Chiese, cavità artificiali e rispetto del Credo

Il lavoro di chi si occupa di studiare il sottosuolo è particolarmente delicato.
Non solo per i chiari rischi che si corrono nel raggiungere e nel permanere in ambienti spesso pericolosi.
Nemmeno per la delicatissima raccolta di dati, che deve essere non invasiva per evitare l’alterazione di evidenze archeologiche, ma al contempo il più completa possibile per permettere agli studiosi che non scendono, di poter ragionare su dati puntuali e corretti.

Ulteriori complicazioni si hanno quando si studiano ambienti ad uso funerario. Cripte, camere sepolcrali, luoghi adibiti all’inumazione dei defunti.
Occorre documentare a fini scientifici, storici ed archeologici quello che è il luogo dell’eterno di riposo, dove giacciono i resti mortali di chi ci ha preceduto su questa terra.

Lavorare con resti umani, sia dal punto di vista archeologico che antropologico, porta lo studioso sul confine del rispetto nei confronti degli individui che si ritrovano.
Non si tratta di un concetto religioso, ma di semplice rispetto umano.

Non è semplice trovare il giusto compromesso per bilanciarsi in questo campo, è molto delicato. Allo stesso modo, si presentano problematiche analoghe quando degli studi o una ricerca vanno a dimostrare l’infondatezza storica di una qualsiasi leggenda.

Tanto più quando molta persone ci credono fermamente e non possiedono la serenità necessaria per rivalutare le proprie convinzioni alla luce di nuovi elementi.

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