Lucedio e lo spartito del Diavolo

Ancora oggi, a distanza di una decina di anni, molti curiosi mi chiedono dello Spartito del Diavolo di Lucedio.

Occorre riassumere brevemente queste leggende, che ho trattato negli ultimi 10 o 15 anni molte volte, su diverse testate, alcune riprese anche dall’amico Lodovico Ellena nel suo “Misteri“.

Si racconta che nel 1684 venne evocata una presenza malvagia, nei pressi di un vicino cimitero, a metà strada tra l’abbazia di Lucedio e la Grangia di Darola. Gli incantatori che operarono la magia persero il controllo del demone che, per farla breve, si impossessò delle menti degli abati di Lucedio.

Essi, votati al demonio, diedero inizio ad un periodo di soprusi, abusando del potere spirituale e temporale del quale erano investiti.
Da questa base nacque il mito, ad esempio, della “colonna che piange”, ancora oggi visibile all’interno della Sala Capitolare.

Periodo che durò 100 anni, quando il Papa, nel 1784 mandò un “esorcista” da Roma, che, dopo aver affrontato e vinto il maligno, lo rinchiuse nelle cripte dell’abbazia, facendo deporre le mummie degli abati su dei seggi disposti a cerchio, a protezione della presenza malvagia.

L’abbazia venne secolarizzata ed i monaci dispersi. La leggenda prosegue. Come ulteriore garanzia dell’incarcerazione del demone, venne composta una musica, conosciuta come “Spartito del Diavolo”. Un brano che, secondo i racconti popolari, avrebbe avuto proprietà magiche ed esoteriche.

Suonato in un verso avrebbe rafforzato il sigillo di protezione, in senso contrario, avrebbe liberato il demone.

Nel 1999 vagavo in zona scattando fotografie per documentare i monumenti di interesse artistico e culturale che, a mio avviso, erano a rischio, per sensibilizzarne il recupero e la valorizzazione. Fu così che mi ritrovai all’interno del vicino Santuario di Madonna delle Vigne, all’epoca abbandonato a se stesso, avvolto da rampicati e soggetto a poco salubri infiltrazioni di acqua piovana.

Notai, sopra il portone di accesso, un affresco, che, tra le altre cose, rappresentava un organo a canne ed uno spartito. All’epoca non ero ancora a conoscenza della leggenda dello “Spartito del Diavolo”, fotografai il tutto e me ne dimenticai.

Solo dopo aver raccolto diverse testimonianze in merito a questa leggenda mi posi il quesito. Che lo spartito che tanti curiosi, ricercatori e storici avevano cercato in forma cartacea, non fosse invece quello affrescato nel vicino santuario?

Contattai quindi la dott.ssa Paola Briccarello, studiosa di musica antica e liturgica. Le affidai il compito di capire se quelle note potevano avere qualche legame con la leggenda. Dopo poco tempo mi fece sapere che quel pentagramma conteneva delle stranezze.

Riporto alcuni concetti, rimandando i dettagli al suo studio.
Tramite un sistema di sostituzione di note con le lettere, simile ad una cifratura, comparivano chiaramente tre parole: DIO, FEDE, ABBAZIA.

Singolare e, oserei dire, non casuale.

Inoltre mi spiegò che i tre accordi iniziali erano tipicamente accordi di chiusura, ovvero adoperati al termine, e non all’inizio, di un brano. Un po’ come se fosse stato dipinto al contrario.

Questa parte di storia venne poi sdoganata al grande pubblico qualche anno fa, quando la trasmissione di Italia 1, “Mistero“, lo trattò con l’intervento di Marco Berry.

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