime.

Ultimamente ho notato un movimento del tutto lecito e doveroso, di cui effettivamente se ne sentiva la mancanza, a favore delle donne.
Vengono citati esempi di femministe, di grandi donne di un passato recente da Margherita Hack e Rita Levi Montalcini a Lady Gaga, a numerose veline.
Ecco. Se volessi rivalutare un prodotto eviterei di citare le situazioni facilmente risibili. Nulla da ridire sulla Levi o sulla Hack, che ho avuto la fortuna di conoscere e che trovo una donna veramente incredibile; forse non avrei preso come esempio cantanti mezze nude, scosciate veline o tettute soubrette se il messaggio da trasmettere è quello dell’intelletto, del carattere e della cultura e non della mera e discriminante estetica.

Così, quando mi permetto di citare un vero simbolo dell’antichità, genio femminile, donna carismatica morta martire, resto allibito nel sentirmi chiedere se si tratti di una storia vera o meno.
Oggi è più semplice conoscere la taglia di reggiseno di Beyonce & colleghe che qualche pillola di storia antica.

Ipazia è una donna reale, nata ad Alessandria d’Egitto nella seconda metà del ‘300 e morta assassinata nel 415.
Perché è così importante e, secondo il mio parare, un vero simbolo per le donne emancipate, intelligenti e con una vera marcia in più è presto spiegato.

Istruita dal padre, divenne a sua volta matematica, filosofa, astronoma e insegnante e successivamente capo della scuola neoplatonica di matematica e di filosofica alessandrina e fu maestra, tra i tanti, di Sinesio di Cirene. Tanto di cappello fosse vissuta ai giorni nostri, ai suoi ha addirittura del miracoloso.

Ma torniamo a lei. I suoi insegnamenti non erano riservati esclusivamente alla scuola, infatti spesso si intratteneva per le strade della città disquisendo di filosofia con chi avesse avuto il piacere di ascoltarla.

Pare che l’astrolabio e l’idroscopio siano stati realizzati seguendo delle sue idee. Quindi ecco a voi una donna dalle mille risorse, moderna, intelligente e perfettamente in grado di gestire se stessa in un mondo ben più difficile dell’odierno. Ma l’aspetto filosofico della sua persona fu di gran lunga superiore a quello scientifico.

Ella sosteneva che qualunque religione, così come qualunque dogma, sarebbe stato un freno, un limite, alla libera ricerca, unica via valida per la comprensione.

Ci troviamo in un’Alessandria ormai marcia e corrotta, dove i valori sono mescolati ed arbitrari. La caccia tra sette rivali imperversa e si percepiscono chiaramente importanti segni dello storico declino.

Essendo molto legata ad Oreste, venne accusata di condizionarlo al punto di non permettergli la riconciliazione con il vescovo.
Per questa ragione una folla di cristiani la aspettò una sera al rientro in casa. La rapirono, picchiarono e denudarono, trascinandola fino ad una chiesa, luogo ideale dove linciare una persona.
Qui fu barbaramente massacrata e smembrata. I suoi resti bruciati.
Fu addirittura aperta un’inchiesta e, a distanza di centinaia di anni ad Alessandria, la sua persona veniva ancora ricordata con ammirazione ed affetto.

Una delle menti femminili più illuminate e libere dell’antichità, barbaramente massacrata dal bigottismo e dall’invidia. Questa era Ipazia. Sì, esiste anche un film, di un paio di anni fa. Si chiama Agorà (come la piazza in cui si ci riuniva, come nell’arengario). Ma non è un musical e non canta Lady Gaga, forse non vi interessa.

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