Buddha di Bamiyan e l’antica Roma

La sensibilità verso la cultura, la storia e l’archeologia viene talvolta offuscata dall’odio, dall’ignoranza e dall’idiozia, sentimenti da sempre presenti nell’uomo che spesso si amplificano durante le guerre ed i conflitti armati.

Solitamente chi assedia ha altri problemi che il rispetto del passato del luogo che vuole conquistare. A volte, però, è proprio l’immaturo disprezzo di questo passato a scatenare gesti infantili di demolizione, come avvenuto per le millenarie statue dei Buddha di Bamiyan.

Statue di quasi 2.000 anni l’una, poco meno l’altra, alte quaranta e 50 metri, preziose testimonianze del passato e realizzate a 2.500 metri di altitudine, travolte dalla furia cieca dell’uomo ignorante.

Eppure… eppure non sempre l’uomo si è comportato in questo modo. Gli uomini non sono tutti uguali.

Uomini dalla cultura, dalla conoscenza e dalla sensibilità degna di veri combattenti, quasi 1.500 anni prima dell’ignobile e dannoso gesto poc’anzi descritto, si confrontavano proprio su queste problematiche, denotando intelligenza e coscienza del patrimonio storico e culturale, toccando, trasversalmente, anche i concetti di stratigrafia a noi tanto cari.

Sto parlando della lettera che Belisario (generale Bizantino) scrisse a Totila, re dei Goti, pronto a distruggere Roma. Ne riporto alcune righe, a mio avviso emblematiche e meritorie:

“Dotare una città di nuovi ornamenti è da uomini assennati, distruggere gli ornamenti che vi sono è invece cosa da stolti, che non si vergognano di lasciare al tempo che verrà un tale documento della loro natura. Fra tutte le città Roma è riconosciuta come la più magnifica, poiché divenne così grande e bella né per l’ingegno di un sol uomo né in breve tempo, ma perché tale la fecero nel corso dei secoli molti imperatori e uomini sommi raccogliendovi da tutta la terra ingenti ricchezze e artisti, sì che a poco a poco, edificando quella città che tu vedi, la lasciarono ai posteri come monumento del valore di tutti. Inveire contro questa città apparirà dunque come una grande ingiuria contro gli uomini di ogni tempo, poiché ai nostri predecessori verrebbe tolto il ricordo della loro virtù, ai posteri lo spettacolo dell’opera loro.”

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